Alle periferie dei cuori per salvare i suoi autentici desideri

gretaevanessa

 

 

Occorre scavare e tirar via badilate di inchiostro per cercare di capire cosa stia succedendo in questi giorni. Altrimenti è impossibile riuscire a porsi le domande giuste.

Per esempio, guardo i volti di due giovanissime ragazze mentre scendono dall’aereo che le ha riportate a casa da un’avventura finita male, ne scruto gli sguardi inafferrabili, e mi chiedo perché? Accantonate ipotesi, intercettazioni, interviste, articoli di fondo e commenti sui forum. Che siano andate come cooperanti di un’associazione piuttosto che un’altra, che siano state sprovvedute o che ci sia sotto qualcosa di oscuro, tutto questo interessa poco, perché non cambia di una virgola l’essenziale che si cela dietro i loro occhi.

Ciò che mi chiedo è come siano potute finire in quell’inferno senza capo né coda. In che modo abbiano potuto capire e scegliere da che parte stare e consegnargli se stesse.

Perché, prima di tutto, sono due persone che valgono infinitamente, e nessun gesto e parola può nascere senza un legame indissolubile con l’immagine e la somiglianza con Dio che recano scolpite nel loro intimo.

Quando guardiamo una persona non possiamo ridurre nulla alla superfice che emerge. Non bastano le spiegazioni che sviscerano pensieri e comportamenti. Nessuna di queste prevede che vi sia qualcosa di infinitamente più profondo. Eppure è proprio lì vicino che dobbiamo arrivare. Più o meno vicino certo, perché il cuore dell’uomo è un abisso e solo Dio può conoscerlo.

Personalmente intendo anche così l’invito pressante del Papa ad uscire da se stessi e andare alle periferie. Ecco, che cosa è successo nella periferia del cuore di queste ragazze? Come in quella di quanti si innamorano perdutamente di un ideale che troppo spesso nasconde un’ideologia sanguinaria.

Come in quella di chi non riesce a sentirsi vivo se non ha un nemico da attaccare, con cui polemizzare, contro cui manifestare e magari tirare molotov o qualche proiettile; come è accaduto sabato scorso a un convegno dove si era osato discutere di famiglia su suolo pubblico, evidentemente considerato, come il prossimo Expo, proprietà privata del pensiero unico per il quale la famiglia “padre-madre-figli” è già frantumata da un pezzo.

Che cosa accade nelle periferie del cuore di chi, giovani e meno giovani, si inabissa negli smartphone per affogarci dentro la propria identità. O di chi si lascia catturare da interessi totalizzanti e alienanti indotti dal marketing culturale e sportivo di chi sa venderli come fossero gadget elettronici, obsoleti appena usciti dal negozio.

O dei ragazzi che si consegnano senza riserve all’effimero scambiandolo per immortale; penso agli “amorazzi” tra adolescenti (mica solo i loro per la verità…) simili ai coni gelato che non fai in tempo ad iniziare che ti colano giù, sciolti dal sole di altre passioni più prepotenti. Ma intanto, in quel nanosecondo che ci stavi insieme, ti sei giurato fedeltà e amore eterni e per questo hai buttato via te stesso dentro il tuo corpo, e ora ti disprezzi e non sai come dirtelo… E così, per sfuggire a te stesso, continui a concederti illudendoti che sia amore.

Allora, che accade? In tutti la stessa cosa, che il demonio è riuscito a deporvi la sua menzogna, la stessa sussurrata ad Adamo ed Eva. E siccome è terribilmente suadente e accattivante, si è conficcata nel cuore, usurpando il posto della Verità e insudiciando la libertà. Ed è così riuscito a violentare i desideri più intimi, pervertendo il bisogno ineludibile di amare seminato dal Creatore.

Quelle due ragazze, come tutti, vogliono amare. Siamo stati creati per questo. La loro partenza per quella terra martoriata è un’immagine del viaggio che ci conduce tutti alla ricerca di essere noi stessi. Qualunque sia stata la ragione ultima che le ha spinte, all’inizio è stato di certo il vagito dell’embrione d’amore che Dio ha deposto in loro.

Anche insultare e mentire per difendere se stessi e l’idea di vita, di amore e famiglia che si crede sia la migliore e la più adeguata a se stessi, è un grido, certo stonato, che, salendo prepotente dal profondo del cuore, afferma l’esigenza insopprimibile di amare.

Lo scriveva San Paolo ai Romani, vorremmo fare il bene ma non possiamo. Ciò significa che il male che compiamo in fondo non è che la caricatura beffarda del bene che vorremmo fare dipinta dal demonio. Allora, “chi mi libererà da questo corpo votato alla morte”? Cristo! Paolo l’aveva incontrato, e, accolto nella sua misericordia, si è visto trasformato: Poteva mettere a servizio dell’amore le energie che aveva speso per servire l’ingiustizia.

Ma c’è oggi Cristo sulla strada che inganna questa generazione? Certo, anche oggi è vivo nella sua Chiesa, nei cristiani! Allora mi chiedo, perché sotto alla scaletta dell’aereo non c’era nessuno che dicesse a quelle due ragazze che Dio le ama davvero e che Cristo è morto e risorto per riempire di senso la loro vita? E’ un paradosso d’accordo, ma è per dire che anche questo episodio ci deve interrogare seriamente: c’è oggi accanto agli uomini di questa generazione qualcuno che, nel momento in cui bisogna scendere dall’aereo e tornare nella realtà, annunci il Vangelo?

Tu ed io, insieme ai Pastori, ai religiosi e ai catechisti, siamo ancora persuasi che solo la stoltezza della predicazione ha il potere di smentire la menzogna del demonio prima che faccia scempio dei desideri o accogliendo nel perdono che rigenera chi invece è caduto nelle sue trappole e ha visto sbriciolarsi la speranza?

I fatti e le persone di questi primi giorni del 2015 attendono dai cristiani la luce, il sale e il lievito. Per questo ci chiamano a guardarci bene dentro, se abbiamo zelo per chi ci è accanto o se, al netto delle opinioni, ci è indifferente. Questa generazione ci chiama innanzitutto a convertirci, camminando nella Chiesa dove ricevere una fede adulta che si incarna in opere di vita eterna: famiglie sante dove ci si ama perdonando e obbedendo, preti santi che si spendono per amore della pecora perduta, un popolo santo diverso da tutte le Nazioni unito nella comunione celeste, ecco i segni capaci di destare la speranza nel mondo.

Se avremo vita eterna dentro, potremo spenderla per andare nelle periferie di ogni cuore, di chi ci è accanto in famiglia come di chi vediamo per la prima volta sulla metropolitana. Ogni istante può essere quello decisivo per salvare un desiderio di bene e di amore, prima che il demonio lo stravolga. Anche ora è il momento favorevole per annunciare il Vangelo, l’unica Parola capace di compiere anche in chi si sente ormai fallito il suo desiderio più autentico.

 

 

Pubblicato su “La Croce” del 21 gennaio 2015

 

 

 

 

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