Dizionario (21)

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L’essere uniti a Cristo, nella Chiesa, non annulla la personalità, ma la apre, la trasforma con la forza dell’amore, e le conferisce, già qui sulla terra, una dimensione eterna. (Benedetto XVI, Angelus del 4/11)

ABUSO DI POTERE

Di “abuso di potere dei genitori sui figli”, ha parlato sul Monde il saggista cattolico Paul Thibaud, che ha diretto a lungo la rivista Esprit: “Sfida alla natura, il matrimonio omosessuale non è un sacrilegio ma cambia il potere genitoriale. Nella configurazione classica della famiglia, per via della dualità dei ruoli sessuali la potestà ha due facce: non soltanto è condivisa ma è eterogenea, il potere di un sesso non si esercita senza quello dell’altro… Al contrario, il matrimonio omosessuale è una dichiarazione di potere, nel momento in cui non lascia spazio alla dualità sessuale e impone tutto ciò al figlio. La ‘scelta’ è una buona cosa, non un criterio senza limiti. Jürgen Habermas sostiene che i genitori che determinassero il genoma del figlio abuserebbero del loro potere. Vale lo stesso se, per scelta, si priva un figlio di una figura maschile o femminile”. (Nicoletta Tiliacos, Il Foglio 6/11)

AFRICA

Negli ultimi due decenni il terrore è diventato ordinario in molti paesi africani sub sahariani, le comunità cattoliche e cristiane sono state e sono in genere le prime vittime di un confronto che va oltre la dichiarazione di guerra religiosa, ma che presenta scenari di dominio e controllo politico di intere aree e una costruzione di reti strategiche in campo economico. (miradouro.it/node/59642)

AMERICA (OBAMA VS ROMNEY)

Se ce la facesse Obama, dovremmo prepararci a una nuova temperie mondiale, in un alone vittorioso di ideologicamente corretto. La coppia Romney è bianca che più bianca non si può, lui è un businessman pacchiano ma pragmatico e affidabile, lei la First Lady dei buoni biscottini, il tutto molto americano, e se dell’Europa si parla è perché è un rischio, comprese le cattive abitudini da non importare. La coppia Obama sa di Harvard, Law School, e di orto biologico, sa di cosmopolitismo, di Eurotrash, la gita a Firenze sognata una vita e le buone viziose attitudini del vecchio continente colto e benestante, la coppia ha fallito con le energie alternative ma non demorde, l’idea è quella di assoggettare gli spiriti animali della crescita economica alla dittatura dei luoghi comuni. (Giuliano Ferrara, Il Foglio)

ASSENZA

Il critico e storico dell’arte, Vittorio Sgarbi punta l’indice contro la “pessima architettura sacra” che “allontana i credenti invece di avvicinarli alla fede”….Nelle Chiese vi è l’assenza di quelle forme che portano il cielo nello spazio della chiesa. Nella pittura e nell’architettura manca il richiamo alla dimensione celeste. La colpa è delle prevaricazioni formali e del narcisismo di archietti che pensano in questo modo di superare le tipologie tradizionali. Colpa dell’ateismo degli architetti contemporanei. A differenza di ciò ch è accaduto per mille e cinquecento anni, non sono in grado di trasformare il valore spirituale in valore formale. Non riescono a farlo perché non hanno fede. Bisogna approfondire in che modo gli artisti contemporanei percepiscono il rapporto con il divino. Dobbiamo capire da dove nasce la difficoltà di rappresentare oggi i temi della cristianità che per secoli sono stati la prima fonte di ispirazione artistica. (Vittorio Sgarbi, La Stampa, vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-i…)

DESIDERIO

La teoria del «desiderio mimetico» elaborata da René Girard, secondo cui «noi siamo indotti a desiderare ciò che gli altri desiderano. Il nostro desiderio per proliferare ha bisogno di un intermediario autorevole. Non c’è niente di meno autonomo del desiderio» (Alessandro Piperno, Corriere della Sera 2/11)

DIVORZIO BREVE

Non sapevo dell’esistenza di una “Lega italiana per il divorzio breve”. Mi dà piuttosto da pensare il fatto che, se è stata fondata una “Lega per il divorzio breve”, nessuno abbia pensato a fondare una Lega per il “divorzio giusto”. Chi auspica un “divorzio breve” non lo pensa come una questione di giustizia, ma come una questione di opportunità: si tratterebbe di abbattere le spese legali a carico dei divorziandi, di sciogliere al più presto la comunione dei beni eventualmente instaurata tra loro, di far riacquistare nel più breve tempo possibile a chi chieda il divorzio uno stato anagrafico, che lo legittimi a contrarre un nuovo matrimonio (in ossequio alla vecchia facezia, secondo la quale un secondo matrimonio rappresenterebbe “la vittoria della speranza sull’esperienza”). Messe così, le cose possono apparire tutto sommato “ragionevoli”. Appaiono tali, però, solo per chi abbia recepito come indiscutibile un principio che è invece tutt’altro che “ragionevole” e cioè che la possibilità del divorzio debba essere riconosciuta appunto come una facoltà o addirittura come un vero e proprio “diritto” di tutte le persone coniugate: un diritto il cui esercizio potrebbe essere anche ritenuto conturbante, aspro, lacerante; ciò non di meno un vero e proprio diritto. Stanno davvero così le cose? La risposta è no. Ancora una volta si tratta di un “no”, che non è basato su ragioni confessionali, ma su ragioni antropologiche e sociali. Il matrimonio non è un fatto privato, è un fatto pubblico; non è una tecnica per gratificare o legittimare la passione amorosa di una coppia, è un’ istituzione sociale, finalizzata alla costruzione delle famiglie e volta a garantire i rapporti intergenerazionali. E lo scioglimento del matrimonio non consiste semplicemente nella presa d’atto sociale della crisi di una coppia intenzionata a separarsi e di sperimentare nuove unioni coniugali; è piuttosto la presa d’atto di una gravissima frattura di quell’ordine sociale familiare che governa e umanizza (la parola non sembri esagerata) le vite private dei cittadini. La questione è quella della progressiva banalizzazione del divorzio, che comporta inevitabilmente un’ulteriore banalizzazione dei vincoli coniugali. Che questi vincoli siano in sofferenza in tutti i maggiori Paesi occidentali tutti sono portati a riconoscerlo; ben pochi, però, hanno l’onestà intellettuale di riconoscere che la crisi antropologica che caratterizza queste stesse società va, almeno in gran parte, ricondotta proprio a tale sofferenza e al conseguente inevitabile alterarsi dei vincoli coniugali e intergenerazionali. Non conta quanto il divorzio possa essere “lungo” o “breve”: dobbiamo tornare a interrogarci su quanto esso possa essere “giusto”. (Francesco D’Agostino, miradouro.it/node/59630)

PARTITI

I grandi partiti del passato, socialista, repubblicano, comunista, liberale e democristiano, erano fondati su una grande tradizione storica e filosofica, i suoi leader erano uomini di alta cultura e di grandi ideali. L’attuale classe politica ha perso queste radici, gliene resta solo l’eco, ma senza più il pensiero vivo che la anima. Essa è tutta assorbita dalla quotidiana lotta per il potere. Quelli che un tempo erano progetti e ideali ardenti sono diventati frasi fatte, che essi ripetono come automi e a cui non corrisponde più nessun significato, nessuna emozione. Il discredito di cui gode è perciò anche il frutto della sua povertà culturale e del vuoto che i cittadini sentono rimbombare dietro le loro parole. (Francesco Alberoni, Il Giornale 6/11,http://t.co/fIfKb44w)

SALVAGENTE

Questa Grotta, dunque, è l’appiglio, è il salvagente che è stato regalato ai credenti per aggrapparvisi. (Vittorio Messori a proposito di Massabielle, in “Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes”, edizioni Mondadori).

SOPRAFFAZIONE

“Non riconoscere la differenza sessuale sarebbe una sopraffazione capace di far vacillare uno dei fondamenti della nostra società”. Il presidente della Conferenza episcopale francese, cardinale André Vingt-Trois, di fronte all’assemblea dei centoventi vescovi del paese, riunita sabato scorso a Lourdes, ha così ribadito l’opposizione al progetto Hollande sul matrimonio omosessuale, con possibilità di adozione: “Al contrario di come viene presentato – ha detto il cardinale – non si tratterebbe del ‘matrimonio per tutti’ ma del ‘matrimonio di qualcuno imposto a tutti’”. (Nicoletta Tiliacos, Il Foglio 6/11)

SPECIALISTI

Durante l’Ottocento e il primo Novecento l’Europa era politicamente divisa ma culturalmente unita grazie a una élite di studiosi che dialogavano fra di loro e spesso si conoscevano personalmente… avevano una profonda cultura classica e molti di loro interessi che spaziavano dalla psicologia alla filosofia, dall’economia alla storia delle religioni, all’antropologia. Poi i pensatori sono quasi scomparsi e al loro posto abbiamo milioni di specialisti inseriti in un sistema universitario burocratizzato. Essi leggono solo quello che scrivono i loro colleghi sulle riviste specializzate e disprezzano quelli che hanno un orizzonte conoscitivo più ampio perché li considerano dei dilettanti. Il risultato è che in Europa e negli Usa ci sono moltissimi scienziati, alcuni grandi studiosi, ma non c’è più una élite capace di avere una visione generale del mondo e capace di arricchire la classe politica con la sua partecipazione, con le sue idee e i suoi ideali. (Francesco Alberoni, Il Giornale 6/11, http://t.co/fIfKb44w)

STERILIZZAZIONI

Le sterilizzazioni forzate o effettuate senza consenso, perlopiù nel corso di altri interventi medici – come quelle documentate di recente in Uzbekistan e praticate sulla popolazione femminile all’interno di una violenta campagna di contenimento demografico – possono toccare anche paesi che, come l’Australia, guardano a se stessi come a rigorosi custodi dei diritti umani. Per scelte squisitamente eugenetiche, sia pure coperte da motivi di opportunità, almeno undici persone disabili di giovane e giovanissima età hanno subito sterilizzazioni irreversibili, non giustificate da motivi di salute, nel corso del 2011. Lo ha raccontato al quotidiano Sydney Morning Herald l’attivista Graeme Innes, dal 2005 commissario per i Problemi della discriminazione dei disabili in Australia. Tutto si svolge in una sorta di opaca connivenza tra medici, responsabili e tutori, spesso famigliari, di persone (quasi sempre donne) che non hanno modo di opporsi a quella mutilazione. Dall’indagine del Senato, risulterebbe che in molti casi sono ragazze con sindrome di Down a essere sterilizzate per una complessa “gestione mestruale” che le famiglie vogliono evitare. Spesso, la percezione dell’illegalità della pratica è offuscata dalla convinzione che in quel modo si fa il bene della persona soggetta a sterilizzazione. Ancora più sorprendente, ha scritto il sito di Abc News, il fatto che molti australiani fossero certi della legalità di quella procedura. (Il Foglio 6/11)

 

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