La patria nella Patria

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Dio ama l’Italia. Il Vangelo di oggi, infatti, è un regalo che giunge in perfetto orario. Lui sapeva, eccome, che ieri si sarebbe insediato un nuovo Presidente. E aveva preparato per questo 4 febbraio 2015, mercoledì della IV settimana del Tempo Ordinario, un vangelo che illumina chiaramente la vicenda del nostro Paese. Racconta di quando Gesù ritorna nella sua patria, e i suoi compatrioti si scandalizzano di Lui. Chiaro no? Tutto, ma proprio tutto quello che accade in Italia ha origine dallo stesso scandalo dei cittadini di Nazaret. L’Italia, come ogni altro lembo di mondo, è Patria di Cristo! Perché ha versato il suo sangue per ogni persona che vi è nata e vi abita. Qui affonda le sue radici l’antropologia che può orientare verso il buono, il bello e il giusto ogni politica. Quindi, un Paese che lascia fuori Cristo e che inciampa nelle sue parole non vedrà mai i suoi prodigi distendersi anche nel governo della res-publica. Non sarà mai una “comunità unita” come auspicava il neo Presidente, ma sfilacciata su diritti pronti a cambiare per adeguarsi alle “conquiste civili” del momento. Nulla degli ammonimenti del Presidente Mattarella vedrà mai compimento perché l’egoismo, le gelosie e le invidie, come già accadde a Nazaret, prevarranno sempre su un sentire e un obbiettivo comune scacciato fuori insieme al Cittadino più illustre… Per questo il vangelo di oggi ci apre gli occhi e ci chiama a conversione: prima d’essere una patria terrena, anche l’Italia è un’immagine della Patria Celeste. In essa infatti nasce ed è allevato Gesù, il Figlio di Dio che si fa carne nei cristiani che la abitano. La vera speranza per l’Italia passa di qui, dai cristiani che si convertono davvero e smettono di scandalizzarsi di Cristo e lo accolgono; e con Lui entrano nella storia di carne e dolore con una natura nuova, perché in essi risplenda la vita che non muore, profezia del Cielo. Esso è l’unica Patria nella quale anche la patria terrestre può essere trasfigurata e diventare più autenticamente umana, popolata cioè di cittadini più somiglianti al loro Creatore. Tutto il resto verrà dopo, come un frutto e non come un’idea di giustizia e legalità da anteporre all’essere, come è già accaduto nella storia, seminando sangue e cadaveri a milioni. Solo se vi sarà qualcuno che, rinato in Cristo avrà la schiena dritta di fronte al male perché abituata a distendersi sulla Croce, potrà accendersi la speranza per i più deboli, i poveri, gli ultimi. Prima della Costituzione Italiana esiste la Parola di Dio, viva e creatrice, che si “invera”, che si fa cioè carne vera nei suoi figli redenti da Cristo. E’ in essa che ogni costituzione può trovare quei frammenti di giustizia e libertà che abbracciano e superano i meschini interessi personali e inverarsi così in leggi che curino la persona, la vita, la famiglia, senza tralasciare nessuno. Coraggio, accogliamo insieme al Presidente Mattarella il Cittadino celeste che può fare dell’Italia un pezzettino di Cielo, non perfetto per carità perché anche la politica ispirata da Lui è fragile come gli uomini che la pensano e realizzano. Ma che può contribuire a un Paese diverso da quello decadente di oggi, senza falsi idealismi e messianismi, semplicemente più umano perché più divino. E non scandalizzatevi mi raccomando, perché Dio viene ad abitare davvero tra noi, mica per finta.

QUI IL COMMENTO AL VANGELO DI OGGI

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