Dizionario (10)

Apoftegma

“Ciò che inasprisce il mondo non è l’eccesso di critica, ma una mancanza di autocritica”.

(Gilbert Keith Chesterton, Sidelights on New London and Newer York)

Oso fare mie le parole indimenticabili di Papa Giovanni. Andate a casa date un bacio ai bambini e dite: che è del Papa. In questo di tutto il cuore imparto…la mia benedizione. (BXVI, al termine della fiaccolata)

UMILTÀ

Il grande Concilio Ecumenico era inaugurato eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera della Chiesa, una nuova Pentecoste, una nuova presenza forte della Grazia liberatrice del Vangelo. Anche oggi siamo felici, portiamo gioia nel nostro cuore, ma direi una gioia forse più sobria, una gioia umile. (BXVI, al termine della fiaccolata)

ESPERIENZA (1)

In questi 50 anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce sempre di nuovo in peccati personali che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche i pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con il vento contrario, con tempeste che minacciano la nave. E qualche volta abbiamo pensato : il Signore dov’è, ci ha dimenticato! Questa è una parte delle esperienze fatte in questi 50 anni. (BXVI, al termine della fiaccolata)

ESPERIENZA (2)

Ma abbiamo avuto anche la nuova esperienza della presenza del Signore, della sua bontà della sua forza. Il fuoco dello Spirito Santo, il fuoco di Cristo, non è fuoco divoratore, distruttivo, è un fuoco silenzioso, è una piccola fiamma di bontà, di bontà e di verità che trasforma, da luce e calore. Abbiamo visto: il Signore non ci dimentica, anche oggi il suo modo umile, il Signore è presente e da calore ai cuori, mostra vita, crea carismi di bontà e di carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Si Cristo vive, è con noi anche oggi e possiamo essere felici anche oggi perchè la sua bontà non si spegne è forte anche oggi. (BXVI, al termine della fiaccolata)

BAMBINI

Le lacrime di quel bambino spaventato hanno un prezzo: il nostro futuro. Il video, mostrato l’altra sera da “Chi l’ha visto”, in cui un ragazzino di dieci anni viene prelevato da scuola contro la sua volontà, cerca di difendersi, grida aiuto e dice: non respiro, mentre mani e braccia grandi di uomini lo afferrano per le spalle e per i piedi e lo infilano con la forza in una macchina della polizia, è l’inferno. Non importa l’ordinanza del tribunale Minorile che ha tolto la patria potestà alla madre del bambino, non importa che il padre sia certo di avere “salvato” suo figlio da grave manipolazione psicologica e che i poliziotti fossero tenuti a eseguire un ordine. Contano i fatti: adulti che non ascoltano la paura di un bambino terrorizzato e anzi la moltiplicano, lo strappano da scuola, lo portano via di peso, si giustificano dicendo che, a dieci anni, aveva opposto un “rifiuto violento”. Come potrà ancora credere agli adulti e alla vita, adesso, quel bambino? (© – Il Foglio quotidiano. Chiedete perdono ai bambini)

GENITORI

I genitori di oggi vanno alla cieca con i figli perché vanno alla cieca anche con se stessi. Se si cerca, e sottolineo mille volte cerca, di guardare ai dieci comandamenti e al Vangelo e alla vita eterna come obiettivo è forse possibile sbagliare un po’ meno. È l’unica speranza di imbroccare la direzione giusta. Se si pensa che ogni opinione e posizione sulla faccia della terra abbiano diritto di cittadinanza, e che i figli vadano lasciati liberi di esprimere le proprie potenzialità, è più difficile mantenere la bussola nelle circa seicento volte al giorno che bisogna prendere microdecisioni con i figli. Se c’è una famiglia solida e unita, che, con tutte le magagne possibili, ce la mette tutta a fare del suo meglio, è ipotizzabile riuscire a fare qualcosa di decente. (Costanza Miriano, Da che pulpito)

RUOLI (1)

Un pezzo sul Corrierone della Sera descrive quello che tutti noi vediamo, bambini che contrattano le regole con i genitori, che decidono la meta delle vacanze familiari, e che per questo sono considerati “avanti” da genitori sempre più insicuri e fragili. “Sono più di venti anni che assistiamo a questo ribaltamento dei ruoli” dicono in coro i vari psicoesperti consultati.

RUOLI (2)

Quello che sta succedendo é semplicemente l’epilogo naturale di una cultura che ha eliminato il padre, incarnazione della regola (e infatti la giornalista chiama rigorosamente “genitore”, mai “padre”, quello che a volte deve anche saper battere i pugni sul tavolo), che ha incoraggiato in tutti i modi la dissoluzione della famiglia, luogo in cui le regole vengono condivise, compensate, bilanciate (se si passa da una casa all’altra di genitori separati ognuno fa come crede, e non è scontato che la linea sia la stessa), che ha tolto soprattutto di mezzo Dio, l’unico orizzonte alto e assoluto sul quale appoggiare le regole. (Costanza Miriano, Da che pulpito)

STUPRO

Un uomo chiamato Ken ha raccontato la sua storia: è stato cresciuto in una famiglia adottiva, e fino ai 30 anni non ha mai conosciuto sua madre. Quando l’ha trovata, ha scoperto le circostanze della sua nascita: a 15 anni venne violentata e in seguito venne aiutata da un’ istituzione cattolica di carità a cui lo lasciò, dopo aver preso la coraggiosa decisione di lasciarlo vivere. In seguito Ken fu adottato, oggi è sposato e ha tre figli. “Mi si rivolta lo stomaco quando sento parlare di stupro, perché è qualcosa di orribile. Mia madre non ha cercato di dirmi il nome di mio padre, perché lui aveva minacciato di ammazzarla se avesse mai detto qualcosa”. “Se mai lo incontrassi”, ha continuato, “credo che la prima cosa che farei sarebbe dargli un pugno. Lo stupro è una cosa spaventosa, però quello che voglio dire alle donne che ci stanno ascoltando è: da qualcosa di così terribile può nascere qualcosa di buono. E io ne sono la prova”. Ha detto di ammirare la sua madre biologica per come si è rifatta una vita: “E’ stato un periodo molto duro per lei, si è sacrificata molto, per cercare di superare quel dolore che era entrato nella sua vita”. Riguardo all’aborto il suo messaggio è chiaro: i bambini concepiti durante uno stupro sono “veri” quanto tutti gli altri. “Sono stanco che la gente tratti questi bambini come se non fossero nulla. Loro possono nascere, possono crescere, possono vivere una vita straordinaria”. (da Libertà e persona)

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