L’umiliazione è la mangiatoia che, sola, può accogliere l’Opera più bella di Dio

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QUI IL COMMENTO AUDIO

QUI IL MAGNIFICAT CANTATO DA MINA

QUI I DUE VIDEO DEL MAGNIFICAT:

DA “GESU’ DI NAZARET” (ZEFFIRELLI)

DA “MARIA DI NAZARET”

 

Sulla soglia di questo Natale, Maria ci insegna a gridare, ad aspettare, ad accogliere; specchiandoci in Lei scopriamo il vuoto che ci pervade, mentre ci aiuta a non averne paura, ad accettare quello che siamo, a lasciare ogni sogno e ogni desiderio alla volontà di Dio per noi, per schiuderci alla Grazia e allo stupore di fronte alle meraviglie della misericordia di Dio preparate per ciascuno di noi.

Maria infatti, è immacolata sin dalla concezione, priva del veleno che ci distrugge la vita, la superbia che tiene Dio fuori dalla porta. L’inganno che ci fa credere d’essere quel che non siamo, e dilapidare tutte le nostre energie per diventare quello che non saremo mai. Immaginare futuri impossibili, cambi di marcia, le ore cucite sui sogni bambini che rincorrono professioni e mestieri da fare quando si diventerà grandi. Anche quando non riusciamo, e il volto s’appesantisce di pensieri depressi, nell’acre malessere di chi non riesce a smaltire la sbornia dei sogni infranti, degli ideali spezzati, dei progetti falliti.

Ma Dio è la Verità, e cerca il vero. Cerca Maria, lo scrigno della Verità. Dio “ha guardato” alla sua “umiliazione”, la semplice verità di una fanciulla vergine nella carne perché vergine nello spirito, nella mente e nel cuore. Maria, donna vera, la creatura pura che non teme e non ricusa d’esser creatura come ogni altra. Maria, autentica perché semplice nella quotidianità d’una vita sciolta nella volontà del Creatore. Maria, e null’altro, perché questa è la verginità alla quale tutti siamo chiamati. Maria, una fanciulla di Nazaret, e niente di diverso desiderato.

In Lei è svelata l’immagine di ciascuno di noi così come dipinto nella mente di Dio, prima d’ogni inalazione mortifera di superbia originale. Le sue viscere materne sono la grotta povera, spoglia, semplice e umile che si addice – l’unica – al Dio che si fa uomo. Guardando la sua umiliazione, gli occhi misericordiosi del Padre hanno fissato in Lei il suo primo progetto, un Figlio, una Figlia, e l’abbandono totale tra le braccia dell’amore. Dio ha guardato all’umiliazione di Maria come ha guardato il popolo gemente sotto il giogo del Faraone, come oggi fissa le sofferenze e le angosce di tutti noi scappati dall’ovile della verità.

Coraggio allora, Maria ci accoglie ancora, nella Chiesa della quale è immagine. In essa possiamo essere illuminati e vedere nei fatti e nelle persone che ci umiliano, anche negli errori e nei peccati l’umiliazione di Maria che, per il peccato originale abbiamo rifiutato. Solo nella comunità cristiana incontriamo lo stesso sguardo di Dio che ha fissato la piccolezza di Maria: Lei l’aveva accolta naturalmente, essendo senza peccato; noi la possiamo accettare solo attraverso la debolezza e i peccati che ce la svelano.

Ma sempre insieme a Maria, alla Chiesa nostra Madre, altrimenti l’umiliazione diventerebbe l’occasione per commettere altri peccati. Perché Maria, la nostra concreta comunità cristiana, ci coccola con la misericordia, l’unica lente con cui si può scoprire la verità senza sentirsi falliti e condannati. Anche “in noi”, infatti, “Dio ha compiuto, sta compiendo e compirà cose grandi”, proprio nella routine della semplice vita di ogni giorno, quella da cui tutti credono di dover fuggire per poter essere felici. Più piccoli ci scopriremo, più grandi contempleremo le meraviglie del suo amore.

Anche oggi Maria ci accoglie perché il suo grembo, dove impariamo ad ascoltare la Parola di Dio e non indurire il cuore come fece Lei, è il luogo benedetto dove, nutrendoci dei sacramenti e contemplando l’opera di Dio nelle tante Elisabetta – i fratelli – che Dio ha messo al nostro fianco, si gesta il Magnificat, il canto di lode che professa la fede adulta. La fede infatti, non è cosa di un giorno. Neanche del giorno Natale. L’annuncio dell’angelo che ascoltiamo nella predicazione, come quello che hanno ascoltato i pastori nella notte, mette in cammino, sempre. Va accolto e curato perché cresca nelle liturgie nella preghiera e nell’esperienza reale della comunione soprannaturale con i fratelli.

Maria ci accompagna in questo cammino sul quale impariamo a vivere nell’umiltà, accogliendo come Lei l’opera di Dio nella nostra storia: proprio i fatti e le persone che sembrano frustrare progetti e desideri, sono i segni dell’amore geloso del Signore che “disperde i pensieri superbi” annidati nei nostri cuori, quelli che guardano con mormorazione la storia e con diffidenza il fratello. Lui ci fa semplici “svuotando le nostre mani” piene di false ricchezze, che sono anche gli affetti morbosi che ci seccano la vita. E ci fa liberi nella verità, “rovesciandoci dai troni” del potere, dell’arroganza con cui vorremmo condurre la vita e dominare gli altri appropriandocene: al lavoro, a scuola, anche in famiglia dove non siamo capaci di fare mai un passo indietro, i nostri peccati sono lì a testimoniarci che sul trono è seduto Cristo, e non noi.

Alla sua Croce, infatti, ci conduce la sapienza della Chiesa; ai suoi piedi ci attende Maria per adottarci di nuovo, ogni giorno; per abbracciarci come abbracciò Elisabetta, e così unirci alla sua lode, il “magnificat” che annuncia l’esistenza e l’amore di Dio in mezzo al mondo che non ha posto per Lui e lo bestemmia, l’esultanza crocifissa dei cristiani offerta a tutti come una tavola di salvezza nel mare in tempesta delle disillusioni e dei peccati.