LA LUCE DELLA PAROLA CI ILLUMINA CONDUCENDOCI A CRISTO OFFERTO PER NOI NELLA CHIESA

Tra tanti uomini solo i Magi hanno visto la “sua” stella. Secondo l’originale greco “magoi” potevano essere stati, astrologi, astronomi, incantatori e maghi, sapienti dunque secondo il mondo o perfino degli imbonitori. La tradizione popolare basata sulla letteratura apocrifa li ha poi dotati di dignità regale e dato loro i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Eppure, nonostante il sapere e il potere, hanno lasciato l’uno e l’altro per mettersi in cammino come Abramo, senza sapere dove erano diretti e Chi avrebbero incontrato. Semplicemente cercavano un altro Re, certo più importante e sapiente, e che potesse insegnare loro qualcosa di sconosciuto; altrimenti chi glielo avrebbe fatto fare? L’inquietudine e l’insoddisfazione per una vita ricca e sapiente che non li saziava e non li colmava di gioia, aveva dischiuso i loro occhi sullo “spuntare” di quella nuova stella così diversa dalle tante che avevano scrutato. L’unica stella capace di illuminare la radice delle sofferenze e destare il loro cuore alla speranza: la stella della Parola, la luce che, nella tradizione rabbinica e dei targum, ha presieduto alla creazione, all’esodo, e che avrebbe segnato l’avvento del Messia. La luce della Torah al cui splendore cammineranno i popoli pagani verso la stalla di Betlemme, profezia della Chiesa dove incontrarLa fatta carne in Gesù per noi e in noi. La “sua” stella, perché è l’unica che opera ciò che annuncia, come hanno sperimentato i Magi. Cercavano un Re, hanno trovato un Servo fatto bambino. Cercavano una sapienza e un potere più grandi, li hanno trovati crocifissi. Dinanzi a Lui hanno compreso che quel viaggio compiuto alla luce della stella li aveva fatti scendere dall’inganno sin dentro la Verità: per questo si inginocchiano deponendo, come in segno di resa, ai piedi del Bambino tutto ciò a cui si erano appoggiati illudendosi di esserne i possessori: l’oro della divinità, l’incenso della regalità e la mirra dell’umanità con la sua sapienza. Avevano compreso di non essere dio, e che senza l’incontro con quel Bambino nel quale era apparso Dio, il loro potere era stato vano e incapace di renderli uomini davvero sapienti. Come ogni gentile (pagano) che non ha ancora ascoltato l’annuncio del Vangelo. Come tu ed io oggi, di cui i Magi sono immagine e profezia; noi che cerchiamo e non troviamo la felicità e la realizzazione nella sapienza che ci insegnano a scuola e sui media, nel potere, nell’onore, nel successo e nell’essere amati e rispettati. Siamo insoddisfatti perché la storia ci ha presentato dolori, delusioni, frustrazioni? Non ci piacciamo e non accettiamo chi ci è accanto? Detestiamo la nostra e l’altrui debolezza? Perfetto, è giunto il “kairos”, il tempo favorevole per puntare il cielo oscurato dalla menzogna del demonio e scorgere l’unica stella capace di brillare più di quelle effimere della sapienza mondana e quelle illusorie del potere. L’unica stella che ha il potere vero, quello sul buio di un sepolcro e che dischiude la gioia autentica della risurrezione di Cristo che nessuno potrà toglierci. Ascoltiamo e apriamoci oggi alla predicazione della Chiesa, l’unica stella che ci è data per illuminare la nostra realtà di peccato e indicarci il cammino di conversione incontro all’unico Salvatore. Gesù ci attende nella stalla, la comunità cristiana dove Maria ci accoglie nella misericordia e ci gesta per darci alla luce, attraverso i sacramenti, intimamente uniti a suo Figlio, custoditi dall’obbedienza silenziosa di Giuseppe incarnato nei pastori e nei catechisti. Apriamo dunque gli scrigni della nostra realtà, deponiamo dinanzi a Lui le nostre esistenze, senza escludere nulla, anche i nostri peccati. Non temiamo! Consegnato a Cristo, tutto di noi diviene prezioso e capace di rendergli onore, perfino le debolezze e le cadute. Perché la sua Gloria che risplende nella Chiesa è luomo vivente (S. Ireneo) abbracciato, perdonato e ricreato come figlio di Dio partecipe della sua natura, che come un re regna sugli idoli e la sapienza di questo mondo, e colmo dello Spirito vivificante del Signore risorto può offrire nellamore la sua carne per fratelli e nemici. 

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