NESSUNO CI HA MAI PARLATO COME GESU’

 

 

SABATO DELLA IV SETTIMANA DEL TEMPO DI QUARESIMA

 

La Quaresima ci sta insegnando che c’è sempre accanto o dentro di noi il nemico di Gesù che ci ammonisce continuamente a non farci “ingannare” da un profeta così mal messo, e indurci ad “arrestare” la sua opera rendendo vana la Croce attraverso il “sorgere del dissenso”, letteralmente “divisione,” circa l’identità del Signore. Il demonio ci tenta e ci inganna su Gesù incarnato nel fratello; insinuandoci il dubbio che si possa fare carne proprio in quella relazione difficile, ci sottrae il luogo della comunione dove Cristo si fa carne nella nostra per condurci al perdono e all’amore. Dietro ad ogni volta che ce ne “torniamo ciascuno a casa sua” c’è la firma della menzogna satanica.

Per abbattere il muro della divisione occorreva che ci fosse rivolta la stessa Parola che ci ha creato a immagine e somiglianza di Dio nella comunione. Le parole di cui avevamo bisogno non potevano cadere da un Cielo troppo lontano, ma nemmeno potevano essere così umane da somigliare a quelle di cui saremmo capaci anche noi. Dovevano essere le parole di Gesù, la cui divinità era celata nella debolezza di una carne come la nostra. Lui è la “Parola fatta carne” che “è venuta ad abitare in mezzo a noi” nel seno di Maria e in quello di un Popolo, dove ha cominciato ad “imparare dalle cose che ha patito” a coniugare la Parola del Padre in una parola umana: assumendo la nostra carne ha fatto suo il nostro linguaggio per farne il vestito della Parola di Dio.
Per questo “mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!”: nessun filosofo o politico, nessuna madre e nessun padre, nessun fidanzato, nessun prete. Solo le sue parole rivestite della nostra debolezza potevano far giungere il suo potere sino al fondo del cuore dell’uomo peccatore e trasformarlo. Per questo, solo coloro che erano dei “maledetti” agli occhi dei capi e degli intelligenti, dei religiosi e dei moralisti, potevano ascoltarle ed essere salvati. La loro incapacità di osservare la Legge e compiere tutti i precetti della Tradizione era sotto gli occhi di tutti, non potevano nascondere l’impurità del cuore sotto il mantello di una fedeltà ipocrita ed esteriore. Mentre proprio per questi maledetti Gesù si è fatto maledizione.
Anche per chi, oggi, soffre perché si ritiene maledetto da una storia che non accettiamo. E tu, ti senti maledetto? Pensi che la sorte si sia accanita contro di te? Se sì, significa che sei profondamente ingannato, e non ti rendi conto che da un pezzo hai espulso Dio dalla tua vita, e per questo ti stai giudicando e disprezzando, mentre starai sicuramente giudicando qualcuno come maledetto, cioè incoerente, fallito, perduto. E’ questa la vera maledizione, non vedere Dio nella propria vita.
Ma coraggio, Gesù, il Figlio di Dio, ha preso la tua carne perché la maledizione ricadesse sulla sua. Il figlio di Giuseppe, il falegname, “viene da Nazaret” per te; viene cioè dalla tua stessa storia, dove, silenziosamente e per lungo tempo, ti è stato accanto condividendo tutto di te tranne il peccato. Lui è nato nella tua mediocrità, nell’irrilevanza del tuo lavoro, nel grigio della tua debolezza, nella tua malattia.
Lui è vissuto a Nazaret, nella Galilea lontana da Gerusalemme, per dirti che ti è stato accanto nei tuoi compromessi pagani, nella tua vita spesa ben distante dal Tempio e dalla sua santità senza giudicarti; fremeva di compassione mentre ti amava lasciandoti libero. Ha avuto pazienza perché tu giungessi ad accorgerti del fallimento e potessi accogliere la sua misericordia con un cuore finalmente contrito.
E’ stato sempre con te, e, se oggi non indurirai il tuo cuore, ti parlerà come nessuno ha fatto mai; la Quaresima ti sta aiutando ad ascoltare umilmente le parole del perdono che sorgono dalle labbra dell’Unico che ha preso i tuoi peccati per inchiodarli e distruggerli per sempre. Sì, il Messia viene sempre dalla povertà e dalla maledizione per fare di ogni vita una benedizione.
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