Anche oggi, affacciato dalla sua finestra in cielo, San Giovanni Paolo II protegge le nostre famiglie

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Gratitudine. A dieci anni dalla sua entrata trionfante in Cielo, il sentimento nei confronti di San Giovanni Paolo II che perdura, anzi, che cresce sempre più è un’immensa gratitudine. Oggi celebriamo la sua memoria liturgica, ovvero il memoriale di una vita che ha trafitto milioni di vite. Milioni  di persone che da lui hanno ricevuto qualcosa, meglio, Qualcuno. Il testimone ha reso la sua bella testimonianza. La voce e la presenza, lo sguardo e l’esempio hanno dato concretezza al Mistero. Di Lui, di Gesù l’uomo contemporaneo ha bisogno. Lui, Gesù, l’uomo ha sempre cercato. Lui, Gesù, il Papa Grande venuto da un Paese lontano ha testimoniato e annunziato, infaticabilmente, sino all’ultimo respiro. Il bisogno più profondo dell’uomo ha trovato in San Giovanni Paolo II la risposta. L’unica, coniugata in mille dettagli, nelle forme più diverse.

“Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”. In 27 annidi pontificato questa promessa di Gesù ha assunto un volto, un timbro di voce, un incedere, un amare. Quelli inconfondibili del Papa polacco. Il Mistero ha attraversato il globo sino ad incontrare quel mistero altrettanto affascinante che è la vita d’ogni uomo. Non sapremo mai quello che ha significato veramente il pellegrinaggio terreno di quest’uomo di Dio: innumerevoli vite cambiate, trasformate, benedette. Quanti figli dell’Humanae Vitae che il Grance Karol ha difeso e annunciato ai tanti che nella Chiesa si sono fidati di lui e delle sue parole profetiche? E Le famiglie salvate, le crisi di fede alleviate, le infermità consolate. La fede donata o ri-donata nell’Iniziazione Cristiana da Lui promossa e sostenuta, con i carismi e i movimenti che lo Spirito Santo ha donato alla Chiesa affidata alle sua sollecitudine. Una teoria di miracoli nascosti alla stampa e alle televisioni, chiusi dietro ogni portone affacciato sulle strade della storia.

Ma la gratitudine che ha mosso milioni di pellegrini a rendergli l’estremo saluto ci permette di sbirciare per un secondo dietro le tende dell’apparenza. Quello che sfugge alla cronaca, anche alle analisi più dettagliate e puntuali, risplende vivido nello scorrere semplice e vero delle nostre ore. In esse Giovanni Paolo II è giunto come un balsamo d’amore. Accanto alla mamma alle prese con i pannolini, sugli autobus che conducono ogni giorno allo stesso posto di lavoro. Nel letto dei dolori di tanti malati. Tra le speranze e i fallimenti dei missionari. Nei progetti dei giovani e nelle solitudini degli anziani. Dentro ad ogni evento di vita è arrivato Giovanni Paolo II, testimone fedele di Colui che lo aveva inviato. E chi ha visto lui ha visto Gesù. E vedere Gesù è vedere il Padre. Nel suo sorriso e nella sua voce possente, rassicurante e a volte dura nel correggerci, in tanti abbiamo contemplato la passione infinita di Dio per il destino di ogni uomo.

La “ volontà del Padre mio è che nessuno si perda” disse Gesù. Nessuno, che significa nessun peccatore in nessun posto del mondo, in nessuna situazione, per quanto compromessa e intricata. Karol lo sapeva bene, lo aveva sperimentato nella sua vita sfilata negli eventi più duri e tragici della storia contemporanea come un tabernacolo che custodiva la speranza: “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo!” ci ha detto il primo giorno da Papa, e sembra oggi, ed è ora, perché erano parole cesellate dallo Spirito Santo per ognuno di noi, sino ad oggi, per gettarci colmi di fede, speranza e carità nel domani.

Il suo amore a Gesù senza limiti, unito quello immenso alla Vergine Maria, Colei che lo aveva donato a mondo. Con Cristo, anche San Giovanni Paolo II è stato afferrato dall’amore del Padre e gettato nella storia per cercare e abbracciare ogni uomo. Una storia d’amore giunta sino agli estremi confini della terra, come agli estremi confini dell’esistenza di milioni di persone, tra paure e angosce. Con lui, il Mistero di Dio è planato nell’ordinario delle nostre vite, facendone uno straordinario mistero di amore, come un mattino di Pasqua sulle soglie d’ogni nostro mattino.

Questa incredibile prossimità di Dio ci ha fatti familiari di tutto quello di cui avevamo bisogno, e non lo sapevamo: pace, fiducia, amore. Lui, questo dolce uomo dal sorriso umile, ci ha fatti sentire amati, protagonisti d’una storia bellissima. La sua parola ci ha strappati dal grigiore del non-senso che sembra farla da padrone, mimetizzato nelle aberrazioni contro le quali ci tocca lottare per non cedere alle menzogne. Ce lo ha insegnato lui, il montanaro sempre in cammino, aprendo per noi con le parole, l’esempio e il governo, le porte della Chiesa; ci ha detto mille volte di lasciarci accogliere e gestare da lei, la nostra Madre. Del resto Karol l’aveva persa molto presto, e molto presto ha sperimentato la tenerezza materna della Vergine Maria, immagine della Chiesa di cui è diventato prete, vescovo e papa. “Totuus tuus”, tutto di Maria, perché tutto della Chiesa, la Madre che da duemila anni ha gestato con amore nella Verità generazioni di santi e testimoni.

Non è un caso che la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II giunga nel mezzo del Sinodo sulla Famiglia. E’ il segno che proprio in questi giorni, in mezzo alla confusione che il demonio vorrebbe seminare nel Corpo benedetto di Cristo, il grande Pastore della famiglia si sta affacciando dal Cielo: “fate memoria” ci dice, “rileggete e approfondite i testi che Dio mi ha ispirato proprio per questi tempi: la “Familiaris Consortio” e le Catechesi sull’amore, “Amore e responsabilità” e “Veritatis Splendor”, e molti altri documenti preziosi. Sì, li ho scritti per voi, perché Dio mi ha scelto soprattutto per salvare l’umanità di questa generazione attraverso la famiglia; io che ne ho avuto una struggente nostalgia e l’ho trovata nella comunità cristiana vi dico nel nome del Signore: non abbiate paura di chi vorrebbe distruggerla, fuori e dentro la Chiesa. La famiglia è l’opera più bella di Dio, pensate davvero che se lasci rapire , ferire, oltraggiare e uccidere? Non succederà mai! E saranno proprio le famiglie cristiane formate alla fede adulta nella Chiesa che salveranno l’umanità. In voi, figli della Verità che ho annunciato e difeso in ogni angolo del mondo, risplende oggi la luce di Cristo vittorioso sulla morte! Camminate nella Chiesa, aprite in essa seri cammini di iniziazione cristiana, perché solo la fede adulta genera il martirio di cui ha bisogno questa generazione: il martirio di famiglie sante, che si aprono alla vita secondo la volontà di Dio, che si radicano nel perdono ricevuto da Dio e consegnato mutuamente, che ascoltano la Parola, si nutrono dei sacramenti, e testimoniano a tutti il destino per cui ogni uomo è stato creato: in voi famiglie cristiane appare credibile e autentico perché reale il frammento di Paradiso nel quale Adamo ed Eva furono creati “maschio e femmina ad immagine e somiglianza di Dio”, quello che per Grazia nella Chiesa si può di nuovo vivere e sperimentare.

La debolezza di San Giovanni Paolo II ha poi impreziosito le nostre sconfitte e le nostre infermità. Ci ha toccato il cuore e lo ha colmato della speranza che nulla può rapire, perché radicata nell’amore di Dio e nella dolcezza materna di Maria che sostenevano il Papa nella prova più difficile. La gratitudine, sincera e spontanea, di tutti noi sparsi nel mondo ci dice oggi una cosa, semplice, e per questo sconvolgente: Dio esiste, e ci ama. Laddove siamo, esattamente come siamo. San Lolek da Wadowice ce lo mostrato. Nei suoi occhi che fissavano il Cielo si leggevano le nostre vite come lacrime versate davanti al Signore. E, con lui lassù, ci sentiamo più sicuri nel cammino di ogni giorno.

Articolo pubblicato su “La Croce” del 22 ottobre 2015

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