I muti parlano la lingua dell’amore

 

Giovedì della III settimana di Quaresima

Quante volte ci ritroviamo senza parole. “Muti”, cioè “impuri” secondo l’originale, come i rapporti prematrimoniali, dialogo di corpi incapaci di dar voce allo spirito, perché ormai soffocato nell’egoismo di chi nulla di sé ha messo in gioco, ammutolito nella menzogna di gesti che esprimono ciò che non è, un dono per sempre sfigurato dalla concupiscenza.

“Muti” come tanti rapporti tra marito e moglie, separati dal solco dei giudizi che solo il perdono potrebbe colmare; ma ne sono incapaci, e allora eccoli lì a parlarsi senza capirsi, litigate senza fine, e separazioni e divorzi, e violenze e disperazione.

“Muti” come i rapporti tra genitori e figli, nascosti nella falsa amicizia – le mamme amiche, i papà amici – per non affrontare con i figli il rischio del confronto, del rifiuto e della crescita attraverso l’obbedienza alle parole dell’autorità.

“Muti” perché incapaci di attenzione e pazienza come tanti rapporti tra colleghi, vicini di casa, parenti, compagni di scuola, in un parossismo di giustizialismi e legalismi che strozzano le parole della misericordia. “Muti” dinanzi ai bisogni dei poveri, con il cuore chiuso nella cassaforte dell’avarizia. 

Ma perché siamo diventati “muti”? L’altro, con le sue incognite, il carico di precarietà e sfuggevolezza, spinge all’amore gratuito, a spiccare il volo in un cielo di cui non si conoscono le proporzioni, a dimenticare se stessi e i propri schemi. A sacrificarsi, perché l’amore è sempre segnato da una ferita, come quella sul costato di Adamo, dischiusa per dare la vita a Eva sua sposa. E’ la volontà di Dio che ci ha creati diversi, “maschio e femmina”, per divenire l’uno per l’altro un “palazzo” dove accogliersi e donarsi. Ma il “palazzo” è stato conquistato dal demonio, l’ “uomo forte” e “bene armato” di menzogne: prima ci esalta illudendoci di poter diventare come Dio, e poi ci disprezza sbattendoci in faccia che non lo siamo diventati, spingendoci nel mutismo che ci isola dal mondo per paura di fallire ancora una volta. Con la paura della morte Satana “fa la guardia” alla nostra vita diventata ormai “il suo palazzo”; “i suoi beni sono al sicuro” perché, mentre cerchiamo di sfuggire alla morte, ci “leghiamo” a lui sempre di più.

Guardiamoci intorno: di fronte alla sconfitta di una cura o a un embrione probabilmente malato, ci ritroviamo “muti”, senza parole di fronte al dolore e alla sofferenza dell’innocente. Così in ogni relazione che ci presenta sacrificio, rinunce, dolore e morte. E allora uccidiamo credendo di fare il bene ed esorcizzare la morte. E’ il marchio di fabbrica dell’avversario, scambiare il bene in male e viceversa, identificare Gesù con il principe dei demoni e questi con Dio. Così, nel “palazzo” occupato dal demonio, è legittimo e auspicato il male: aborto, eutanasia, divorzio, e i tanti altri omicidi nascosti nelle passioni con cui togliamo agli altri la vita perché la nostra è agli sgoccioli.

Infatti, “chi non è con Cristo è contro di Lui”, contro la sua immagine impressa in ogni uomo. “Chi non raccoglie” il suo amore disseminato nella storia lo “disperde”, come si disperde il seme nei rapporti muti che macchiano la bellezza feconda della sessualità. Chi non è con Cristo è contro l’uomo, perché chi non raccoglie la sua immagine in ogni persona ne disperde la vita, frustrando il suo destino. Per questo siamo “muti”, dispersi e soli nel “palazzo” della nostra vita, diventato ormai una tomba.

La Quaresima ci aiuta a riconoscerlo, per imparare a desiderare e attendere la notte in cui Cristo, “uno, l’unico, più forte” del demonio, di nuovo distruggerà la morte che ci spaventa e dalla tomba in cui siamo precipitati risorgerà facendo di noi il suo “bottino”. La Pasqua è l’opera di Dio che desta “meraviglia” in chi ha conosciuto solo la morte, perché in essa “giunge a noi il suo Regno”, mentre il suo “dito” che ci ha creato ci “tocca per sanarci” e ricrearci.

Sulla Croce dove l’invidia e le calunnie di chi lo identificava con “Beelzebul” lo hanno inchiodato, Cristo ha “strappato l’armatura in cui confidava” il demonio, mostrandoci che non è vero che Dio non ci ama, anzi. Tanto ci ama che non solo perdona ogni peccato, ma ci attira nella stessa intimità che unisce il Padre e il Figlio: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi”. Con la sua morte Cristo ha riconquistato il “palazzo” da dove ha “scacciato i demoni”; con la sua resurrezione ne ha fatto il cenacolo dove Lui appare ogni giorno per “vincere” la paura e guarire i rapporti “muti” e sterili donandoci la capacità di amare in Lui oltre il peccato.

Solo qui, raggiunti dalla Pasqua, i fidanzati sanno aspettare e sacrificarsi, gli sposi escono da se stessi per donarsi gratuitamente, i genitori trasmettono la fede educando con discernimento, e i figli obbediscono liberi dall’orgoglio; solo nel “Regno” ognuno è “per” il bene autentico dell’altro, lottando perché Cristo viva in lui, sapendone “raccogliere”, anche tra i peccati, l’immagine originale. Dalla Pasqua nasce così la missione della Chiesa, il “bottino” di Gesù: gli schiavi liberati sono “distribuiti” nel mondo a farsi “Beelzebul”, ovvero peccato, per chi giace ancora nelle tenebre. Non c’é da stupirsi e temere se chi ci è accanto traviserà i nostri gesti e le nostre parole, anzi. Quando accadrà sarà il segno che Cristo è vivo in noi, che sta lottando con satana per riconquistare con l’annuncio del Vangelo proprio chi ci perseguita.

 

QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI

 

 

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