Dizionario (8)

La Parola e le parole per discernere i segni dei tempi

FASCE

Maria avvolse il bimbo in fasce. Senza alcun sentimentalismo, possiamo immaginare con quale amore Maria sarà andata incontro alla sua ora, avrà preparato la nascita del suo Figlio. La tradizione delle icone, in base alla teologia dei Padri, ha interpretato mangiatoia e fasce anche teologicamente. Il bimbo strettamente avvolto nelle fasce appare come un rimando anticipato all’ora della sua morte: Egli è fin dall’inizio l’Immolato. (BXVI, Gesù di Nazaret, l’infanzia di Gesù)

MANGIATOIA

Così la mangiatoia veniva raffigurata come una sorta di altare. Agostino ha interpretato il significato della mangiatoia con un pensiero che, in un primo momento, appare quasi sconveniente, ma, esaminato più attentamente, contiene invece una profonda verità. La mangiatoia è il luogo in cui gli animali trovano il loro nutrimento. Ora, però, giace nella mangiatoia Colui che ha indicato se stesso come il vero pane disceso dal cielo – come il vero nutrimento di cui l’uomo ha bisogno per il suo essere persona umana. È il nutrimento che dona all’uomo la vita vera, quella eterna. In questo modo, la mangiatoia diventa un rimando alla mensa di Dio a cui l’uomo è invitato, per ricevere il pane di Dio. Nella povertà della nascita di Gesù si delinea la grande realtà, in cui si attua in modo misterioso la redenzione degli uomini. (BXVI, Gesù di Nazaret, l’infanzia di Gesù)

COOPERAZIONE (EVANGELIZZAZIONE)

La Chiesa non comincia con il «fare» nostro, ma con il «fare» e il «parlare» di Dio. Così gli Apostoli non hanno detto, dopo alcune assemblee: adesso vogliamo creare una Chiesa, e con la forma di una costituente avrebbero elaborato una costituzione. No, hanno pregato e in preghiera hanno aspettato, perché sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa, che Dio è il primo agente: se Dio non agisce, le nostre cose sono solo le nostre e sono insufficienti; solo Dio può testimoniare che è Lui che parla e ha parlato. Pentecoste è la condizione della nascita della Chiesa: solo perché Dio prima ha agito, gli Apostoli possono agire con Lui e con la sua presenza e far presente quanto fa Lui. Dio ha parlato e questo «ha parlato» è il perfetto della fede, ma è sempre anche un presente: il perfetto di Dio non è solo un passato, perché è un passato vero che porta sempre in sé il presente e il futuro. Dio ha parlato vuol dire: «parla». E come in quel tempo solo con l’iniziativa di Dio poteva nascere la Chiesa, poteva essere conosciuto il Vangelo, il fatto che Dio ha parlato e parla, così anche oggi solo Dio può cominciare, noi possiamo solo cooperare, ma l’inizio deve venire da Dio. Solo il precedere di Dio rende possibile il camminare nostro, il cooperare nostro, che è sempre un cooperare, non una nostra pura decisione. Perciò è importante sempre sapere che la prima parola, l’iniziativa vera, l’attività vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire – con Lui e in Lui – evangelizzatori. Dio è l’inizio sempre, e sempre solo Lui può fare Pentecoste, può creare la Chiesa, può mostrare la realtà del suo essere con noi. (BXVI aprendo il Sinodo)

AMPUTARE

L’«amputazione dello spirito» è fonte di nostalgia e sordo dolore, perché «quando il corpo cessa di essere il tempio dello spirito si trasforma in un tempio desolato dove fiorisce il narcisismo». Per l’uomo ridotto a pura fisiologia, a ominide desideroso unicamente di conseguire l’immediata soddisfazione di ogni pulsione, la vita stessa risulta priva di significato. (La «nuova tirannia» dal volto umano | Il blog di Costanza Miriano)

SESSUOLATRIA

Chesterton (in una illuminante riflessione del 1934 intitolata Sex and Property) non può fare a meno di notare quanto perfino le antiche degenerazioni del paganesimo fossero di gran lunga meno nocive di quelle attuali. Gli uomini dell’Antichità, è vero, forse «sguazzavano nella desolante sessualità di una mitologia del sesso; gestivano la prostituzione come un sacerdozio per il servizio nei templi; facevano della pornografia la loro unica poesia; ostentavano emblemi che trasformavano persino l’architettura in una specie di esibizione fredda e smisurata». Eppure, «in un certo senso, il peccato degli antichi era infinitamente minore, incommensurabilmente minore, al peccato moderno». Non va infatti dimenticato che quei bizzarri rituali erano una manifestazione del culto della fecondità, strettamente intrecciato a un altro culto: quello della fecondità della terra. In questo la sessuolatria del paganesimo antico, ricorda a ragion veduta Chesterton, «almeno stava dalla parte della natura, almeno stava dalla parte della vita». Al nostro tempo è stato lasciato invece il “privilegio” di «inventare un nuovo tipo di venerazione del sesso, che non è affatto una venerazione della Vita» e «proclamare una religione erotica che esalta la lussuria e al contempo proibisce la fertilità». Ciò significa creare le condizioni propizie a una nuova schiavitù. Lo aveva intuito anche Vitaliano Brancati, che in Paolo il caldo fa dire al protagonista del suo romanzo, un uomo imprigionato da una sessualità incontrollata, che lo scatenamento sfrenato dei sensi può essere dettato solo da una «moralità tirannica» che «vuole costringerci alla libertà sessuale, al culto di noi stessi e dei nostri bisogni fisici, all’egoismo e al narcisismo, alla durezza e all’orgoglio». (La «nuova tirannia» dal volto umano | Il blog di Costanza Miriano)

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