Dizionario (7)

La Parola e le parole. Per discernere i segni dei tempi

CARISMI

La Chiesa esiste per evangelizzare. Fedeli al comando del Signore Gesù Cristo, i suoi discepoli sono andati nel mondo intero per annunciare la Buona Notizia, fondando dappertutto le comunità cristiane. Col tempo, esse sono diventate Chiese ben organizzate con numerosi fedeli. In determinati periodi storici, la divina Provvidenza ha suscitato un rinnovato dinamismo dell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Anche nei nostri tempi lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa un nuovo slancio per annunciare la Buona Notizia, un dinamismo spirituale e pastorale che ha trovato la sua espressione più universale e il suo impulso più autorevole nel Concilio Ecumenico Vaticano II. Tale rinnovato dinamismo dell’evangelizzazione produce un benefico influsso sui due «rami» specifici che da essa si sviluppano, vale a dire, da una parte, la missio ad gentes, cioè l’annuncio del Vangelo a coloro che ancora non conoscono Gesù Cristo e il suo messaggio di salvezza; e, dall’altra parte, la nuova evangelizzazione, orientata principalmente alle persone che, pur essendo battezzate, si sono allontanate dalla Chiesa, e vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana. Ovviamente, tale orientamento particolare non deve diminuire né lo slancio missionario in senso proprio, né l’attività ordinaria di evangelizzazione nelle nostre comunità cristiane. In effetti, i tre aspetti dell’unica realtà di evangelizzazione si completano e fecondano a vicenda”. (Benedetto XVI, omelia nella messa di inaugurazione del Sinodo sulla nuova evangelizzazione)

GRAZIA

E così arriva il terzo figlio, Francesco. Questa volta è vivo, sta bene, cresce sano nel grembo di sua madre. E invece a Chiara hanno scoperto un carcinoma. Maligno. E lei decide che la cosa più importante è Francesco. Decide che curerà il cancro solo dopo il parto. Chiara racconta la sua ultima “discussione” avuta con il Padreterno: «Signore, o mi guarisci oppure mi dai la grazia di vivere questo momento, mi devi però convincere che è molto meglio che io raggiunga i miei figli. Così, da quando sono uscita dall’ospedale ho iniziato a pensare: oh Dio adesso come si fa? Ho pensato a tutte le difficoltà a cui sarebbe andato incontro Enrico da solo e ho passato un po’ una notte così, un po’ sveglia. E ho detto: “No, così non si può vivere. Fossero gli ultimi momenti della mia vita, li devo vivere chiedendo al Signore la grazia”. Se no umanamente si impazzisce». Dopo un ennesimo viaggio a Medjugorje, Chiara ritrova la serenità. «E ho detto: “Signore questo è il miracolo”». Chiara chiede «la grazia di vivere la grazia». E poi ringrazia. «Perché anche se fossero i momenti finali è un privilegio sapere in anticipo di morire e… – la voce la si rompe in un groppo in gola – uno così può dire ti voglio bene!». E noi che ascoltiamo queste parole restiamo impietriti davanti a tanta strana bellezza. (da Tempi)

PERICOLO

L’uomo di oggi rischia di non accorgersi di quanto Dio in realtà gli sia vicino. Rischia di immaginare il suo presente e proiettarsi nel futuro quasi prescindendone. Ciò rappresenta un grave pericolo. (card. Angelo Scola)

SAN FRANCESCO

S. Francesco non fu un amante della natura. Un amante della natura, propriamente inteso, è precisamente l’opposto di quanto egli fu. Un uccello poteva fermarlo come lo avrebbe fatto un brigante; egli era pronto a dare il «benvenuto» al brigante come al cespuglio. In una parola noi parliamo d’un uomo che non scambia il bosco con gli alberi. S. Francesco non voleva vedere il bosco al posto degli alberi, per cui, come poeta, egli fu perfettamente l’opposto di un panteista. (Chesterton)

BUDDHA

Chi non sale la montagna di Cristo cade nell’abisso di Buddha. (Chesterton)

INTELLIGENTI

Jessica Valenti, nel suo “Why have Kids?”, sostiene che «le donne intelligenti farebbero meglio a non fare figli», perché «lungi dall’essere il mestiere più difficile e soddisfacente del mondo, la maternità è un ruolo maledettamente deprimente». (da Tempi)

ANTROPOLOGIA

L’uomo è visto come unità di corpo e di anima. Si nota nella Mistica tedesca un apprezzamento positivo della corporeità e, anche negli aspetti di fragilità che il corpo manifesta, ella è capace di cogliere un valore provvidenziale: il corpo non è un peso di cui liberarsi e, perfino quando è debole e fragile, «educa» l’uomo al senso della creaturalità e dell’umiltà, proteggendolo dalla superbia e dall’arroganza. In una visione Ildegarda contempla le anime dei beati del paradiso, che sono in attesa di ricongiungersi ai loro corpi. Infatti, come per il corpo di Cristo, anche i nostri corpi sono orientati verso la risurrezione gloriosa, per una profonda trasformazione per la vita eterna. La stessa visione di Dio, nella quale consiste la vita eterna, non si può conseguire in modo definitivo senza il corpo. (BXVI Lettera con cui proclama Ildegrada di Bingen Dottore della Chiesa)

CREAZIONE

La creazione è un atto di amore, grazie al quale il mondo può emergere dal nulla: dunque tutta la scala delle creature è attraversata, come la corrente di un fiume, dalla carità divina. Fra tutte le creature, Dio ama in modo particolare l’uomo e gli conferisce una straordinaria dignità, donandogli quella gloria che gli angeli ribelli hanno perduto. L’uomo è in grado di conoscere Dio in se stesso, cioè la sua individua natura nella trinità delle persone. (BXVI Lettera con cui proclama Ildegrada di Bingen Dottore della Chiesa)

RISPOSTA

l’uomo quella creatura che, con la sua voce, può rispondere alla voce del Creatore. E può farlo in due modi principali: in voce oris, cioè nella celebrazione della liturgia, e in voce cordis, cioè con una vita virtuosa e santa. L’intera vita umana, pertanto, può essere interpretata come un’armonia e una sinfonia: mentre l’armonia significa la restaurazione della relazione e la piena esperienza della redenzione, l’attuale esistenza umana con i suoi pericoli, contraddizioni e peccati, corrisponde a una sinfonia, a un insieme di suoni e di accordi allo stesso modo armoniosi e dissonanti. In questa sinfonia Dio fa ascoltare soprattutto la sua misericordia. (BXVI Lettera con cui proclama Ildegrada di Bingen Dottore della Chiesa)

PASSIONE

L’uomo esiste nella forma maschile e femminile. Ildegarda riconosce che in questa struttura ontologica della condizione umana si radica una relazione di reciprocità e una sostanziale uguaglianza tra uomo e donna. Nell’umanità, però, abita anche il mistero del peccato ed esso si manifesta per la prima volta nella storia proprio in questo rapporto tra Adamo ed Eva. A differenza di altri autori medievali, che vedevano la causa della caduta nella debolezza di Eva, Ildegarda la coglie soprattutto nella smodata passione di Adamo verso di lei. (BXVI Lettera con cui proclama Ildegrada di Bingen Dottore della Chiesa)

DIRITTI

Ha diritto ad essere risarcito chi nasce con una forma di disabilità, perché il medico non ha effettuato l’amniocentesi, pur richiesta dalla madre, intenzionata ad abortire in caso di malformazioni del feto. Lo ha stabilito la Terza sezione civile della Corte di Cassazione, presieduta da Alfonso Amatucci, che si è pronunciata sul caso di una bambina di Treviso, nata nel 1996 con la sindrome di Down, nonostante la madre avesse posto al medico curante, «come condizione imprescindibile per la prosecuzione della gravidanza», la nascita «di un bimbo sano». Nelle motivazioni della sentenza, i giudici scrivono che anche la bambina, oggi ragazza, nata Down, ha infatti diritto al risarcimento. Questo, però, precisano i magistrati, non significa attribuire al nascituro «soggettività giuridica», ma è soltanto il riconoscimento di un suo essere «oggetto di tutela». «Il diritto alla procreazione cosciente e responsabile è attribuito alla sola madre – afferma l’Alta corte nella sentenza 16754 – per espressa volontà legislativa, sì che risulta legittimo discorrere, in caso di sua ingiusta lesione, non di un diritto esteso anche al nascituro in nome di una sua declamata soggettività giuridica, bensì di propagazione intersoggettiva degli effetti dell’illecito». Per la Suprema Corte, in casi del genere non si discute «di non meritevolezza di una vita handicappata, ma di una vita che merita di essere vissuta meno disagevolmente, attribuendo direttamente al soggetto che di tale condizione di disagio è personalmente portatore il dovuto importo risarcitorio, senza mediazioni di terzi, quand’anche fossero i genitori, ipoteticamente liberi di utilizzare il risarcimento a loro riconosciuto ai più disparati fini».

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