DIZIONARIO (5)



αποφθεγμα Apoftegma


Frammenti
quasi quotidiani

RUBARE

Io rubai per vent’anni con queste mie mani;
io sfuggii alla polizia con questi miei piedi…
Forse che io non ho udito i sermoni dei virtuosi
e veduto il freddo sguardo delle persone rispettabili?
Forse che non mi venne detto che nessuna persona per bene
avrebbe potuto sognare una simile depravazione?
Fu solo il mio amico Padre Brown
a dirmi che egli conosceva perfettamente perché io rubassi.
E da quel giorno non rubai più»

(l’ex-ladro Flambeau di fronte a Padre Brown, ne Il passo strano)

 

 

CASA

 

La volontà di Maria coincide con la volontà del Figlio nell’unico progetto di amore del Padre e in lei si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa «casa vivente» del Signore, tempio dove abita l’Altissimo. Ma il dimorare del Figlio di Dio nella «casa vivente», nel tempio, che è Maria, ci porta ad un altro pensiero: dove abita Dio, dobbiamo riconoscere che tutti siamo «a casa»; dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono più stranieri. Maria, che è madre di Cristo è anche nostra madre, ci apre la porta della sua Casa, ci guida ad entrare nella volontà del suo Figlio. È la fede, allora, che ci dà una casa in questo mondo, che ci riunisce in un’unica famiglia e che ci rende tutti fratelli e sorelle. Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi vogliamo essere aperti al Signore, se vogliamo offrirgli la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la presenza del Signore possa essere un limite alla nostra libertà, e se vogliamo riservarci una parte della nostra vita, in modo che possa appartenere soltanto a noi. Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé, dell’amore, che si fa servizio e condivisione. (BXVI, Omelia a Loreto del 4 ottobre 2012)

 

 

STRADA

 

La fede ci fa abitare, dimorare, ma ci fa anche camminare nella via della vita. Anche a questo proposito, la Santa Casa di Loreto conserva un insegnamento importante. Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada. La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi. In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa. Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi. Allora, qui a Loreto, troviamo una casa che ci fa rimanere, abitare, e che nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l’umanità redenta (cfr Ap 21,3). (BXVI, Omelia a Loreto del 4 ottobre 2012)

 

 

STORIA D’AMORE

 

Come nasce una storia d’amore? E’ nella famiglia d’origine, quando l’altro non c’è ancora, che nasce una storia d’amore. Prima di incontrare un altro, occorre esserci come personalità formate, costruire se stessi. Se non si è fatto questo, se il continuo allenamento della vita famigliare, tra persone con comunità di vita e di sangue, è mancato, sarà ben dura inventarsi un domani tollerante, capace di perdono e di rinuncia. Chi invece ha appreso la fatica della responsabilità, del confronto, della condivisione in famiglia, più facilmente saprà ripetersi, in forma nuova, nel rapporto con il coniuge e nella dedizione ai figli. (F. Agnoli, Per amore)

 

 

FIDANZAMENTO 

 

E poi c’è il fidanzamento casto. Ancora non ci si conosce, vi è solo una generica attrazione, che va provata, testata, perché non si riveli un fuoco di paglia. Perché non si rimanga bruciati e delusi. La castità permette proprio una lunghezza e una purezza di sguardo su se stessi e sugli altri. Impedisce che sia solo il richiamo della carne a dettarci le sue volontà cangianti. San Gregorio di Palamas: “Coloro che si abbandonano ai piaceri sensibili e corruttibili esauriscono tutto il desiderio della loro anima nella loro carne e divengono così interamente carne”. A un fidanzamento casto, “spirituale”, in cui si sia approfondita la reciproca conoscenza, in profondità, segue una promessa solenne, una libera assunzione di responsabilità: l’impegno a darsi fino in fondo, consapevoli che quando si è iniziata la scalata di una vetta, è impossibile tornare indietro, senza rovinose cadute. “Tutto in comune – scriveva Maria Beltrame Quattrocchi – con scambio costante di valori effettivi e affettivi, con un’unica vita di aspirazioni e di mete, con reciproco rispetto e amore”, tessendo “filo per filo, la trama in ragione dell’ordito; l’ordito in ragione della trama”. (F. Agnoli, Per amore)

OPINIONI

 

Sempre più su Facebook anche se spaventati dalla mancanza di privacy in rete, sempre più connessi ma senza giornali sotto braccio, sempre più avidi di informazioni ma solo di quelle che già vogliamo conoscere. La fotografia che il Censis fa (in collaborazione con Ucsi) del rapporto tra gli italiani e la comunicazione in realtà non sorprende. Di fronte ai dati, il rapporto lancia un allarme, parlando di rete come “strumento nel quale si cercano le conferme delle opinioni, dei gusti, delle preferenze che già si possiedono”, grazie alla personalizzazione delle notizie che molti siti permettono. Più del 40 per cento degli italiani è su Facebook, e se si guarda la fascia tra i 14 e i 29 anni la percentuale tocca quasi l’80 per cento. “I media siamo noi”, dice il Censis/Ucsi. (Paolo Vietti, Il Foglio. L’articolo completo qui

 

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