Pecore senza pastore

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La cronaca: A Parigi tre attentatori decimano con i kalashnikov la redazione di Charlie Hebdo

Il VangeloDal Vangelo secondo Marco 6,44-34 

 

 

Mi chiedo perché i terroristi non avrebbero dovuto trucidare chi aveva offeso il loro profeta? Ehi, aspetta, ma sei un prete? Stai male, sei impazzito? Non hai visto l’onda di indignazione e di solidarietà? Noi occidentali e cristiani mica andiamo in giro con il kalashnikov a uccidere chi deride la nostra religione. Sarà, ma io vedo il contrario. Lo vedo ovunque perché ovunque vedo quello che vedeva il Signore e che la Chiesa proclama nel Vangelo di oggi: “pecore senza pastore” trasformate in lupi famelici. Il nostro Dio non è più quello rivelato da Cristo crocifisso, ma il nostro ego che ha tagliato con Dio immaginando di poter diventare uguale a Lui. Il nostro dio sono “i valori fondamentali delle nostre società democratiche europee”; quelli che oggi esaltiamo celebrandone il martirio proprio a Parigi, e non è un caso. E’ qui che poco più di duecento anni fa abbiamo perduto le tracce del Pastore, per seguire due sue caricature, la dea ragione e la dea natura. Le abbiamo disegnate come prostitute, intronizzate nella Cattedrale di Notre Dame, e con grande “tolleranza” ne abbiamo imposto il culto “libero” a tutti in nome dell’“uguaglianza”. E oggi, per difendere questi falsi dei siamo disposti a tutto: a trucidare la vita di chi attenta alla nostra libertà e autodeterminazione, nel grembo di una madre o nel letto di un ospedale. A ghigliottinare l’altro, chiunque sia, perché con il suo solo essere di fronte a me è come se volesse impormi la sua diversità. Mi dà fastidio, perché dovrei uscire da me stesso per amarla? E’ molto meglio così: uomo e donna? Nessuna differenza. Marito e moglie? Stessi diritti, altro che sottomissione. Genitori e figli, professori e studenti, vescovi e preti? Identici, altro che obbedienza. E così via, “liberté, egalité, fraternité” ma solo per me… Ma oggi tutti ripetiamo commossi “je suis Charlie Hebdo”, mentre dovremmo dire “je suis un terroriste”. Altro che manifestazioni, slogan e candele, può salvarci solo la “compassione” di Gesù che si china su ciascuno, senza eccezioni, incarnandosi di nuovo nella sua Chiesa. Attraverso la stoltezza della predicazione infatti, il Signore “insegna” le “molte cose” che la sapienza mondana non può conoscere. Soprattutto l’amore del Pastore, l’unico pane capace di saziare ogni uomo, strappandolo così all’egoismo idolatrico, perché tutti, ascoltando la sua voce, divengano un solo gregge e un solo Pastore.

 

 

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