Dizionario del Sinodo (1)

La questione per noi è: Dio ha parlato, ha veramente rotto il grande silenzio, si è mostrato, ma come possiamo far arrivare questa realtà all’uomo di oggi, affinché diventi salvezza? Ma come può saperlo l’uomo? Questo punto mi sembra che sia un interrogativo, ma anche una domanda, un mandato per noi… (meditazione di Benedetto XVI)

BENEDETTO XVI

AFFRESCO

Il Concilio Vaticano II, per così dire, ci appare come un grande affresco, dipinto nella sua grande molteplicità e varietà di elementi, sotto la guida dello Spirito Santo. E come di fronte a un grande quadro, di quel momento di grazia continuiamo anche oggi a coglierne la straordinaria ricchezza, a riscoprirne particolari passaggi, frammenti, tasselli. (catechesi di Benedetto XVI durante l’Udienza Generale, 10 ottobre 2012)

BUSSOLA

I documenti del Concilio Vaticano II, a cui bisogna ritornare liberandoli da una massa di pubblicazioni che spesso invece di farli conoscere li hanno nascosti, sono, anche per il nostro tempo, una bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto, in mezzo a tempeste o ad onde calme e tranquille, per navigare sicura ed arrivare alla meta. (catechesi di Benedetto XVI durante l’Udienza Generale, 10 ottobre 2012)

COSTITUZIONI (Concilio Vaticano II)

Guardando in questa luce alla ricchezza contenuta nei documenti del Vaticano II, vorrei solo nominare le quattro Costituzioni, quasi i quattro punti cardinali della bussola capace di orientarci. La Costituzione sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium ci indica come nella Chiesa all’inizio c’è l’adorazione, c’è Dio, c’è la centralità del mistero della presenza di Cristo. E la Chiesa, corpo di Cristo e popolo pellegrinante nel tempo, ha come compito fondamentale quello di glorificare Dio, come esprime la Costituzione dogmatica Lumen gentium. Il terzo documento che vorrei citare è la Costituzione sulla divina Rivelazione Dei Verbum: la Parola vivente di Dio convoca la Chiesa e la vivifica lungo tutto il suo cammino nella storia. E il modo in cui la Chiesa porta al mondo intero la luce che ha ricevuto da Dio perché sia glorificato, è il tema di fondo della Costituzione pastorale Gaudium et spes. (catechesi di Benedetto XVI durante l’Udienza Generale, 10 ottobre 2012)

CONFESSIONE (DI FEDE)

Dobbiamo imparare, da una parte, ad essere realmente – diciamo – penetrati nel cuore dalla «confessione», così il nostro cuore è formato, e dal cuore trovare anche, insieme con la grande storia della Chiesa, la parola e il coraggio della parola, e la parola che indica il nostro presente… la «confessione» non è solo cosa del cuore e della bocca, ma anche dell’intelligenza; deve essere pensata e così, come pensata e intelligentemente concepita, tocca l’altro e suppone sempre che il mio pensiero sia realmente collocato nella «confessione»…. non è una cosa puramente astratta e intellettuale, la «confessio» deve penetrare anche i sensi della nostra vita. San Bernardo di Chiaravalle ci ha detto che Dio, nella sua rivelazione, nella storia di salvezza, ha dato ai nostri sensi la possibilità di vedere, di toccare, di gustare la rivelazione. Dio non è più una cosa solo spirituale: è entrato nel mondo dei sensi e i nostri sensi devono essere pieni di questo gusto, di questa bellezza della Parola di Dio, che è realtà… Con tutta la nostra vitalità e forza, dobbiamo essere penetrati dalla «confessio»… (meditazione di Benedetto XVI)

COOPERAZIONE

La Chiesa non comincia con il «fare» nostro, ma con il «fare» e il «parlare» di Dio. Così gli Apostoli non hanno detto, dopo alcune assemblee: adesso vogliamo creare una Chiesa, e con la forma di una costituente avrebbero elaborato una costituzione. No, hanno pregato e in preghiera hanno aspettato, perché sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa, che Dio è il primo agente: se Dio non agisce, le nostre cose sono solo le nostre e sono insufficienti; solo Dio può testimoniare che è Lui che parla e ha parlato. Pentecoste è la condizione della nascita della Chiesa: solo perché Dio prima ha agito, gli Apostoli possono agire con Lui e con la sua presenza e far presente quanto fa Lui. Dio ha parlato e questo «ha parlato» è il perfetto della fede, ma è sempre anche un presente: il perfetto di Dio non è solo un passato, perché è un passato vero che porta sempre in sé il presente e il futuro. Dio ha parlato vuol dire: «parla». E come in quel tempo solo con l’iniziativa di Dio poteva nascere la Chiesa, poteva essere conosciuto il Vangelo, il fatto che Dio ha parlato e parla, così anche oggi solo Dio può cominciare, noi possiamo solo cooperare, ma l’inizio deve venire da Dio. Solo il precedere di Dio rende possibile il camminare nostro, il cooperare nostro, che è sempre un cooperare, non una nostra pura decisione. Perciò è importante sempre sapere che la prima parola, l’iniziativa vera, l’attività vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire – con Lui e in Lui – evangelizzatori. Dio è l’inizio sempre, e sempre solo Lui può fare Pentecoste, può creare la Chiesa, può mostrare la realtà del suo essere con noi. (meditazione di Benedetto XVI)

CREDIBILITÀ

Alla confessione cristiana appartiene essenzialmente la disponibilità alla passione, alla sofferenza, anzi, al dono della vita. E proprio questo garantisce la credibilità: la «confessio» non è qualunque cosa che si possa anche lasciar cadere; la «confessio» implica la disponibilità di dare la mia vita, di accettare la passione. Questo è proprio anche la verifica della «confessio». Si vede che per noi la «confessio» non è una parola, è più che il dolore, è più che la morte. Per la «confessio» realmente vale la pena di soffrire fino alla morte. Chi fa questa «confessio» dimostra così che veramente quanto confessa è più che vita: è la vita stessa, il tesoro, la perla preziosa e infinita… che è più forte anche della morte… (meditazione di Benedetto XVI)

FIAMMA

La fede deve divenire in noi fiamma dell’amore, fiamma che realmente accende il mio essere, diventa grande passione del mio essere, e così accende il prossimo. Questo è il modo dell’evangelizzazione: «Accéndat ardor proximos», che la verità diventi in me carità e la carità accenda come fuoco anche l’altro. Solo in questo accendere l’altro attraverso la fiamma della nostra carità, cresce realmente l’evangelizzazione, la presenza del Vangelo, che non è più solo parola, ma realtà vissuta. (meditazione di Benedetto XVI)

FUOCO

La «confessio» non è una cosa astratta, è «caritas», è amore. Solo così è realmente il riflesso della verità divina, che come verità è inseparabilmente anche amore… Questo amore è ardore, è fiamma, accende gli altri. C’è una passione nostra che deve crescere dalla fede, che deve trasformarsi in fuoco della carità. Gesù ci ha detto: Sono venuto per gettare fuoco alla terra e come desidererei che fosse già acceso. Origene ci ha trasmesso una parola del Signore: «Chi è vicino a me è vicino al fuoco»… (meditazione di Benedetto XVI)

LEZIONE

Noi vediamo come il tempo in cui viviamo continui ad essere segnato da una dimenticanza e sordità nei confronti di Dio. Penso, allora, che dobbiamo imparare la lezione più semplice e più fondamentale del Concilio e cioè che il Cristianesimo nella sua essenza consiste nella fede in Dio, che è Amore trinitario, e nell’incontro, personale e comunitario, con Cristo che orienta e guida la vita: tutto il resto ne consegue. (catechesi di Benedetto XVI durante l’Udienza Generale, 10 ottobre 2012)

MANDATO

La cosa importante oggi, proprio come era nel desiderio dei Padri conciliari, è che si veda – di nuovo, con chiarezza – che Dio è presente, ci riguarda, ci risponde. E che, invece, quando manca la fede in Dio, crolla ciò che è essenziale, perché l’uomo perde la sua dignità profonda e ciò che rende grande la sua umanità, contro ogni riduzionismo. Il Concilio ci ricorda che la Chiesa, in tutte le sue componenti, ha il compito, il mandato di trasmettere la parola dell’amore di Dio che salva, perché sia ascoltata e accolta quella chiamata divina che contiene in sé la nostra beatitudine eterna. (catechesi di Benedetto XVI durante l’Udienza Generale, 10 ottobre 2012)

PENTECOSTE

San Luca ci racconta che nella Pentecoste, in questa fondazione della Chiesa da Dio, lo Spirito Santo era fuoco che ha trasformato il mondo, ma fuoco in forma di lingua, cioè fuoco che è tuttavia anche ragionevole, che è spirito, che è anche comprensione; fuoco che è unito al pensiero, alla «mens». E proprio questo fuoco intelligente, questa «sobria ebrietas», è caratteristico per il cristianesimo. Sappiamo che il fuoco è all’inizio della cultura umana; il fuoco è luce, è calore, è forza di trasformazione. La cultura umana comincia nel momento in cui l’uomo ha il potere di creare fuoco: con il fuoco può distruggere, ma con il fuoco può trasformare, rinnovare. Il fuoco di Dio è fuoco trasformante, fuoco di passione – certamente – che distrugge anche tanto in noi, che porta a Dio, ma fuoco soprattutto che trasforma, rinnova e crea una novità dell’uomo, che diventa luce in Dio. (meditazione di Benedetto XVI)

TIEPIDEZZA

Il cristiano non deve essere tiepido. L’Apocalisse ci dice che questo è il più grande pericolo del cristiano: che non dica di no, ma un sì molto tiepido. Questa tiepidezza proprio discredita il cristianesimo. (meditazione di Benedetto XVI)

VANGELO (1)

La parola «evangelium» ha una lunga storia. Appare in Omero: è annuncio di una vittoria, e quindi annuncio di bene, di gioia, di felicità. Appare, poi, nel Secondo Isaia (cfr Is 40,9), come voce che annuncia gioia da Dio, come voce che fa capire che Dio non ha dimenticato il suo popolo, che Dio, il Quale si era apparentemente quasi ritirato dalla storia, c’è, è presente. E Dio ha potere, Dio dà gioia, apre le porte dell’esilio; dopo la lunga notte dell’esilio, la sua luce appare e dà la possibilità del ritorno al suo popolo, rinnova la storia del bene, la storia del suo amore. In questo contesto dell’evangelizzazione, appaiono soprattutto tre parole: dikaiosyne, eirene, soteria – giustizia, pace, salvezza. Ma per il significato della parola «evangelium» nel Nuovo Testamento, è importante anche l’uso della parola fatto dall’Impero Romano, cominciando dall’imperatore Augusto. Qui il termine «evangelium» indica una parola, un messaggio che viene dall’Imperatore… porta bene: è rinnovamento del mondo, è salvezza… un messaggio di potenza e di potere… Il Nuovo Testamento accetta questa situazione. San Luca confronta esplicitamente l’Imperatore Augusto con il Bambino nato a Betlemme: «evangelium» – dice – sì, è una parola dell’Imperatore, del vero Imperatore del mondo che si è fatto sentire, parla con noi. E questo fatto, come tale, è redenzione… (meditazione di Benedetto XVI)

VANGELO (2)

Perché la grande sofferenza dell’uomo – in quel tempo, come oggi – è proprio questa: dietro il silenzio dell’universo, dietro le nuvole della storia c’è un Dio o non c’è? E, se c’è questo Dio, ci conosce, ha a che fare con noi? Questo Dio è buono, e la realtà del bene ha potere nel mondo o no? Questa domanda oggi è così attuale come lo era in quel tempo. Tanta gente si domanda: Dio è una ipotesi o no? E’ una realtà o no? Perché non si fa sentire? «Vangelo» vuol dire: Dio ha rotto il suo silenzio, Dio ha parlato, Dio c’è. Questo fatto come tale è salvezza: Dio ci conosce, Dio ci ama, è entrato nella storia. Gesù è la sua Parola, il Dio con noi, il Dio che ci mostra che ci ama, che soffre con noi fino alla morte e risorge. Questo è il Vangelo stesso. Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso e questa è la salvezza. (meditazione di Benedetto XVI)

INTERVENTI

CARISMI (1)

Noi non siamo soli ad affrontare il compito della Nuova Evangelizzazione. E non siamo neanche i primi a studiare come portare avanti questa operazione. Un segno della Nuova Evangelizzazione sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità che sono una grande benedizione alla Chiesa di oggi… come Comunione e Liberazione, Opus Dei e il Cammino Neocatecumenale, per citarne solo tre. Tutti puntano verso l’opera dello Spirito Santo, che impegna la Chiesa di oggi ad andare verso quelli che si sono allontanati. (RELATIO ANTE DISCEPTATIONEM DEL RELATORE GENERALE, S. EM. R. CARD. DONALD WILLIAM WUERL, ARCIVESCOVO DI WASHINGTON)

CARISMI (2)

Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli occhi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”. Si esige dunque una vera “conversione pastorale” dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema. (S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici)

CARISMI (3)

Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani. Anche per il compito della nuova evangelizzazione vale l’antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L’evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di “saper fare”, ma è innanzitutto una questione di “essere”, essere cioè cristiani veri e autentici. (S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici)

COLLEGIALITÀ

La nuova evangelizzazione richiede di superare certi dibattiti intra-ecclesiali in cui, da tanti anni, si ripropongono sempre gli stessi temi, e di riproporre invece la fede cristiana nella sua pienezza e perenne novità. In questa pienezza e novità trova consistenza e forza di comunione la collegialità tra i Vescovi, la quale non può però divenire pretesto per un’autonomia mal intesa. (S. E. R. Mons. Gerhard Ludwig MÜLLER, Arcivescovo emerito di Regensburg, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede)

COMUNITÀ

Le nostre comunità, forse, non presentano più i tratti che consentono di riconoscerci come portatori di una bella notizia che trasforma. Esse appaiono stanche, ripetitive di formule obsolete che non comunicano la gioia dell’incontro con Cristo e sono incerte sul cammino da intraprendere. Ci siamo rinchiusi in noi stessi, mostriamo un’autosufficienza che impedisce di accostarci come una comunità viva e feconda che genera vocazioni, tanto abbiamo burocratizzato la vita di fede e sacramentale. In una parola, non si sa più che essere battezzati equivale a essere evangelizzatori. (S. E. R. Mons. Salvatore FISICHELLA, Arcivescovo titolare di Voghenza, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione)

CONSAPEVOLEZZA

Ho letto il seguente significativo giudizio di un laico circa un sacerdote: “Egli è molto forte in caatechesi e omelie, ma non altrettanto forte in evangelizzazione […] Egli sa veramente molto su Dio, ma non sono sicuro se egli conosca Dio abbastanza. Sembra che non abbia una sufficiente esperienza di Gesù”. Per rafforzare la propria fede, per conoscere Dio e per essere strumento efficace di evangelizzazione non basta lo studio, la conoscenza intellettuale, ma è necessario un vivo contatto personale con Dio. Se questa consapevolezza diventasse veramente vita, certamente le nostre istituzioni educative, soprattutto di studi superiori, ma anche le scuole, sarebbero più coscienti del loro compito di evangelizzazione e sarebbero importanti strumenti nella sua realizzazione. (S. Em. R. Card. Zenon GROCHOLEWSKI, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica)

CULTURA

Come Gesù fu attento conoscitore della vita del suo tempo, così oggi la Chiesa deve volgersi alla cultura contemporanea, certa che nulla può resistere alla potenza risanante del Vangelo. Si tratta di ascoltare e comprendere il mondo, senza alcuna sudditanza: la parola di Dio giudica il mondo. Basilio Magno – riferendosi al coltivatore di sicomori, che rende commestibile il frutto incidendolo prima di coglierlo – leggeva l’incontro tra la fede e la cultura al suo tempo come una incisione che rendeva questa sana, valida. A Basilio fece riferimento l’allora card. Joseph Ratzinger, che commentò: “L’evangelizzazione non è un semplice adattarsi alla cultura, ovvero un rivestirsi con elementi della cultura nel senso di un concetto superficiale di inculturazione […] No, il Vangelo è un taglio – una purificazione, che diviene maturazione e risanamento”. Il taglio è dato proprio dall’intima essenza della fede, dai suoi misteri, da cui il pensiero umano ha tratto alimento per sostanziali sviluppi. (S. Em. R. Card. Giuseppe BETORI, Arcivescovo di Firenze)

EVANGELIZZATORI

Il grande predicatore americano, il Venerabile Arcivescovo Fulton J. Sheen, ha osservato “la prima parola di Gesù è stata ‘venite’; l’ultima parola di Gesù è stata ‘andate’” La Nuova Evangelizzazione ci ricorda che gli autentici operatori di evangelizzazione devono prima essere evangelizzati. San Bernardo ha detto, “se volete essere un canale, dovete prima essere un serbatoio”. (S. Em. R. Card. Timothy Michael DOLAN, Arcivescovo di New York)

LEGGI (1)

La “legge dell’espropriazione”, ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome della Chiesa, tenendo fermo che “evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere”, cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. (S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici)

LEGGI (2)

La “legge del granellino di senapa”, cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un’attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell’opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. (S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici)

LEGGI (3)

La terza “legge” è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell’efficacia dell’impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi. (S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici)

PENITENZA

Così ci siamo impegnati a chiedere la riforma delle strutture, dei sistemi, delle istituzioni, della gente diversa da noi. Sì, questo è positivo. Ma la risposta alla domanda “cosa c’è di sbagliato nel mondo?” non è la politica, l’economia, il secolarismo, l’inquinamento, il riscaldamento globale… no. Come scrisse Chesterton “La risposta alla domanda ‘cosa c’è di sbagliato nel mondo?’sono due parole: sono io”.
Sono io! Ammetterlo porta alla conversione del cuore e alla penitenza, fulcro dell’invito evangelico. Ciò accade nel sacramento della penitenza. È questo il sacramento della Nuova Evangelizzazione. (S. Em. R. Card. Timothy Michael DOLAN, Arcivescovo di New York)

SACRAMENTO

Perciò credo che il sacramento più importante della Nuova Evangelizzazione sia il sacramento della penitenza. Sì, i sacramenti dell’iniziazione… Battesimo, Confermazione, Eucaristia… obbligano, sfidano. Ma il sacramento della riconciliazione evangelizza gli evangelizzatori, perché ci mette sacramentalmente in contatto con Gesù che ci chiama alla conversione del cuore e ci ispira ad accogliere il suo invito a pentirsi. (S. Em. R. Card. Timothy Michael DOLAN, Arcivescovo di New York)

UNITÀ

II Concilio Vaticano II insegna che il Signore, “affinche lo stesso episcopato fosse uno e indiviso prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione” (LG 18). La nuova evangelizzazione esige di attingere a questa comunione ed avrà efficacia solo se fondata sull’unità dei Vescovi con il Successore di Pietro e tra loro. Questa unità è la pietra angolare su cui il Signore edifica la sua Chiesa. Da Cristo risorto nasce la Chiesa come sacramento della sua presenza e dell’unità con Dio e fra gli uomini (cf. LG 1). Radicati in Cristo e nella Chiesa, ci appoggiamo alla fede di Pietro, attorno a cui troviamo quella solida unità che non viene da noi e che non viene mai meno (cf. UR 4). A questa unità tutti noi apparteniamo. Questa unità vogliamo servire “perchè il mondo creda” (Gv 17,21). (S. E. R. Mons. Gerhard Ludwig MÜLLER, Arcivescovo emerito di Regensburg, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede)

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