I GIOVANI DEL GIAPPONE ALLA GMG DI CRACOVIA. ABBIAMO BISOGNO DI VOI…

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Carissimi fratelli, vi scrivo oggi per chiedervi, semplicemente e nel nome del Signore Gesù, un aiuto per i ragazzi che dal Giappone desiderano partecipare alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Cracovia alla fine di Luglio.

Quest’anno abbiamo in programma uno scalo di alcuni giorni a Mosca e nel cosiddetto “Golden Ring”, una zona ricca di monasteri della Chiesa Ortodossa che circonda la capitale russa.  I giovani faranno missione nelle strade e nelle piazze, e, oltre a visitare gli splendidi monasteri, avranno l’irripetibile possibilità di conoscere i fratelli ortodossi e sperimentare un pochino cosa sia l’autentico ecumenismo. Una volta in Polonia visiteranno il campo di concentramento di Auschwitz per poi recarsi in pellegrinaggio all’incontro con Papa Francesco.

Come molti sanno si tratta fondamentalmente di un pellegrinaggio vocazionale, durante il quale ogni giovane potrà riflettere sulla chiamata del Signore. Catechesi, liturgia, missione, vita in comune con altri ragazzi, insieme all’incontro con la testimonianza viva della Chiesa nei Paesi che visiteremo, aiuteranno i ragazzi ad immergersi in un dialogo con il Signore che, ne sono certo per le molte esperienze avute durante i precedenti pellegrinaggi, darà frutto in ciascuno di loro. In un ambiente speciale che li separerà per una decina di giorni dalla vita abituale, potranno fare silenzio nel loro cuore e scoprire se sono chiamati al sacerdozio, alla vita religiosa, al monastero o al matrimonio. Ma, soprattutto, sarà un tempo in cui Cristo li prenderà per mano accompagnandoli a fondare più consapevolmente la propria vita in Lui. Sarà per tutti un passo in più, per molti decisivo, per diventare i cristiani che il Padre ha pensato da sempre. Per questo il pellegrinaggio è come un seno benedetto nel quale ogni giovane sarà gestato per vivere poi nel proprio ambiente con fede e zelo rinnovati. Io stesso devo molto alle giornate mondiali della gioventù alle quali partecipai da giovane. Se sono prete lo devo anche a queste esperienze fondamentali nella mia vita.

Per questo vi chiedo un aiuto concreto per questi ragazzi, ciascuno secondo le sue possibilità, Sono nati e stanno crescendo in famiglie numerose, molti di loro sono missionari con i loro genitori partiti per il Giappone confidando nella sola Provvidenza. E ora la Provvidenza, ne sono certo, ha scelto ciascuno di voi… I ragazzi per i quali vi chiedo aiuto sono studenti e, pur impegnandosi a lavorare e in varie altre attività per raccogliere i fondi necessari al pellegrinaggio, non ce la fanno a pagare tutta la quota. Quelli più grandi stanno aiutando i fratelli più giovani, ma comunque manca il denaro perché tutti quelli che lo desiderano possano partecipare. Le famiglie, incluse quelle giapponesi, proprio non possono fare più di quanto stanno facendo.

Per questo, con il cuore in mano e nel nome di Gesù, vi chiedo di aiutare questi ragazzi. Purtroppo dal Giappone, oltre alla quota necessaria per il pellegrinaggio in loco, è necessario anche il biglietto aereo per raggiungere l’Europa, che, in estate, è molto caro. Abbiamo stimato la quota per un ragazzo intorno ai 1500/1800 euro. Certo, in tempi di crisi come questi nei quali è difficile per molti arrivare alla fine del mese, una richiesta del genere potrebbe apparire inopportuna. Ma sono persuaso che il Signore vi darà di comprendere l’importanza di questo pellegrinaggio per i nostri ragazzi. Per molti è in gioco la loro stessa vita; alcuni ne hanno bisogno più del pane, letteralmente, perché si trovano in situazioni delicate e difficili, mentre molti sono chiamati a scelte decisive; tra l’altro, saranno con noi anche dei ragazzi che non sono ancora battezzati e sarà il primo incontro con il Signore e la Chiesa).

Credetemi, per un giovane non esistono soldi spesi meglio e con più profitto. Si tratta di un investimento per il loro futuro e per il futuro di tanti giapponesi che i nostri ragazzi incontreranno nella vita, sin dal loro ritorno in Giappone. Chi incontra un cristiano, a scuola, al lavoro o dove sia, incontra Cristo, ed è sempre un incontro che apre alla speranza e alla salvezza. Quanti matrimoni saranno salvati, quanti aborti evitati, quante situazioni difficili saranno affrontate in modo diverso grazie alla presenza e alla testimonianza di questi ragazzi. E molto di questo passa attraverso la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Ciò significa che, aiutandoli, parteciperete alla missione in Giappone, e sarà un’opera che resterà scritta in Cielo per l’eternità.

Coraggio, vi chiedo di aiutarci donando quello che potete, basta anche poco (o molto, perché no?), al più presto…. il Signore saprà ricompensarvi con il centuplo già qui, nella vostra vita, nelle vostre famiglie. Insieme a questi ragazzi, mi affido alla Provvidenza attraverso la vostra generosità. Che Dio vi benedica e vi conceda di conoscere sempre più l’amore infinito di Cristo. Che la Beata Vergine Maria vi protegga sempre e vi conceda le Grazie necessarie per vivere santamente.

Pregate per me

Antonello Pbro

 

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CRISTO RISORTO CORREGGE IL CUORE INDURITO PER APRIRLO ALLA FEDE E SPINGERCI NELLA MISSIONE

 

SABATO IN ALBIS

Anche oggi è per noi l’alba di un nuovo giorno, l’aurora di una vita nuova.. La nostra vita, come quella di Maria di Magdala, è una settimana di peccati, sette, e non ne manca nessuno. Sette demoni, la pienezza dei demoni, secondo il significato di questo numero nella Scrittura. Maria aveva sperimentato il tempo senza Cristo, la dura legge di schiavitù di chi è obbligato a servire un padrone che non lascia scampo, che si porta via la vita a brandelli. Sette demoni, sette vizi, peccati capitali. Aristotele li descriveva come “gli abiti del male”: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia. Capo dei capi la superbia, l’idolatria dell’ego; la vita della Maddalena, come la vita di ciascuno di noi, era asservita al proprio ego, a soddisfare le proprie voglie. Dove anche l’amore non è altro che un sentimento catarifrangente, narcisistico, anche quando tocca l’ambito spirituale. La sofferenza dell’uomo è tutta racchiusa in questa innaturale chiusura su se stessi, che macchia anche l’impulso più autentico di donarsi.

Maria ha incontrato Cristo, e la sua vita è cambiata; Maria è stata liberata dalle catene dei demoni, era una creatura nuova, primizia e immagine di ogni uomo rinnovato dal potere del Signore. Per questo è a lei che, per prima, Cristo appare risorto, come a sigillare, come una profezia, quanto aveva compiuto in lei. Aveva combattuto e aveva vinto; aveva distrutto il drago dalle sette teste, aveva inaugurato il cammino in una vita nuova, e Maria era la prima discepola ad incamminarsi in quella nuova settimana. Vi è infatti un giorno, il primo dopo il sabato, in cui tutto si fa nuovo, definitivamente nuovo, il giorno di Maria di Magdala, il giorno nel quale ha visto “surrexit Christus spes mea!, risorto Cristo mia speranza”. La schiava aveva sperimentato la speranza che non delude, nel perdono e nella libertà. Ora era lei a correre e ad annunciare che la sua esperienza era ormai un dono accessibile a tutti, che la porta della libertà era spalancata per sempre: Cristo mia speranza è risorto, era tutto vero, era vero il perdono, era vero il suo amore, era vera questa vita liberata dai sette demoni. Era vera e autentica la speranza, ed era per tutti, per i suoi fratelli, per gli apostoli, per ogni uomo, per noi oggi.

Ma nella società di duemila anni fa, una donna non aveva alcuna autorità, la sua testimonianza non possedeva valore. Neanche per gli Undici, incapaci di credere alle sue parole perché oppressi dal dolore per la scomparsa del Maestro e, soprattutto, dal rimorso per il loro meschino tradimento. Li opprimeva infatti la durezza stratificata sul cuore di chi non ha ancora conosciuto la misericordia del Signore, che non elimina il male ma lo assume sino a farsene divorare per redimere il malvagio. Per loro Maria rappresentava il passato ancora irredento, la peccatrice perdonata ma non salvata, immagine cioè della loro stessa esperienza: avevano conosciuto il Maestro, ne avevano assaporato l’amore e lo avevano tradito. Molte loro ferite erano state rimarginate, ma il morbo maligno era ancora vivo, proprio perché sul più bello Gesù era morto e ogni speranza di cambiare davvero giaceva con Lui in una tomba. Il cuore degli Undici aveva smesso di sperare perché ancora schiavo dalla superbia che, in un subdolo e malefico narcisismo negativo, gli ributtava in faccia la loro debolezza. Così il cuore diventa sempre più duro, come la pietra che serrava il sepolcro. 

La speranza infatti, “in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male. Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della violenza. Gesù è passato attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita. Ma c’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola che sembrava ormai vana” (Benedetto XVI, Messaggio di Pasqua 2012). Per questo negli Undici affiorava la stessa sclerocardia del Popolo che, condotto nel deserto dove non c’è la vita per imparare a credere attraverso l’esperienza reale della presenza e del potere di Dio che fa uscire acqua dalla roccia più dura, si era ostinato nell’incredulità. 

E’ la nostra esperienza, quel perverso gioco del demonio che ci inganna e seduce spingendoci a toccare e mangiare dell’albero, che accende la superbia per farci schiavi dei sette demoni; e poi ci lascia nudi, pieni di vergogna inducendoci a disprezzarci e odiarci, facendo proprio del disprezzo di se stessi la carezza avvelenata dell’egoismo più feroce, la stoccata che ci uccide. Ci ritroviamo improvvisamente soli con le nostre debolezze, con i nostri peccati, e ci chiudiamo in una prigione dalla quale è sottratta la speranza. Schiavi della superbia più subdola che ci persuade che Dio non possa avere ragione dei nostri peccati. Per questo siamo incapaci di credere a quanti ci annunciano che Cristo, unica nostra speranza, è risorto, che i peccati sono perdonati, che quella situazione che ci ha fatto piombare in un lutto pieno di lacrime, è redenta nel sangue di Cristo! In fondo, quando la Chiesa ci annuncia la resurrezione, pensiamo come i discepoli: Maria era stata troppo peccatrice, aveva cambiato vita sì, me era pur sempre lei, come lo continuiamo ad essere noi; era necessario un “troppo” amore, ma quello che abbiamo sperimentato è svanito ingoiato da un sepolcro. E ci ostiniamo a pensare che il matrimonio continuerà così, che quel figlio si perderà sempre più, che non saprò mai amare davvero, che continuerò ad offrire tutto a me stesso in un egoismo insaziabile. I sette demoni sono più forti, lo sono stati sino ad oggi…

Ma oggi è un nuovo giorno, oggi il Signore appare a ciascuno di noi e illumina il nostro cuore indurito, e lo scioglie nel suo amore. Oggi per noi è il giorno del perdono, l’inizio di una nuova settimana, di una vita assolutamente nuova. E una vita immersa nella misericordia è un annuncio, come la vita di Maria, come quella dei due di Emmaus, come quella degli Undici. Come la nostra vita, trasformata nella fornace dell’amore di Cristo che sono le viscere di misericordia della Chiesa, è un Vangelo vivente; è Cristo stesso che appare, vivo, ad ogni uomo. Lo è naturalmente, in forza del suo amore più ostinato della nostra ostinazione, più duro della nostra durezza; lo è per l’evidenza della sua risurrezione che ci abbraccia mille volte, senza giudicarci, speranza incarnata nelle nostre vite risorte, primizie del Cielo.

Capite? Gesù “rimprovera” sì gli apostoli, ma poi li invia ad annunciare il Vangelo! Chi di noi farebbe lo stesso con suo figlio? E’ il mistero di un amore davvero più forte del dubbio, dei peccati, degli errori, e pur “correggendo” con la Verità, pur illuminando la realtà di ciascuno, non disprezza né rifiuta nessuno, anzi. L’amore che si dona e trasforma un debole e codardo in un apostolo. Questa è la Pasqua, l’antidoto al veleno della durezza di cuore, dell’incredulità e della disperazione. Tu, oggi, così come sei, raggiunto da Cristo risorto, perdonato e inondato della sua vita, proprio tu da oggi sarai un apostolo, un testimone, un martire di Cristo. E così tuo figlio perso nella droga, e qualunque altro uomo al quale appaia Cristo risorto attraverso l’annuncio della Chiesa. Che missione abbiamo, far risuscitare i traditori in una fedeltà sino alla morte, far passare i peccatori alla vita nuova. Coraggio allora perché laddove appare l’amore, appare Cristo risorto; e dove appare Cristo risorto si fa visibile, e afferrabile, la speranza, per tutti.