L’amore di Cristo ha il potere di convertire ogni cuore

 

 

Saulo, un uomo lanciato nel fuoco di uno zelo smisurato, aveva incontrato un amore più grande di ogni entusiasmo; gli era arrivato addosso come un fendente, rovesciando la sua vita: una voce improvvisa, una luce che abbaglia, e le certezze che sembravano granito – la storia, i Padri, le tradizioni, l’elezione e l’Alleanza – veniva assorbito nel buio della cecità. Nei lunghi anni di silenzio in Arabia aveva capito: Saulo sapeva, ma non conosceva.

Soprattutto, non lo lasciava il ricordo vivo di un giorno amaro di pietre e sangue, e il volto di Stefano, come quello di un angelo inginocchiato sull’altare di un amore incomprensibile che consegnava la vita per lui; le sue parole piene di una sapienza sconosciuta s’intrecciavano con quella voce che lo aveva afferrato e scaraventato giù dalla vita. Era Stefano, ma era anche il Rabbì di Nazaret, erano anche i piccoli che aveva messo in catene.

La Verità aveva bussato, senza nessun altro preavviso che quel volto tumefatto di chi, morendo, lo aveva scusato, perdonato, amato; ora iniziava a conoscere ciò che aveva studiato e difeso con ardore; ora che quella misericordia senza condizioni, quel non tener conto delle intenzioni malvagie, degli errori e dei peccati, lo aveva raggiunto e chiamato a seguire e diventare come l’eretico giustiziato sulla Croce; ora ci vedeva, e quel volto di Stefano che gli era sembrato come quello di un angelo era l’amore di Dio fatto carne. Era vero quel morire come un agnello, era vero che il Messia doveva patire come il Servo di Yahwé delle Scritture.

Quell’Uomo crocifisso era davvero risorto, era vivo nei suoi discepoli che Saulo perseguitava. Sì, Gesù era il Signore, il Figlio dell’Altissimo. La Storia di salvezza del suo Popolo, le promesse, l’Alleanza, la Terra, la Legge, la Pasqua, le tradizioni, tutto parlava e annunciava Gesù, il Messia atteso. Proprio Colui che il cuore di  Saulo desiderava più d’ogni altra cosa al mondo, ma, come avrebbe poi scritto dei suoi fratelli israeliti, con uno “zelo per Dio, ma non secondo una retta coscienza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” (Rm. 10,2-3).

Per questo anche lui che “non la ricercava dalla fede, ma come se derivasse dalle opere”, proprio mentre correva ad estirpare gli eretici che invece avevano conosciuto in Gesù Cristo la Giustizia di Dio, “ha urtato contro la pietra d’inciampo” per sottomettersi ad essa. Dio infatti lo amava anche se non aveva una “retta coscienza”, perché lo aveva “predestinato” ad essere uno “strumento che” aveva “scelto per sé, affinché portasse il suo nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele”; un testimone di quell’amore che aveva scandalizzato tanti capi e farisei.

Saulo doveva sperimentarlo così, completamente gratuito e inaspettato, e ciò poteva accadere mentre, al colmo dell’inganno, perseguitava la “Via”, il cammino attraverso il peccato e la morte che Cristo aveva inaugurato e che Stefano aveva percorso dinanzi ai suoi occhi. Solo così Saulo avrebbe compreso di se stesso e di ogni uomo quello che Dio conosceva da sempre: dietro al suo zelo si nascondeva il bisogno bambino di essere amato, salvato, rigenerato. Giudicava senza pietà perché cercava pietà; voleva estirpare la menzogna perché bramava la Verità; correva e cercava perché voleva essere trovato; era certo di non sbagliare perché desiderava qualcuno che lo amasse quando sbagliava; era geloso delle sue certezze perché cercava un fondamento più forte di se stesso.

E proprio sull’orlo dell’abisso, al colmo della sua irruente passione di uomo schiavo della carne, nel posto e nel momento che ogni idea religiosa non potrebbe immaginare, gli era apparso Gesù, l’amato sconosciuto del suo cuore. Gesù e quel suo “perché?” illuminava tutta la sua vita come un’unica, spesso disperata ricerca d’amore. “Perché mi perseguiti? Perché dai calci contro il pungolo?”: perché vuoi uccidere l’amore che cerchi correndo nella direzione contraria alla felicità? Perché ti ostini a lottare contro la gratuità e difendi il tuo “io” con inutili sforzi che grondano del sangue dei fratelli per servire i quali, invece, sei stato creato e scelto?

In quel “perché?” c’era tutto l’amore che aveva vinto il peccato, il suo e quello di ogni uomo, e la morte che esso genera: un “perché?” che non lo giudicava ma, illuminando la menzogna che lo aveva sedotto, rivelava la Verità che aveva il potere di smascherarla per liberarlo: in Stefano era vivo Gesù che lui perseguitava, e in quel sangue offerto per chi lo uccideva vi era il perdono che la comunità dei cristiani cominciava ad annunciare ad ogni uomo. Saulo aveva incontrato e sperimentato la Giustizia di Dio capace di trasformare la sua coscienza, illuminandola con la luce sfolgorante della Pasqua che lo aveva avvolto sulla strada verso Damasco. Ogni desiderio del suo cuore aveva trovato compimento in quell’abbraccio di misericordia che lo aveva spinto a prostrarsi, finalmente umiliato, dinanzi alla Verità dell’amore.

L’esperienza che quell’amore aveva vinto il suo peccato era diventata certezza che il Rabbì di Nazaret era davvero risorto. Saulo aveva “ascoltato” l’annuncio del Vangelo dalle labbra stesse di Gesù mentre esso si compiva nella sua vita. Ora quella fede accolta dalla predicazione diveniva un dovere impellente, un’urgenza che gli premeva dentro, un incarico improcastinabile: l’amore si faceva gratitudine che orientava il suo zelo liberandolo dalla carne per consegnarlo allo Spirito: “Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere”.

Questo ha significato per Paolo “lingue nuove” da parlare in ogni centimetro del mondo e dei secoli; e poi “malati guariti”, e comunità fondate in ogni città; e persecutori come “serpenti” da prendere tra le mani, e “veleni” di calunnie da bere mentre nulla gli poteva recare danno, perché nessuna catena aveva potere sul Vangelo che annunziava. In Paolo battezzato nello Spirito e nel fuoco Gesù era ormai vivo e vittorioso su ogni demonio.

Come può esserlo in ciascuno di noi, fieri e certi in apparenza, ma in realtà pavidi e insicuri. Come Paolo, anche noi cerchiamo, ci affanniamo, lottiamo, ci indigniamo e giudichiamo, ci appassioniamo e ci spendiamo, soffriamo e sudiamo per nulla, incapaci di afferrare l’Unico che il nostro cuore davvero desidera. Come Saulo non ci rendiamo conto di cercare proprio quello che stiamo rifiutando, la verità e l’amore che si celano in tutto quello che mettiamo a morte ogni giorno.

Ma lo stesso “perché?” che ha salvato il Fariseo di Tarso, ci attende oggi sul nostro cammino: perché corriamo per mettere in galera la moglie, il marito, il capoufficio, o la fidanzata? Perché ci illudiamo di afferrare la vita e la felicità che solo il Messia crocifisso e risorto può darci gratuitamente incatenando e appropriandoci di chi ci è intorno?   Perché siamo ingannati e ciechi, schiavi di una “cattiva coscienza” che ci impedisce di vedere che in tutto e in tutti si nasconde il Messia, Colui che il nostro cuore desidera ardentemente.

Ma coraggio, di nuovo oggi Egli appare sulla strada che ci conduce alle nostre Damasco di superbia e vanità, odii e rancori, concupiscenze, gelosie e avarizie; ci guarda e ci parla, e il suo amore ci tramortisce, illuminando la storia e le persone di una luce sconosciuta. Perseguitando chi ci è vicino, abbiamo perseguitato Lui, l’unica salvezza; rifiutando gli eventi e lottandovi contro, abbiamo gettato Cristo fuori dalla nostra vita, l’unica fonte di gioia e pace. Ascoltiamo la predicazione e “convertiamoci” seguendo le orme di Saulo: torniamo in noi stessi, camminando nella Chiesa alla luce della Parola di Dio e sostenuti dai sacramenti, per scoprire in noi un’elezione che Dio non ha mai cancellato, e che oggi, nel suo amore, ha il potere di rinnovare.

Ci attende oggi, dove meno ce lo aspettiamo, un incontro che è preludio alla conversione, una dolcezza ferma e vera che seduce e accompagna nel cammino alla Verità; alle origini della nostra vita, nell’Eterno che ci ha generati, vi è il suo amore infinito nel quale è racchiuso il senso autentico che colma l’esistenza. Da esso sgorga lo zelo che muove una vita nuova e santa: come Saulo, anche noi siamo “strumenti scelti per Lui” in questa generazione. Nella Chiesa ci è svelato “quanto dovremo soffrire per il suo Nome”, e proprio questo sarà il segno che testimonierà in noi il passaggio dalla morte alla vita, come accadde in Stefano: il nostro volto presentato ai flagellatori invece delle pietre scagliate contro l’Agnello, perché Cristo ci ha perdonato, e ci ha colmati del suo amore che abbraccia ogni uomo, anche il nemico, sino alla fine, consegnando la propria vita per la salvezza di tutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...