Lettera agli araldi della gioia e della vita, della famiglia e della verità che oggi saranno a Piazza San Giovanni

Basilica-di-San-Giovanni-in-Laterano

Carissimi araldi della gioia e della vita, della famiglia e della verità, avrei voluto essere presente fisicamente con voi in quella Piazza ma, nonostante le migliaia di chilometri che ci separano, non mi sento lontano, anzi. So che la stragrande maggioranza è lì soprattutto per gratitudine, quella che nasce pura dalla gratuità dell’amore di Dio, la stessa che ha aperto il mio cuore alla chiamata del Signore. Non potreste essere lì, moltissimi dopo un lungo e scomodo viaggio, se il Padre celeste non avesse colmato della sua bellezza la vostra vita facendone di essa un’immagine somigliante e credibile.

Oggi, infatti, a San Giovanni state aprendo il Cielo che, dalla polvere su cui striscia, il nemico di Dio e dell’uomo sta tentando di chiudere su questa generazione. La vostra presenza è un fatto nel quale tutti dovranno imbattersi, per interrogarsi o per contestare, per aprirsi alla Verità o chiudersi ostinatamente cercando di minimizzare. Quello di oggi è un evento che supera i confini del tempo e dello spazio perché è molto più di una semplice manifestazione; è un segno escatologico, una freccia puntata verso l’alto a indicare il Destino per il quale ogni uomo è stato creato.

Senza la vostra carne e il vostro sangue offerti per donare la vita, senza i vostri sguardi illuminati dalla gioia che scaturisce solo da una vita compiuta nell’amore, non ci sarebbe speranza sulla terra. Senza di voi le parole più belle e ragionevoli non riuscirebbero a testimoniare la verità. Perché è inutile girarci intorno, siete lì perché qualcuno, da molto tempo, ha deciso per tutti che Dio non esiste. Il gender, il matrimonio per gli omosessuali, l’utero in affitto, e poi il divorzio breve, l’aborto e la selezione genetica, sono piante che possono crescere solo se seminate in una terra trasformata in un inferno.

Lo ha affermato con grande chiarezza Papa Francesco nella sua Enciclica “Laudato sì”, nella quale scrive che i racconti biblici “suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Secondo la Bibbia, queste tre relazioni vitali sono rotte, non solo fuori, ma anche dentro di noi. Questa rottura è il peccato. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate”. Tagliare con qualcuno significa in fondo affermare che non esiste più, è morto, nel cuore e nei fatti.

Carissimi, oggi voi camminerete sulla terra concreta di Roma per testimoniare a tutti che Dio non è morto, che esiste, e che solo lasciandosi riconciliare con Lui è possibile vivere in pienezza. Come aratri i vostri passeggini solcheranno e dissoderanno la terra che il nemico dell’umanità ha voluto trasformare in inferno. Siete, infatti, le avanguardie della “Verità che germoglia dalla terra” perché “la giustizia si affacci dal Cielo”. Coraggio, perchè attraverso di voi “amore e verità s’incontreranno” e “certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto” (cfr. Sal 84).

La famiglia, e diciamolo senza paura, la famiglia cristiana, oggi appare viva. E grazie a voi, la Chiesa che è in Italia, risvegliata da quest’impeto di gioia è ancora una volta sul colle Celio come sulla cima del monte; attraverso i vostri occhi che brillano nella luce del perdono è posta sul candelabro per illuminare questa società.

Non a caso la Provvidenza vi ha condotti all’ombra della Cattedrale del Vescovo di Roma, la Madre di tutte le Chiese che sono nel mondo. Alzate gli occhi e guardate al grembo che vi ha generato a una vita nuova e celeste; ascoltate la storia di zelo e sangue che vi ha preceduto, scoprirete di camminare sulle orme dei santi che hanno testimoniato al prezzo della propria vita la Verità che li aveva salvati. Non sentite l’eco delle parole del Beato Paolo VI e di San Giovanni Paolo II? Sono lì con voi, invisibili ma presenti e vivi nella vostra storia. E’ soprattutto grazie alla loro opera in favore della famiglia e della vita se oggi potete stringervi in un amore indissolubile e fecondo insieme ai vostri figli. Sono loro che hanno tradotto per voi la volontà di Dio e, come architetti sapienti, hanno fatto delle vostre famiglie le cattedrali del Terzo Millennio dove questa e le future generazioni potranno incontrare Dio e riconciliarsi con Lui. Sì carissime famiglie venute a Roma per “difendere i vostri figli”, siete belle come le cattedrali gotiche costate sangue e sudore ai poveri, gli stessi che hanno segnato i vostri combattimenti per aprirvi alla vita e accogliere i figli della Grazia. Siete il popolo dell’Humanae Vitae curato e amato dalla Chiesa. In essa avete ricevuto e gustato il “vino della Resurrezione” con cui Cristo ha reso feconda e gioiosa la vostra vita.

Solo Lui rende eterno l’amore offrendo all’uomo schiavo del peccato il frutto della sua Croce e della sua resurrezione. Voi lo avete sperimentato e per questo, pur nella debolezza e nella precarietà, risplende nelle vostre famiglie un fotogramma del “principio” nel quale Dio ha creato l’uomo “maschio e femmina” per deporvi il suo amore. La Grazia ha rigenerato in voi “l’armonia che san Francesco d’Assisi viveva con tutte le creature”, il segno della “guarigione della rottura” tra l’uomo e Dio che Papa Francesco ha sottolineato nella sua Enciclica: “San Bonaventura disse che attraverso la riconciliazione universale con tutte le creature in qualche modo Francesco era riportato allo stato di innocenza originaria”. Carissimi, per tornare a sperare e cambiare realmente “verso” lasciando perdere quello nemico dell’uomo, l’Italia aveva e ha bisogno di vedere in voi questa “innocenza originaria”. Deve poter contemplare la possibilità di vivere secondo natura i rapporti in persone concrete nelle quali la natura è stata redenta. Molti attaccano l’idea di “famiglia naturale” perché non credono in Dio creatore della natura. E voi siete lì per suscitare nei loro cuori, con la bellezza della famiglia naturale, cioè secondo la volontà originale di Dio, l’interrogativo capace di scardinare le loro certezze. Dio ha scelto voi per amore di ogni persona che vive in Italia, per ogni vostro figlio e per i figli di tutti, anche per quelli che nasceranno domani.

Non temete allora, la forza della Verità smentirà la menzogna. Speriamo certo che ciò avvenga subito, già con il Ddl Cirinnà e con l’ideologia del Gender. Ma sappiamo che ciò avverrà, ne siamo certi perché la storia ce lo ha insegnato, sin dagli albori del cristianesimo. Questa notte che avvolge il mondo e l’Italia con le sue menzogne e le sue idolatrie, non è diversa da quella che inghiottiva Roma e il suo impero nella dissoluzione morale, politica e civile. Ma come allora, questa notte presagisce il miracolo più umile e fecondo, il segno che Dio ha dato nella notte di Natale. A Betlemme fu un bimbo adagiato in una mangiatoia, e Maria e Giuseppe, una famiglia santa riparata in una grotta per dare al mondo la Vita e l’amore che non muoiono.

Oggi a Roma, che per l’occasione è diventata, a giugno!, il presepe d’Italia, Dio rinnova lo stesso segno offerto ai pastori: voi e i vostri bambini deposti nella mangiatoia di questa società. In ciascuno di voi, infatti, è nascosto il seme che salverà questa generazione, la Parola fatta carne che Dio ha voluto donare agli uomini di questo tempo, affinché, come diceva Benedetto XVI, possa essere “guardata”: “Quando vediamo Lui, il Dio che è diventato un bambino, ci si apre il cuore”. Dio, infatti, “viene a noi come uomo, affinché noi diventiamo veramente umani” (Benedetto XVI, Omelia nella Notte di Natale, 2009). Così Dio si rivela oggi all’Italia perché ogni italiano gli apra il cuore; così continuerà a mostrarsi, nei volti e nelle storie sante delle vostre famiglie, perché ogni uomo possa ritornare ad essere “umano, ovvero figlio ad immagine e somiglianza di suo Padre, “maschio e femmina” creati per “essere fecondi e moltiplicarsi” nell’amore.

Articolo pubblicato sul La Croce del 20 giugno 2015

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