ACCETTARE DI ESSERE MORTI PER ASCOLTARE L’UNICA VOCE CHE CI RISUSCITA

 

Mercoledì della IV settimana di Quaresima

Come possono i morti ascoltare? Compiendo il precetto del sabato. Accettando cioè di non poter fare nulla per uscire dalla tomba, se non ascoltare l’unica voce capace di oltrepassare e rotolare via la pietra di un sepolcro. Per questo, un morto può ascoltare e risuscitare solo se potrà ascoltare la voce dell’unico che ha vinto la morte. Come accadde, di sabato, a quel paralitico, guarendo il quale Gesù ha rivelato il destino al quale ogni uomo è chiamato ma che, senza udire la sua Parola, non può raggiungere.
Se Gesù non “opera” la “volontà del Padre” in ogni istante, tu ed io siamo destinati a “una resurrezione di condanna”. Solo l’amore, infatti, può risuscitare l’amore. Gesù parla anche oggi dinanzi alla lapide che ha chiuso un matrimonio, un’amicizia o qualsiasi relazione, perché “il Padre gli manifesta tutto quello che fa… e opere più grandi” che sta per compiere con quella famiglia, con quel ragazzo caduto nella droga, con qualunque persona.
Perché mentre Gesù chiama per nome i tanti Lazzaro sepolti nel peccato, il Padre già sta compiendo la sua opera attraverso di Lui. Egli, infatti, “non può far nulla se non quello che ha visto fare dal Padre” quando, calato inerme nel sepolcro, è stato ridestato alla vita dalla sua Parola d’amore. Da quel momento ogni istante della storia è un “kairos”, un momento favorevole per parlare e risuscitare. Come lo fu per il paralitico dopo aver passato trentotto anni inchiodato al lettuccio, come lo fu per Lazzaro morto da quattro giorni e che già dava cattivo odore.
Come lo è per noi oggi in cui Chiesa fa risuonare dinanzi alle nostre tombe la voce di Cristo che ha il potere di rotolare via la pietra e tirarci finalmente fuori “giudicando” il nostro uomo vecchio. Egli infatti ha “il potere di dare la vita” perché “mette in crisi” la morte, secondo l’etimologia del verbo “giudicare”.
Gesù, con il Padre e per conto del Padre, ha giudicato la morte, condannandola a restituire quelli che aveva imprigionato. Ecco come, morti a causa dei nostri peccati, possiamo ascoltare la voce del Signore: accogliendo dove e come siamo, il suo perdono. Gesù rivela di essere Figlio di Dio per natura perché non fa nulla da se stesso ma ascolta e obbedisce in tutto al Padre, compiendo e dando così il vero senso al precetto del Sabato.
Noi, che, a causa dei peccati, siamo figli obbedienti del demonio, possiamo diventare figli di Dio solo risuscitando a una vita nuova, quella che la voce del Figlio può darci nella Chiesa.
Risuscitare significa quindi sperimentare il Sabato nel quale Dio opera in noi che nulla possiamo l’opera più grande: ricrearci come figli che obbediscono umilmente alla sua volontà.
Anche la Chiesa, infatti, ha “il potere di giudicare” con viscere di misericordia e ridare vita al cuore più indurito che non vuole perdonare, perché ha imparato dal suo Signore a “non far nulla da se stessa”; non si avvita su superbe alchimie psicologiche, su poveri e limitati ricorsi umani e piani pastorali; fa solo quello che vede fare al suo Sposo.
Con la Chiesa, in questa Quaresima siamo chiamati a non disperare di fronte alle situazioni più difficili, per giudicare tutti con il giudizio di Dio. Genitori, presbiteri, educatori, fratelli, non dobbiamo inventare nulla, perché la misericordia non è genialità, ma viscere umili che accolgono l’altro così com’è, accettando che tutti potranno ascoltare e risuscitare solo se accetteranno di essere morti.
Questo atteggiamento si impara solo “copiando” Cristo, ovvero sperimentando ogni giorno il suo amore per donarlo agli altri. Finiamola di escogitare stratagemmi, e guardiamo a Lui, sino a lasciarci crocifiggere nella sua mitezza e nella sua umiltà, per “compiere la volontà del Padre e non la nostra”; così ogni uomo, vedendo il Figlio vivo che “opera” nei suoi apostoli, potrà “onorare Lui e il Padre” accogliendo la sua Parola; per Dio, infatti, non c’è onore più grande di un peccatore strappato al demonio e alla morte.

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