Passione di Gesù per te, per me, per il mondo

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Forse mai come quest’anno la Passione di Gesù ci viene incontro per trasfigurare e redimere le nostre insane passioni. Si profila all’orizzonte, infatti, una lunga e difficile stagione nella quale non solo la Chiesa, ma anche ogni persona, in Italia come in ogni altra parte del mondo, saranno sottoposti ad un attacco sempre più violento. Prima ancora dei tagliagole islamici, l’attacco viene dal fuoco amico, dalle Istituzioni che a servizio dell’uomo e della famiglia naturale dovrebbero essere. E invece, proprio come accadde duemila anni fa a Gerusalemme, i “principi” continuano a “congiurare insieme contro il Signore e il suo Messia”. Politica, scuola, cultura, alleati per distruggere il grembo santo della vita, stretti in un’alleanza di ferro sotto la bandiera della passione… La passione della carne, idolatrata e vezzeggiata, patria di ogni nuovo diritto.

Passione coltivata nella teoria-ideologia del gender innanzitutto, che, come affermava il Professor Massimo Gandolfini in una recente intervista, “arriva a parlare di ‘nuovi modi di essere’: vuole cambiare il concetto stesso di essere umano, forgiare una nuova idea di persona, che diventa così qualcosa di costruito, di artificiale, senza nessuna identità e riferimento. L’apparato sessuale biologico sparisce e viene annullato, mentre chiunque combatta queste posizioni viene tacciato di ideologismo o di omofobia”.

E la passione che ne deriva, che punta a legittimare ogni sorta di sentimento elevandolo al rango di matrimonio. E, ovviamente, la passione che brama un figlio ad ogni costo, accolta e recepita dal Ddl Cirinnà, che, come disse l’allora Arcivescovo di Buenos Aires Cardinal Bergoglio, mette “in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori”. Passione che riduce i figli a cose, perché a monte ha ridotto a oggetti di passione sciolta e senza argini i genitori, o quelle due persone che dicono di esserlo.

Ma non solo. Già che ci siamo potremmo dare oggi una ripassatina alle passioni che tengono schiavi anche noi, che ci sentiamo accerchiati da questa società impazzita. Sono tante, non è necessario elencarle. Ma ci fanno soffrire, perché, dopo aver legato mente e cuore, stringono in catene mani e piedi, obbligandoci a fare quello che non vorremmo.

Questo il quadro nel quale, quest’anno, la Chiesa ci viene incontro con questa Domenica speciale, la porta luminosa che ci introduce nella Settimana Santa. Ed è proprio quello di cui tutti abbiamo bisogno. Certo, come scritto su queste pagine, è urgente alzarci, e reagire, e resistere ad ogni menzogna demoniaca, opponendo la luce della ragione illuminata dalla fede. Ma potrebbe non bastare. E forse non basterà. Faremo di tutto, ma l’acqua, purtroppo è già molto inquinata…

Per questo è importante entrare in questa Domenica con tutto noi stessi, senza fare sconti alle menzogne e alle ipocrisie con le quali tendiamo a sfuggire la verità che ci riguarda. Anche a noi, infatti, spesso non bastano le ragioni illuminate dalla fede per resistere alle tentazioni delle passioni. Anche noi pecchiamo, e ci facciamo male e lo facciamo agli altri. Il nostro universo interiore è profezia del mondo. E questa Domenica ci è offerta per sperimentare in noi il potere della Passione redentiva di Cristo, affinché appoggiati in essa, possiamo gettarci nell’agone della società come apostoli credibili della Verità.

Come martiri, testimoni di Cristo sino al dono della propria vita, perché è di questo che il mondo che ci assedia ha bisogno. Di martiri che tengono alta la palma del martirio, incarnando in se stessi l’immagine dell’Agnello sgozzato che ha vinto il grande drago. Ecco il punto. Prima di alzarci e organizzarci a qualunque livello, occorre entrare con Cristo a Gerusalemme, e questa Domenica delle Palme ci appare come un dettaglio dell’amore di Dio che ci indica il cammino che conduce alla vittoria autentica contro “la bestia” dell’Apocalisse che sembra alzarsi con più ferocia che mai.

Non è un caso che proprio due giorni fa la questione delle unioni civili e l’aberrazione dell’utero in affitto sia emersa in tutta la sua concretezza politica. Siamo figli di Dio e discepoli dell’Agnello, non possiamo dimenticarlo. Pena vanificare ogni battaglia, ogni parola e ogni evento. Entriamo allora con Cristo in questa Domenica della sua Passione, per gettarvi le nostre malate, e imparare a caricarci di quelle del mondo. Non c’è altra via per uscirne vincitori, che quella tracciata da Lui, l’unico davvero “appassionato” alla sorte di ciascun uomo, compresi quelli ingannati e tenaci fautori delle ideologie perverse che azzannano la società.

Domenica della Passione di Dio per te, per me, per ogni uomo. Si, Dio si è appassionato alle mie cose, a quelle di tutti i giorni, al punto di morirci. Non è questo che in fondo tutti stiamo cercando? Non è qualcuno, anche uno solo, che sia attento a quello che ci accade, che abbia a cuore la nostra vita, che si accorga di noi, che ci abbracci quando ci sentiamo soli, che ci stringa forte quando le lacrime ci gonfiano gli occhi, che ci sorrida dolcemente quando ci sentiamo soli e distrutti, che ci prenda per mano e ci tiri fuori dai pasticci?

Non desideriamo qualcuno che ci ami davvero, di quell’amore che non troviamo da nessuna parte, se non a brandelli, nei genitori, nei fidanzati, nelle famiglie, nei figli, negli amici? L’amore che il demonio spinge a cercare nella follia di nuovi “generi”, e nuove passioni. Alla fine sono solo frammenti, spesso avvelenati, di quello che ci urge disseminati nei giorni, che poi è così difficile rimetterli insieme perché diano senso, pace e gioia alle nostre esistenze.

Eccolo in questa Domenica Colui che stiamo desiderando. Eccolo tra le pagine della Passione. Leggiamola con pazienza, vi incontreremo le trame delle nostre vite, i luoghi, i volti  e le cose di ogni nostro giorno. Vi troveremo profetizzata questa Italia in pericolo, il mondo sotto scacco da un potere oscuro che trama la distruzione dell’uomo.

Il Cenacolo, il Getsemani, il Palazzo del Sommo Sacerdote, il Campo di sangue, il Tribunale del Governatore, il Pretorio, la Via Dolorosa, il Golgota e il Giardino con la tomba. E poi Pietro Giacomo e Giovanni, Giuda l’amico che tradisce, gli altri apostoli dispersi e scandalizzati, Caifa, i Capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani, il Sinedrio, i falsi testimoni, i servi e le serve, Pilato e sua moglie, Barabba e la folla, la truppa dei soldati, Simone di Cirene, i morti risuscitati, i due ladroni, il centurione e quelli che con lui facevano la guardia, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, la madre dei figli di Zebedeo e le molte altre donne, Giuseppe di Arimatea e le guardie a sigillare e sorvegliare la tomba.

E poi il pane e il vino, il piatto e la coppa, la terra e gli ulivi, il sonno, le trenta monete, il bacio e le mani addosso, la spada e i bastoni, le vesti stracciate e la bestemmia, gli sputi, le catene, il gallo e il pianto, l’albero e la corda per l’impiccagione, l’acqua e il catino, flagello, il mantello scarlatto, la corona di spine e la canna, gli sputi e le parole di derisione, le vesti di Gesù, la Croce e i chiodi, il vino mescolato con fiele, l’iscrizione, gli insulti e le beffe, la spugna l’aceto e la canna, il terremoto, le rocce spezzate e i sepolcri aperti, il lenzuolo pulito, il sepolcro nuovo scavato nella roccia e la grande pietra rotolata alla sua entrata.

La Passione di Gesù è il suo amore sbriciolato e disciolto nella storia che ci accoglie, nella nostra vita, in quella dei nostri figli assediati dai programmi demenziali di educazione alla diversità. Entra umile a Gerusalemme, la Città che Dio ha eletto a sua dimora, ovvero la nostra vita e quella di ogni uomo preparata da sempre per accoglierlo, ma così gravida di violenza e menzogna. Viene a cercarci per prenderci con sé e farci passare dalla morte alla vita, dall’uomo vecchio all’uomo nuovo.

Viene a donarsi, sa bene che gli “osanna” che gli tributiamo quando ci va bene presto si trasformano in insulti e chiodi di fronte alla più piccola contrarietà. Non viene a prendere onori, ma a darne a noi traditori, ai buoni che a volte crediamo di essere, e ai cattivi che stanno dall’altra parte. Conosce il nostro cuore, lo vuole guarire, per questo viene a offrirci il suo silenzio per caricarsi delle nostre false accuse, delle mormorazioni, dell’ira e dell’odio di chi non sopporta la Verità che Lui ha rivelato.

E’ geloso di noi, dei nostri figli, ma anche di chi ce li vuol portare via, e non può sopportare di vederci schiavi della menzogna del demonio; per questo si lascia arrestare dalla nostra arroganza, giudicare dalle nostre menzogne, insultare dalla nostra ipocrisia, flagellare dalla nostra concupiscenza, spogliare dalla nostra avarizia, crocifiggere dalla nostra superbia, e rinchiudere nel sepolcro della nostra morte, frutto maledetto di ogni peccato.

E’ lì che doveva finire, sin dal primo istante dell’Incarnazione, sin dalla nascita nella mangiatoia di Betlemme che ne profetizzava la tomba. Agli inferi doveva scendere, in quelli di ogni uomo, per liberare gli schiavi e restituirli, di nuovo figli, a suo Padre.

E’ un fatto, semplice e vero: Lui in me perché io sia in Lui; tutto di Lui per me perché tutto di me sia trasformato in amore. E’ questa la chiave per contemplare la Passione trasfigurare le nostre passioni: “sono stato crocifisso con Cristo, e non sono più che io vivo, ma è Cristo che vive in me”. Perché attraverso la nostra passione siano trasfigurate le passioni del mondo.

Sono stato amato, perdonato, rigenerato nella sua Passione, e ora non vivo più la mia vita come una cosa mia, nella quale cercare di non soffrire passandola il meglio possibile, offrendo tutto e tutti alla mia cupidigia insaziabile. Ora le persone, i luoghi e le cose non sono più mio possesso, ma le occasioni perché Cristo viva in me la sua Passione.

Ecco, oggi possiamo contemplare in essa l’amore infinito di Dio che, raggiungendomi, mi trasforma in Cristo. Si legge Gesù ma si ascolta Giuseppe, Mario, Giulia e Lucia. La Passione è un Vangelo, il primo a essere scritto, il nucleo più antico e il fondamento di tutto il Nuovo Testamento, la memoria più vivida degli apostoli. In essa, infatti, è illuminato ogni frammento della vicenda dei suoi fratelli più piccoli. Non c’è angolo oscuro e dimenticato, non un incontro, non un volto, non un evento nel quale Gesù non vi abbia patito per colmarlo della sua gloria.

Tutto, anche il dolore più grande, il fallimento più cocente, la frustrazione più umiliante, l’attacco più subdolo della cultura contemporanea ha senso nel dolore, nel fallimento e nella frustrazione di Gesù. Lui ha già “patito” l’esclusione, Lui è stato già tacciato di omofobia, Lui ha già caricato sulle sue spalle il frutto di dolore dell’ideologia gender, delle nozze gay, degli uteri in affitto. Così, ognuno può pensare a Giuda, Pilato, Caifa, Simone di Cirene che ha incontrato e incontrerà; il Pretorio e il Golgota dove hai vissuto, la scuola dove studia tuo figlio, la società dove metterà radici; i chiodi, le spine e il flagello che ha toccato. Era amore, il puro amore di Dio che, misteriosamente, perdonandoci, ci univa al suo Figlio e alla sua missione.

Già, la missione. Perché è anche di questa che ci parla la Passione di Gesù. Non è solo un memoriale che si compie di nuovo quest’anno. E’ anche una profezia di quello che Dio ha preparato per noi. Ci attendono il Sinedrio, la Via Dolorosa, i tradimenti e gli sputi, non un frammento della Passione di Gesù ci sarà risparmiata. Ma è il nostro vanto, il segno che siamo suoi, il suo corpo e il suo sangue vivi in questo tempo; la sua Passione sono le stigmate del suo amore impresse nella nostra carne, ormai libera dal peccato e pronta ad essere offerta anche ai nemici suoi e dell’uomo.

Può “patire” solo chi è già risorto con Lui: la sua Chiesa inviata nel mondo per annunciare il Vangelo a questa generazione. Coraggio allora, entriamo con Cristo a Gerusalemme, la sua dimora: è il nostro matrimonio, il posto di lavoro, la scuola, il fidanzamento, la malattia, ogni evento e relazione che ci attendono nella luce sfolgorante della Pasqua. Ascoltiamo allora la Passione per fare memoria del passato risplendente di Gloria; per vivere con gioia e gratitudine il presente e combattere la buona battaglia della fede in un ondo ostile; e aspettare con fede il futuro come l’occasione per “patire” con Cristo per la salvezza del mondo. Solo così le sue passioni saranno trasfigurate e redente.

Articolo pubblicato su “La Croce” del 28 marzo 2015

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