“Costretti” alla libertà. Quella vera però

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La cronaca: “Je suis Charlie”, il mondo scende in piazza

Il Vangelo: Dal Vangelo secondo Marco 6, 45-52

 

 

Sarà che sono figlio unico ma non sopporto che qualcuno mi costringa a fare qualcosa che non voglio. Specie se la mia testa mi dice che è assurdo. Ma scusa, perché lo scrivi, per caso c’è ancora un pazzo che nel 2015 crede di poter costringere qualcuno? Padri e madri è da un pezzo che non si sognano più di farsi obbedire dai figli, figurati gli altri. E invece c’è ancora Uno che, come un dito piantato nell’occhio, stamattina ci parla di ordini, costrizione e obbedienza: Gesù di Nazaret. Nel Vangelo di oggi appare (a occhi frettolosi e mondani) come un leader dispotico che “costringe” i discepoli a mettersi in una barca per attraversare un lago di notte mentre il tempo non promette nulla di buono.

Così Gesù pone se stesso al di sopra di tutti, e le sue parole come una barriera sulla quale sembra infrangersi la libertà dei discepoli. Eppure proprio questa è la Buona Notizia che illumina questi giorni nei quali si parla e straparla di libertà, il rinnovato brand da indossare in piazza, l’ideale così trendy da difendere a tutti i costi. Proprio l’urticante pretesa di Gesù è un Vangelo che spazza via questa omologazione del pensiero e dei gesti che soffoca peggio dello smog. Tutti ripetono gli stessi slogan tappezzando i social con gli stessi post; ovunque le stesse banali e vuote considerazioni.

Ma per favore, siamo sinceri, a nessuno importa nulla della libertà. Faccio un esempio facile facile. Mettiamo che stamattina mi svegli e decida di fare satira su uno che conosco e che è molto attaccato a sua madre, morbosamente diciamo. E cominci a postare caricature di questa donna, volgari, in pose porno con suo figlio; e poi cominci ad andare in giro dicendo a tutti che è una volgare prostituta, e che suo figlio sta diventando un finocchio a forza di starle così attaccato. Che farebbe questo ragazzo? Andrebbe in piazza con un accendino in mano a manifestare perché io possa esprimere liberamente quello che penso di lui e di sua madre? E l’opinione pubblica? Si farebbe in quattro pur di garantirmi la libertà di parola? Matite in cielo anche per me, come per chi insinua che i figli hanno diritto a un padre e a una madre?

Con questo voglio solo dire che se non c’è un’autorità (bestemmia terribile…) che stabilisce che cosa sia lecito dire e fare, parlare di libertà e manifestare per essa è una barzelletta pure raccontata male. Mi chiedo ancora, perché i tre terroristi non dovevano essere liberi di sparare mentre gli altri lo erano di disegnare? Chi stabilisce i limiti? Un governo? Gli intellettuali? La società civile? Il popolo della rete? Chi stabilisce che la pedofilia sia abominevole? Tra vent’anni sarà legge, e vedrete quanti manifesteranno contro chi continuerà a ritenerla un abominio. Purtroppo non c’è risposta, perché chi ha autorità oggi non ce l’avrà domani… E sapete perché? Perché Gesù non può più “costringere” nessuno ad entrare nella verità! Dio è stato licenziato e Lui non ha più nessuna autorità. A volte, troppe, neanche in Chiesa…

Ma senza di Lui e la sua autorità spariscono anche la Verità e la sua figlia primogenita, la libertà. E’ proprio quello che hanno “compreso” i discepoli. Hanno obbedito e, sperimentando la verità della loro debolezza, hanno conosciuto il Signore, ovvero la Verità del suo amore più forte del peccato e della morte. Tra le onde e le saette del vento hanno compreso di non essere dio, di non poter stabilire da se stessi che cosa sia bene e cosa sia male; e di aver bisogno del vero Dio che illumini la Verità incorruttibile nella quale vivere davvero liberi. In quella barca hanno sperimentato il passaggio di Cristo dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà. Perché Lui è stato l’unico che ha davvero dato se stesso per rispettare la libertà di ogni uomo. Anche sapendo che l’avrebbero usata per ucciderlo. Come hanno fatto i terroristi, come facciamo noi ogni giorno.

Ma Cristo è risuscitato per perdonarci e strapparci alla schiavitù del peccato (superbia) che il demonio ci ha spacciato per libertà, quella per la quale il mondo sta manifestando. E per donarci quella vera, che è l’amore che ci spinge a donarci senza difenderci, sino alla fine, anche al nemico. Eccola dunque la speranza per il mondo: la Chiesa, una “barca” con dentro un pugno di uomini “costretti” a passare nella notte della storia offrendo se stessi per aprire al mondo le porte della vera libertà, quella che ci attende tutti nel Cielo.

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