Dizionario (19)

Il rispetto per il passato è la condizione per aprire un possibile futuro». (Rémi Brague)

BRANI DALLA CATECHESI DI IERI DEL SANTO PADRE

BATTESIMO

Alla base del nostro cammino di fede c’è il Battesimo, il sacramento che ci dona lo Spirito Santo, facendoci diventare figli di Dio in Cristo, e segna l’ingresso nella comunità della fede, nella Chiesa: non si crede da sé, senza il prevenire della grazia dello Spirito; e non si crede da soli, ma insieme ai fratelli. Dal Battesimo in poi ogni credente è chiamato a ri-vivere e fare propria questa confessione di fede, insieme ai fratelli.

MADRE

Avere fede, allora, è incontrare questo «Tu», Dio, che mi sostiene e mi accorda la promessa di un amore indistruttibile che non solo aspira all’eternità, ma la dona; è affidarmi a Dio con l’atteggiamento del bambino, il quale sa bene che tutte le sue difficoltà, tutti i suoi problemi sono al sicuro nel «tu» della madre. E questa possibilità di salvezza attraverso la fede è un dono che Dio offre a tutti gli uomini. Penso che dovremmo meditare più spesso – nella nostra vita quotidiana, caratterizzata da problemi e situazioni a volte drammatiche –sul fatto che credere cristianamente significa questo abbandonarmi con fiducia al senso profondo che sostiene me e il mondo, quel senso che noi non siamo in grado di darci, ma solo di ricevere come dono, e che è il fondamento su cui possiamo vivere senza paura. E questa certezza liberante e rassicurante della fede dobbiamo essere capaci di annunciarla con la parola e di mostrarla con la nostra vita di cristiani.

RIFIUTO

La fiducia nell’azione dello Spirito Santo, ci deve spingere sempre ad andare e predicare il Vangelo, alla coraggiosa testimonianza della fede; ma, oltre alla possibilità di una risposta positiva al dono della fede, vi è anche il rischio del rifiuto del Vangelo, della non accoglienza dell’incontro vitale con Cristo. Come cristiani siamo testimonianza di questo terreno fertile: la nostra fede, pur nei nostri limiti, mostra che esiste la terra buona, dove il seme della Parola di Dio produce frutti abbondanti di giustizia, di pace e di amore, di nuova umanità, di salvezza. E tutta la storia della Chiesa, con tutti i problemi, dimostra anche che esiste la terra buona, esiste il seme buono, e porta frutto.

DEBUG

Tanto per dirne una, oggi ho passato sei ore a cercare di far rifunzionare un sistema che aveva filato benissimo fino al giorno prima, smontandolo e rimontandolo alla nausea a cercare di capire il problema. E’ saltato fuori che l’origine del malfunzionamento era un numero cambiato manualmente nel registry di sistema… Figuratevi, quindi, se noi uomini riusciamo ad incasinarci così con poche rige di codice cosa vorrebbe dire progettare un Universo perfetto.
Che poi arriva qualcuno che per insipienza, dabbenaggine o malizia causa disastri a raffica. No, signori, non potrei mai credere di essere Dio. Nè vorrei essere al suo posto, a fare da progettista hardware e software, sviluppatore ed help desk insieme. A stare dietro a quegli utenti rompiballe che pensano di sapere tutto, loro sì che saprebbero mettere a posto le cose. Aspiranti dèi, volete venire a debuggable? (berlicche)

GOOGLE

Della raccolta sistematica dei dati personali, autorizzata dai diretti interessati in cambio del piatto di lenticchie di una casella postale o di qualche video amatoriale caricato su Internet, Google ha fatto una scienza per effetto della sua tumultuosa espansione da motore di ricerca a oligopolio del Web con marchi come Gmail, YouTube, Google Maps e Google News associati a servizi trasformati in standard. L’impero fondato da Sergey Brin e Larry Page prospera grazie alla pubblicità mirata sul profilo individuale di chi usa uno qualunque dei servizi gratuiti targati Google. La fotografia di ciascun utilizzatore dev’essere precisa al punto da permettere, a fronte di ricerche uguali, risultati differenti (e differente pubblicità) a seconda di chi interroga Google: un effetto paradossale della pesca a strascico nei dati personali, che finisce per cucire attorno a ogni utente un vestito informativo su misura, come se il sapere, le notizie, le idee o i dati che emergono dagli spazi sconfinati della rete potessero assumere infiniti volti e non possedessero più una natura propria. L’effetto-Google è che ognuno trova quel che si aspetta piuttosto che la realtà, una conoscenza parziale e non uno sguardo completo. Siamo sulla soglia di un ridisegno della conoscenza ma nessuno ci ha avvertiti: sembrava tutto facile, quando ci fu chiesto di “accettare” le condizioni per il baratto identità-servizi, ma il gioco oggi si svela assai più complesso del “tutto gratis”. La verità è che quanto maggiori sono le prestazioni che esigiamo da Google tanto più acuta dev’essere la consapevolezza nell’uso di uno strumento così potente e pervasivo. Una questione di coscienza e responsabiltà. Come sempre.

IDENTITÀ

Ormai è chiaro che i fornitori di posta elettronica, messaggistica, mappe stradali, musica e spazi video su Internet puntano dritto sul solo bene che nel Web oggi vale come moneta sonante, ed è considerato di valore sufficiente a ripagare i considerevoli servizi offerti senza chiedere alcun corrispettivo economico: l’identità degli utenti. Niente di più facile che cliccare nelle caselle indicate in calce alla corposissima modulistica sulla privacy – provate solo a non farlo: sarete messi alla porta, ovviamente a mani vuote – per vedersi spalancare la porta già aperta da milioni di altri utenti che hanno accettato il baratto digitale tra parti rilevanti di sé e la libertà di comunicare senza limiti. Quello che si cede infatti non sono solo le generalità ma la propria “mappabilità”, la radiografia completa di gusti, interessi, opinioni, consumi, acquisti, persino degli spostamenti.

PASSATO

Professore, a cosa serve il passato? «Non a rimanerci dentro; il punto non è restare nel passato ma restare fedeli a ciò che ci ha prodotto, perché noi siamo il prodotto del passato e dobbiamo essere in contatto con esso se vogliamo diventare passato a nostra volta; saremo il passato del nostro futuro, quello che si prepara oggi con noi. Per fare questo, servirebbe la capacità di lasciare che il passato produca i suoi effetti, l’attitudine nota a Burke (“Coloro che non guardano mai ai loro antenati non vedranno mai i loro posteri”), ma anche ai latini, che la sintetizzavano nella pietas». (Rémi Brague, il filosofo che Benedetto XVI ha appena insignito del premio Ratzinger per la teologia)

PERDONO

L’uomo occidentale, o per lo meno l’intellettuale di questa parte del mondo, conserva un’immagine molto negativa del passato e lo rappresenta come una serie ininterrotta di crimini. C’è qualche elemento di verità in questa descrizione. Il problema principale è però la nostra inclinazione a una confessione dei peccati senza assoluzione e senza perdono, che si traduce in un esercizio perverso, in quanto impedisce di agire, ci paralizza… ma questo perdono può venire solo da Dio. (Rémi Brague, il filosofo che Benedetto XVI ha appena insignito del premio Ratzinger per la teologia)

TRADIZIONE

Pensiamo a quanto sia ambiguo oramai il termine “tradizione”: ci piace il pane “tradizionale” e ci irrigidiamo non appena si parla di matrimonio “tradizionale”. Sul piano filosofico, la tradizione è accettata quando ha un significato teleologico (purché il telos siamo noi), mentre la valutiamo negativamente quando la concepiamo come trasmissione, che è poi il significato della parola latina traditio». (Rémi Brague, il filosofo che Benedetto XVI ha appena insignito del premio Ratzinger per la teologia)

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