Perdere la vita per salvare la vita

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Sì, si può “perdere la testa per Gesù”. Perché Lui è carne e sangue offerti alla Verità, è Vita che la rivela e Cammino che ad essa conduce. E ci sono sempre tagliatori di teste in cerca di poveri profeti disarmati che annunciano la Verità. Come quelli dell’Isis, il famigerato stato islamico, assetati di sangue nel quale affogare i cristiani. Le scene che i media ci presentano in ogni momento sono la tragica immagine di ciò che accadde a Giovanni Battista. Sgozzando i cristiani, infatti, credono di poter cancellare la Verità; per questo non risparmiano neanche i bambini, parte della comunità cristiana che testimonia con la sua sola presenza la Verità.

E la verità, normalmente è scomoda; contesta la menzogna dei falsi profeti, degli intellettuali e dei filosofi, soprattutto quella che si traveste da verità. Si può perdere la testa anche per dire che “non è lecito” affittare un utero e strappare un figlio dalla madre che lo ha gestato e partorito, per un capriccio in nulla diverso da quello di Erodiade. Non tutto è lecito, anche se siamo figli del “vietato vietare”. Ne sappiamo qualcosa anche noi, quando qualcuno osa rimproverarci, evidenziarci un errore, un peccato. Per la Bibbia correggere un saggio è renderlo ancora più saggio. Correggere uno stolto invece, significa attirarne le ire. Facciamo due conti e vediamo da che parte stiamo. Probabilmente da quella dei tagliatori di teste, degli stolti che, nella Scrittura, è definito anche come «colui al quale non si può dire nulla». Uno che per tacitare la verità e potersi rimirare tranquillo allo specchio non esita a ghigliottinare lo sprovveduto profeta.

Eppure la verità ci fa liberi, smaschera il serpente antico e le sue menzogne che ci tengono schiavi, e apre la strada al liberatore, il Signore Gesù, la Verità incarnata per la nostra salvezza. “Non ti è lecito” gridava Giovanni Battista, e non per un rigido legalismo, ma perché sei creato per essere libero, felice, e non ti è lecito andare contro natura, il peccato non si addice all’uomo, genera la morte, sempre. Ah, ma non possiamo più parlare di peccato accidenti, è roba che ci fa tagliare la testa, appunto… Parla di peccato, e ti sbattono in galera, esattamente come accadde al Battista. Incredibile l’attualità del Vangelo, la sua carica profetica.

Guardavo una trasmissione in cui era invitata Costanza Miriano, sola a difendere la verità. Quello che è apparso chiaro che siamo già, pienamente, in una società che nega ai cristiani di affermare qualsiasi cosa in quanto cristiani. Ti obbligano a dei distinguo, puoi credere quello che vuoi, ma che la tua fede se ne stia accucciata in un angolo, non è accettata nessuna idea e parola da essa ispirata. Se vuoi parlare devi tenerla a bada, sottolineando che quello che dici è nel campo della ragione e della natura. Altrimenti taci. Va bene, anche se non va per niente bene, perché i più non sanno che la nostra ragione è illuminata dalla fede e per questo orientata rettamente, come del resto la natura proviene dal Creatore… Ciò significa che ogni nostra parola e ogni scelta derivano direttamente dalla fede, e per questo, anche tenendola fuori essa resta più presente che mai. Per questo, proprio come accadde a chi ascoltava Santo Stefano che annunciava il Signore Gesù come il Messia inviato da Dio, chi è oggi stretto nei ceppi della menzogna non può resistere alla sapienza ispirata di chi parla ispirato dalla fede in Lui, e digrignano i denti, e calunniano, e cercano di tacitare i cristiani. Se dovessero accogliere tutto quello diciamo, significherebbe che avremmo annacquato la Verità e che il sale ha perduto il sapore.

Le parole di Giovanni, invece, illuminano Erode, sono dirette al fondo del suo cuore, laddove è deposto il seme della verità, del bene, della giustizia. Sono parole capaci di riportare alla luce quel frammento di umanità che, seppure sepolto da una montagna di menzogne, alberga nel cuore di ogni uomo. Erode si era infilato in una strada senza ritorno, condannandosi ad una vita sterile, chiusa nell’egoismo. Una vita infelice. “Se uno prende la moglie del fratello è una impurità, egli ha scoperto la nudità del fratello; non avranno figli” (cfr. Lv. 18,16 e 20,21). La maledizione più grande, non avere figli, scendere nella tomba senza una discendenza, segno di una vita senza frutto, scivolata via senza amore, senza consistenza, una vita in fumo… Lo possiamo dire? Se è un’impurità un adulterio come quello compiuto da Erode ed Erodiade, che dire delle unioni tra omosessuali? Si può affermare che sono contro la natura creata da Dio? No, perché hanno già provveduto con Darwin a scardinare l’evidenza del Mistero che traspare incancellabile dalla natura. Il non avere figli è un dato di natura, di quella creata da Dio. Quella che l’uomo pensa di creare con le sue mani è una mostruosità, è una non-natura, il suo contrario, proprio come strappare un figlio dal seno della madre che lo ha partorito.

Lo possiamo dire anche per esperienza. Quando cediamo alla menzogna del demonio ci ritroviamo anche noi a fare cose, come Erode, preda di passioni ed entusiasmi che spengono lo sguardo in una fobia illusoria e annichiliscono ogni discernimento. Come Davide che, alla vista della bellezza di Betsabea, chiude in prigione ragione e fede, si lascia trascinare dai vortici della passione, e macchina piani e menzogne per dar corpo agli sconvolgimenti dell’istinto ormai senza freno. Morirà Uria, ucciso dalla malizia di Davide. E morirà il bambino nato dalla passione, perchè ogni pensiero e ogni azione che non siano ispirate da Dio attraverso la ragione illuminata dalla fede sono senza frutto. Erode «ascoltava perplesso», vigilava, temeva. Ma non era sufficiente. Aveva ormai consegnato il cuore a Erodiade. Al contrario di Davide, peccatore, fragile, ma uomo secondo il cuore di Dio. Il punto è tutto qui. Un cuore radicato in Dio, anche se cade, è capace di contrizione e di umiltà. Anche se la mareggiata della passione ne ha sconvolto gli equilibri, può tornare ad aggrapparsi all’àncora che non ha smesso di legarlo a se misteriosamente. Erode invece ha scelto il peccato, lo ha scelto nel fondo del suo intimo, laddove l’uomo è assolutamente libero e si giocano le sue sorti; Erode ha reciso la fune che lo legava all’àncora e la tempesta ha rotto, inesorabilmente, gli ormeggi. Lo si comprende al «momento propizio», che può essere quello in cui il Signore scuote la coscienza intorpidita, ma anche quello in cui il demonio sferra l’attacco decisivo.

Per Davide il «kairos» (tempo favorevole) è giunto con il profeta Natan, le cui parole dissolvono la menzogna e lo conducono al pentimento: «ho peccato» risponde, senza accampare scuse e così, nel riconoscersi peccatore, Davide accetterà, umilmente, le sofferenze che ne conseguono. Erode non può. Il rancore di Erodiade, alla quale aveva consegnato l’anima, lo trascina nell’abisso, perché l’accendersi di una passione spalanca sempre il passo a peccati più gravi. Erode ha soffocato la ragione nella carne, e quando la sua carne si adagia in un «banchetto» che ne sazia le voglie, seduto sulla propria anima, si ritrova sordo e cieco, perde la memoria delle parole del profeta, e promette e consegna la sua vita ad un’immagine effimera, il corpo seducente di una ragazza, che appare ai suoi occhi come il frutto dell’albero agli occhi di Eva, «buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza». Ed è morte, della Verità prima, della sua anima poi.

Il Vangelo di oggi ci chiama a conversione, a guardare senza sconti gli abomini che stanno (forse) per diventare legge anche in Italia, e cogliere l’occasione per guardare innanzitutto la nostra vita, a lasciarci illuminare sui compromessi, sulle situazioni pericolose nelle quali ci troviamo, proprio dove non abbiamo forza e volontà per tagliare, voltare pagina e abbandonarci alla fedeltà di Dio. Quell’amicizia che ci insinua calunnie sugli altri, quell’affetto troppo corposo, che ha già messo il laccio al cuore e ci ha deposto sul piano inclinato che conduce al tradimento; quel rancore che arde, sordo, sotto la cenere del tempo che vorremmo capace di essiccare il peccato; quell’adulazione che risuona nelle nostre orecchie e ci pianta al centro di un universo che ci appare ogni giorno più ostile a tutto quanto facciamo e pensiamo.

Per questo l’episodio di Erode ci invita a chiedere a Dio la grazia del cuore di Davide, pronto al pentimento, a rientrare in se stesso come il figliol prodigo, ad ascoltare la voce dei profeti che, con amore e fermezza, ci chiamano a conversione: ispirati da Dio, i pastori, i catechisti, i fratelli, i genitori, il coniuge, illuminano quanto, nella nostra vita, «non è lecito» ed è destinato a restare senza figli, svelando la parte di noi che, infeconda, appartiene alla terra ed è incapace di ereditare il Cielo. La correzione, certo, quando arriva fa male, perché graffia l’orgoglio che ci vorrebbe impenitenti, ma poi reca il bene immenso della libertà. Lasciamo allora che l’annuncio del Vangelo ci raggiunga e sconvolga le nostre precarie certezze, accogliamo la correzione e la Verità, permettiamo al Signore di amarci come solo Lui sa, sino ad innamorarci perdutamente di Lui; solo radicati in Lui e partecipando della sua obbedienza alla Parola del Padre di fronte alle seduzioni del demonio, che presentano sempre il potere e il possesso come la fonte della felicità, potremo divenire i testimoni della Verità di cui l’Italia oggi ha bisogno.

Liberi come Giovanni, senza paura e lontani dai compromessi, dalle ipocrisie e dai ricatti, sino a perdere la testa, per amore di chi ci è accanto, per chi è accecato dall’ideologia e non può ascoltare la voce dei profeti, del Circo Massimo, come di quella delle famiglie che, con la loro vita, testimoniano la bellezza della Verità. A questo siamo chiamati tutti che siamo stati amati e perdonati da Dio. Anche l’Onorevole Angelino Alfano, mai come in questo momento… Non è il tempo dei calcoli politici, ma di aprire gli occhi e convertirsi seriamente. Le poltrone ricevute ci mettono un attimo a trasformarsi in sedie elettriche per la propria anima… A questo sono chiamati i cristiani, Vescovi e preti, famiglie e single, al di là di ogni clericalismo da sacrestia e curia, che imbavaglia la Verità che libera e salva la vita dei bambini e delle famiglie nelle gelosie e negli accordi inconfessabili dettati dalla paura della precarietà e di non potersi più sedere al tavolo con il potere. Per la salvezza di due persone, Erode ed Erodiade, Giovanni ha perso tutto.

E noi? Coraggio Angelino, e coraggio pastori, non è agendo con la parresia del battista che si divide il Paese… Mentre con il silenzio che occulta la Verità si consegnano al demonio proprio i lontani che vorremmo avvicinare con i nostri travestimenti. Personalmente sono stato salvato dallo zelo del Battista, che ha preparato per me l’avvento del Messia. Perché ci salvano e salvano ogni uomo solo la Verità abbracciata alla Misericordia, e la Giustizia che bacia la Pace autentica, quella conquistata da Cristo crocifisso e risorto. Non ci sono altri metodi… Non li conosceva Giovanni, non Gesù, non i suoi martiri. Coraggio allora, lasciamoci colmare dall’amore di Dio e offriamo la nostra testa alla lama del mondo, in Cristo che ha offerto la sua come un Agnello mite nelle mani di ogni uomo. Come una autentica “Compagnia dell’Agnello”, per la salvezza di questa generazione, che, comunque vada, neanche una Legge avrà il potere di condannare all’inferno. L’Agnello ha vinto il grande drago, non dimentichiamolo.

 

Articolo pubblicato su La Croce del 5 febbraio 2016

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