Maria sulla Porta della Misericordia

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8 Dicembre 2015, si è aperto un anno di Grazia proprio in mezzo alla barbarie a cui stiamo assistendo, e che lambisce le nostre ore, i nostri luoghi, le nostre famiglie. Tra i conati con cui il nemico di Dio e dell’uomo, “il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana, vomita dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque”. Un anno di Misericordia che si apre “come una voragine” per “inghiottire il fiume che il drago vomita dalla propria bocca” per “venire in soccorso della Donna”. Un anno come due braccia distese per abbracciare i suoi figli, la generazione di uomini nuovi gestati e partoriti dal seno della Vergine Maria”, le viscere di misericordia della Chiesa, unica speranza per gli uomini di questo e di tutti i tempi. Ne abbiamo bisogno più dell’aria, inquinata dalle ideologie farlocche e violente che si tingono di religione e di laicità, dritto e rovescio della stessa menzogna che ghermisce le menti e le anime. Ne abbiamo bisogno perché “il drago, sapendo che gli resta poco tempo, si è infuriato contro la Donna”, e ora è qui a un centimetro da noi, “a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù”.

Sì, il mondo impaurito e stolto esige dai cristiani la testimonianza decisiva. Al netto di stupidaggini politicamente corrette, occorre saper discernere la Parola che Dio ci sta dicendo attraverso gli eventi; occorre aprire gli occhi alla luce della fede e dell’ispirazione profetica dello Spirito Santo e saper riconoscere nella furia iconoclasta che cominciando con i presepi e le recite natalizie, vorrebbe cancellare la memoria di Cristo dalla faccia della terra la disperata volontà satanica di chiudere in faccia agli uomini la “porta della speranza”.

Per questo “il dolce Vicario di Cristo in terra” ha aperto per tutti la Porta Santa che conduce alla salvezza, la soglia che attende ogni peccatore perché possa varcarla e sperimentare il perdono: “Entrare per quella Porta significa scoprire la profondità della misericordia del Padre che tutti accoglie e ad ognuno va incontro personalmente. E’ Lui che ci cerca! E’ Lui che ci viene incontro! Sarà un Anno in cui crescere nella convinzione della misericordia. Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia (cfr Agostino, De praedestinatione sanctorum 12, 24)! Sì, è proprio così. Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore, di tenerezza. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma” (Papa Francesco, Omelia nella Messa dell’8 Dicembre 2015).

Come duemila e quindici anni fa, infatti, l’oggi iniziato l’8 dicembre è un giorno speciale, un appuntamento fissato prima che il mondo fosse. Quel giorno a Nazaret non fu tutto per caso, come non lo è in questo tempo. La Vergine Maria era stata concepita senza peccato, Immacolata Concezione, perché tutto di Lei fosse per il Signore. Da sempre, e da prima che il sempre fosse tempo. Non un secondo della sua vita fu separato dal Figlio che il suo seno avrebbe ospitato.

Su di Lei il silenzio, sino a quel giorno durante “il sesto mese” della gravidanza di Elisabetta, quando è apparso Gabriele sulle soglie di una casa di Galilea ad “una ragazza di nome Maria”. E’ in quell’istante che le parole dell’Angelo ci hanno rivelato tutto di Lei: “piena di Grazia”, perché “il Signore era già con Maria”. Dio stesso, che è senza inizio né fine, si fa carne in quel momento, agganciandosi a un miracolo che riassumeva tutta la storia della salvezza. Non era l’anno zero, era il “sesto mese” della storia sterile di ogni uomo. Così opera Dio, immergendosi nelle acque che lo battezzano nella carne debole dell’umanità. Nessun preavviso, perché era un segreto serbato nel cuore dell’Altissimo. Un appuntamento preso da quel giorno nell’Eden, quando il cuore di Dio ardente di compassione che prende sempre sul serio il cuore dell’uomo, dovette lasciare che le conseguenze del peccato giungessero alle sue creature “molto belle”. Ma non senza la promessa della salvezza, che avrebbe offerto in un giorno e un’ora vergati in rosso sul suo taccuino. Il giorno e l’ora di un annuncio, quando sarebbe giunta la “pienezza dei tempi”.

Che è arrivata, nel luogo più impensato, coinvolgendo una fanciulla che nessuno avrebbe immaginato. Niente fuochi d’artificio, nessuno spot pubblicitario. No, non c’erano neanche i grandi networks a dare la diretta dell’evento. Neppure un twit… E siccome non è scritto nulla, è facile immaginare cosa stesse pensando e facendo: le normali cose di una figlia di Israele, preghiera e lavori domestici, senza alcuna pretesa. In obbedienza, perché questa imparavano le ragazze delle famiglie pie. Obbedienza per seguire le orme delle donne forti di Israele, donne di fede capaci di resistere alle leggi inique contro la vita del faraone, di combattere e proteggere famiglia e popolo, di annunciare parole profetiche e dare alla luce i figli che Dio ha pensato, e di educarli nella fede dei padri, sino ad accompagnarli al martirio, se necessario. Donne forti mentre gli uomini scappano dalla paura, per restare ai piedi della Croce e spingersi sino al sepolcro avvinte dall’amore, per incontrare l’Amato risorto e annunciarlo, per prime, al mondo.

Maria si preparava dunque ad essere una santa figlia di Sion, vergine per diventare sposa e madre, in semplicità: “Ogni sabato Maria preparava la candela sulla mensa di famiglia ed aveva il privilegio di recitare la benedizione quando accendeva la candela: «Benedetto sei tu Signore che ci hai chiesto di accendere la luce». La donna trasmette la luce divenendo madre. Il fariseo Paolo lo ripeterà: la donna si salva divenendo madre (1Tim 2,15)” (F. Manns). Grigia routine si direbbe oggi, mentre la cultura spinge le donne ad uscirne, ad autodeterminarsi, a farsi uguali agli uomini, o, peggio, a diluire la propria identità nel grigio dell’indeterminazione. Invece Maria era semplicemente Maria, “una vergine, promessa sposa di Giuseppe”. Che sia questa semplicità lieta che illumina coloro che compiono la volontà di Dio la traccia del suo essere Immacolata? Sì, perché il peccato altro non è che il fallimento di chi, orgogliosamente, sceglie di fare del proprio io il dio a cui obbedire, compiendo la volontà del padre della menzogna. Quella umile casa di Nazaret era il frammento di Paradiso che Dio aveva preparato per se stesso. Maria vi viveva immacolata nell’obbedienza per accogliere l’annuncio che avrebbe salvato ogni uomo.

Una parola del demonio lo aveva fatto cadere nella disobbedienza e nel peccato. Serviva perciò un’altra Parola capace di polverizzare quella del serpente. E nel silenzio così simile a quello della creazione, nella docilità del cuore di Maria ecco risuonare quella Parola: “Sarai Madre. E il Figlio sarà Dio. E salverà il mondo”. Nessun’altra parola per spiegare quello che Maria avrebbe dovuto fare, pensare, cambiare, attuare. Gabriele le annuncia quello che sarà, non quello che dovrà fare. L’incarnazione dell’annuncio darà luce, naturalmente, a nuovi pensieri e a una nuova vita. Semplicemente. E Maria farà quel che sarà. Farà la Madre del suo Figlio. Sino alla Croce, alla spada che le trapasserà il cuore. Sino alla fine della storia, perché Madre della Chiesa e Madre nostra. Tutti, infatti, siamo il frutto sbocciato in quell’incontro, salvati da quell’appuntamento. La nostra storia è incastonata nella storia di obbedienza di Maria. La nostra vita sgorga dallo stesso seno.

Nell’Immacolata sua concezione c’era anche la nostra storia. Impura eppure già purificata nella compassione di Dio, colma di peccati già gravidi di misericordia. La sua Grazia giunge a noi in virtù di un appuntamento e di un annuncio. Grazie alla missione di Maria, che è immagine della Chiesa che oggi ci apre in modo speciale lo scrigno dei suoi tesori di misericordia, per donarci l’Indulgenza di cui abbiamo un disperato bisogno. Instancabilmente essa corre a cercare le tante Elisabetta sue parenti che la misericordia di Dio ha già visitato. Sì, perché l’annuncio della Chiesa non è mai la posa della prima pietra. Mai! Maria corre avvolta nello stupore e nel desiderio ardente di andare a vedere quello che l’angelo le aveva annunciato! Come la Chiesa che, in questo Anno Santo, è chiamata ad annunciare a ogni uomo “l’amore di Dio che previene, che anticipa e che salva. L’inizio della storia di peccato nel giardino dell’Eden si risolve nel progetto di un amore che salva. Le parole della Genesi riportano all’esperienza quotidiana che scopriamo nella nostra esistenza personale… Eppure, anche la storia del peccato è comprensibile solo alla luce dell’amore che perdona. Il peccato si capisce soltanto sotto questa luce. Se tutto rimanesse relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella misericordia del Padre. La parola di Dio che abbiamo ascoltato non lascia dubbi in proposito. La Vergine Immacolata è dinanzi a noi testimone privilegiata di questa promessa e del suo compimento” (Papa Francesco, ibid).

Per questo le ultime parole del Vangelo dell’Annunciazione sono fondamentali. Sembrano quasi un’espediente letterario per chiudere la scena. E invece sono l’istantanea della vita di Maria e della Chiesa che corre a visitare tutti gli uomini sino ai confini della terra, perché tutti, nel sangue di Cristo, sono suoi parenti. “L’angelo partì da Lei”, perché da quel momento sarà Maria l’angelo inviato da Dio ad ogni uomo. Ogni annuncio della Chiesa, infatti, è insieme testimonianza gioiosa e gratuita dell’opera di Dio e desiderio ardente di verificare ciò che Egli ha già cominciato a compiere in coloro ai quali essa è inviata. Così come questo Anno Santo ha radici lontane, quando “cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono un’altra porta verso il mondo”. Perché il Concilio è stato, innanzitutto, riprendere il cammino per “andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro… dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio” (Papa Francesco, Omelia..). Ma solo se la parola della predicazione sorgerà dall’opera di Dio testimoniata e scoperta in chi annuncia e in chi ascolta, sarà ardente ed efficace. Diversamente sarà moralismo, freddo legalismo che farà scappare le persone che si trovano al di là della linea rossa che separa i presunti giusti dai peccatori. Per questo, nel mezzo del cammino che ci conduce al Natale, e per inaugurare l’Anno Santo Straordinario della Misericordia, la Chiesa ha celebrato oggi l’Immacolata Concezione di Maria, il trionfo della Grazia sul moralismo. La purissima Grazia che non meritiamo e che, gratuitamente, ci fa ogni giorno meritevoli di lei; oggi, domani, immeritevoli eppure degni di più Grazia ancora, per giungere, pellegrini deboli, alla pienezza infinita dei tempi, il giorno in cui, chiudendo gli occhi sulla terra, scioglieremo nel Cielo il nostro amen definitivo.

Così, con Maria che ne aveva patite di sofferenze da parte dei moralisti, possiamo ripetere oggi che “certo noi amiamo Gesù Cristo, ma niente al mondo ci farà amare la morale” (Paul Claudel). Nella stessa luce di Pasqua per la quale Ella fu preservata da ogni peccato, infatti, risplende anche la nostra vita graziata, per la cui salvezza Gesù ha dato la sua vita, gratuitamente e senza condizioni. E’ questo che ci unisce a Maria, il mistero di un amore che previene il peccato in Lei proprio per perdonarlo e cancellarlo in noi. Per questo, Dio fissa un appuntamento anche per noi. Un oggi che durerà un anno, e un anno che è dentro l’anno di Grazia inaugurato a Nazaret, il Giubileo nel quale Israele condonava i debiti, metteva in libertà gli schiavi, graziava i malfattori; un anno come quello di riposo offerto alla terra, perché essa apra “come una voragine” per inghiottire il veleno vomitato del demonio. Un anno nel quale lasciarci bagnare dalla stessa Grazia che ha colmato Maria, per tornare ad essere le creature molto belle e molto buone nelle quali risplenda l’immagine e la somiglianza del Creatore. Un anno di Grazia per le nostre famiglie, chiamate a testimoniare la volontà originale di Dio, che ha plasmato l’uomo “maschio e femmina” perché siano una sola carne e diventare così “papà e mamma” dei figli da accogliere e nutrire nella fede che dischiude la porta del Cielo.

La stessa Parola rivolta a Maria, infatti, è preparata per noi, che abbiamo ascoltato e dato credito mille volte a quella del demonio. Eh sì, non siamo immacolati, occorre riconoscere di essere peccatori, altrimenti a nulla varrebbe la Misericordia. Sarebbe come raccogliere acqua in un secchio bucato. Neanche il tempo di passare attraverso la “Porta Santa” che è già andata perduta. Pesano le conseguenze dell’originale peccato, e la carne grava le nostre esistenze d’un peso spesso insopportabile. Siamo schiavi d’un padrone che tiranneggia pensieri, cuore e azioni. Ma, all’improvviso e senza preavviso, ecco un annuncio anche per noi: è già la “pienezza dei tempi”. Gesù si fa carne in quest’oggi che porta dentro tutti i nostri oggi passati. E se Cristo è in noi, tutto quello che è stato, i pezzi di storia passata, sconnessi, stonati, confusi, brillano di luce nuova. Vi era il suo disegno dentro la nostra storia.

Allora tutto diviene armonico, ogni istante appare come la nota giusta vibrata al momento giusto: nulla è fuori posto, anche se fino ad un istante fa sembrava tutto in disordine, senza capo né coda: tutto di noi era per Lui, da sempre. Lo possiamo credere perché la Chiesa ci annuncia ciò che ha vissuto e sperimentato da duemila anni, svelandoci che la stessa misericordia è già all’opera in ciascuno di noi. Chiediamo allora alla Vergine Maria i suoi occhi stupiti e di fede per guardarci e guardare gli altri così, con pazienza e misericordia: “Primo: accogliere pienamente Dio e la sua grazia misericordiosa nella nostra vita. Secondo: diventare a nostra volta artefici di misericordia mediante un cammino evangelico… Ad imitazione di Maria, siamo chiamati a diventare portatori di Cristo e testimoni del suo amore, guardando anzitutto a quelli che sono i privilegiati agli occhi di Gesù” (Papa Francesco, Angelus dell’8 dicembre 2015).

Chi in questo Anno Santo accoglierà il perdono di Dio che ci annuncia la Chiesa e lascerà a Cristo i suoi peccati, sarà nuovamente “concepito”; non più nel peccato come lo fu nel seno di sua madre, ma “immacolato” nel seno benedetto della Chiesa. Possiamo essere immacolati nell’Immacolata, il preludio stupefacente a questo Tempo di Grazia! Coraggio allora, iniziamo con il Papa e i nostri fratelli un serio cammino di penitenza e conversione, perché passare la soglia della Porta Santa non è nulla di magico, ma il primo passo verso il compimento in noi della Grazia battesimale che trasfigura la nostra carne debole in un tabernacolo d’amore.

E l’amore non è senza sofferenza, mai. E’ immacolato chi sa soffrire, chi sale sulla Croce, lasciando che la storia trafigga l’anima. E il mondo ha bisogno dei figli di Dio immacolati: vogliono togliere i presepi perché hanno fame di presepi viventi! Nella stoltezza del mondo che ci accerchia la fede sa riconoscere il grido disperato di uomini che hanno perduto le radici su cui fondare la propria vita. Coraggio, abbiamo un anno per convertirci e lasciare che Cristo prenda dimora nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità cristiane. Siamo noi i pastori impuri chiamati a contemplare il Mistero dell’Incarnazione nella nostra vita, perché, trasfigurata dalla Gloria di Dio, si faccia annuncio credibile dell’amore di Dio.

Siamo chiamati ad accogliere la Misericordia perché le nostre famiglie divengano sante come quella di Nazaret, deponendo nella mangiatoia della nostra povertà, dei nostri peccati, i frutti della Grazia che genera in noi la Vita nuova di Cristo, pane con cui saziare la fame di quanti per paura della morte, sono schiavi del pensiero unico. Per questo occorre imparare in questo Anno Santo a lottare insieme a Maria, e non abbassare mai la guardia contro il demonio, il mondo e la carne. La Misericordia, infatti, è anche fortezza e zelo per annunciare e testimoniare la Verità che sorge dalla fede nella quale siamo chiamati a crescere attraverso le liturgie e i sacramenti, l’ascolto assiduo della Parola di Dio e la comunione con i fratelli. Allora, pensieri, parole, azioni, tutto sgorgherà naturalmente rinnovato nell’amore.

Tutto di noi è per Cristo e la sua missione nella storia. Nulla è perduto. Nulla è annoiato. Nel mondo eppure santo, separato dal mondo; le parole per il marito, la moglie, i figli, i colleghi, sono immacolate nel sangue di Gesù, sigillate nello scrigno della misericordia di Dio perché siano espressione del suo amore riversato in noi dallo stesso Spirito Santo che ha fecondato il seno della Vergine Maria. Tutto in noi prepara il parto benedetto: ogni istante che si affaccia sulle nostre giornate, forse un insulto, un’ingiustizia, una malattia, un fallimento, sono, per mezzo della stessa Grazia, la “pienezza dei tempi” in cui far posto a Cristo perché il suo amore giunga a questa generazione: “Forse che fine della vita è vivere? Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra? Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!” (Paul Claudel). Buon Anno Santo, e buona Misericordia a tutti.

Articolo pubblicato su “La Croce” del 10 dicembre 2015

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