DIZIONARIO – 4



αποφθεγμα Apoftegma

Frammenti

quasi quotidiani

 

Comunità

Il bisogno di avere radici è forse il più importante 
e il meno conosciuto dell’anima umana. 
Difficile definirlo. 
L’essere umano ha le sue radici nella concreta partecipazione, 
attiva  e naturale all’esistenza di una comunità 
che conservi vivi certi tesori del passato 
e certi presentimenti dell’avvenire. 

Simone Weil, La prima radice

 

 

COMUNITA’ (1) 

Anche nella liturgia della più piccola comunità è sempre presente la Chiesa intera. Per questo non esistono «stranieri» nella comunità liturgica. In ogni celebrazione liturgica partecipa assieme tutta la Chiesa, cielo e terra, Dio e gli uomini. La liturgia cristiana, anche se si celebra in un luogo e uno spazio concreto ed esprime il «sì» di una determinata comunità, è per sua natura cattolica, proviene dal tutto e conduce al tutto, in unità con il Papa, con i Vescovi, con i credenti di tutte le epoche e di tutti i luoghi. Quanto più una celebrazione è animata da questa coscienza, tanto più fruttuosamente in essa si realizza il senso autentico della liturgia. La liturgia implica universalità e questo carattere universale deve entrare sempre di nuovo nella consapevolezza di tutti. La liturgia cristiana è il culto del tempio universale che è Cristo Risorto, le cui braccia sono distese sulla croce per attirare tutti nell’abbraccio dell’amore eterno di Dio. E’ il culto del cielo aperto. Non è mai solamente l’evento di una comunità singola, con una sua collocazione nel tempo e nello spazio. E’ importante che ogni cristiano si senta e sia realmente inserito in questo «noi» universale, che fornisce il fondamento e il rifugio all’«io», nel Corpo di Cristo che è la Chiesa. (BXVI. Udienza del 3 ottobre 2012. Il discorso completo qui).

 

COMUNITA’ (2)

Nel 1990 un gruppo di una quindicina di docenti e studiosi nel campo dell’ etica, della filosofia e delle scienze sociali, si ritrovarono nella capitale degli States per discutere dei problemi cronici degli Stati Uniti e di tutte le moderne società occidentali: disgregazione sociale, individualismo radicale, anomia, erosione del concetto di responsabilità sociale, egoismo, pericoli di teledemocrazia, scomparsa di una qualsiasi nozione di bene comune capace di bilanciare la pluralità degli interessi particolari, declino della famiglia, violenza e si potrebbe continuare all’infinito. A  monte,  quello che il gruppo di intellettuali di cui parliamo ritiene il pericolo maggiore: la progressiva scomparsa della comunità dalla vita sociale del paese. Pur con diverse sfumature, questi autori sono pressoché concordi nell’inividuare i tratti più evidenti del “disagio della modernità” che possono essere riassunti nella transitorietà, impersonalità e frammentazione dei rapporti sociali, nella perdita dei sentimenti di appartenenza, nell’assenza di significato e unità nelle vite dei singoli, nella separazione tra vita pubblica e privata, nell’isolamento e alienazione degli individui, nell’incapacità di giungere ad una qualsiasi formulazione della nozione di bene comune. (l’articolo completo qui)

 

BAMBINI (1)

 

E’ morto un bambino di nove anni, oggi, nella chiesa di San Policarpo a Nairobi. Saltato in aria, dilaniato non dalla follia di un folle, no (…troppo facile liquidare così la notizia, l’ennesima…). I bambini in chiesa sono pericolosissimi. Il loro sguardo disarmato disarma. Fa più paura di un mitra. Di una bomba. Di cento divise. E allora, perché questi attacchi continui alle chiese dei cristiani? Perché dis-turba così tanto Gesù? Potranno morire tutti, i cristiani. Ammazzati ad uno ad uno. Si potranno far fuori i loro figli ad uno ad uno. Ma è risorto il Cristo che amano. Ha vinto per sempre la morte. Insopportabile. Allora è ai tabernacoli, è agli altari che occorre mirare. Ai bambini. Non solo per fare scalpore, per far fuggire i loro padri, le loro madri impaurite. Perché nei bambini si nasconde il volto dei Santi. Il volto di Dio. (Luisella Saro su http://www.cuturacattolica.it. L’articolo completo qui)

 

BAMBINI (2) 

Nabil Naji Riz e Mina Nadi Faraj sono due bambini copti, rispettivamente di dieci e nove anni, che si trovano in carcere in Egitto con l’accusa di “oltraggio alla religione” islamica. Secondo alcuni testimoni del villaggio dove risiedono, nel governatorato di Beni Suef,  i due ragazzini avrebbero urinato su dei fogli di carta sui quali erano scritti dei versetti del Corano.  A denunciarli è stato l’imam della moschea locale, Ibrahim Mohamed Ali.  Esaminato il caso il procuratore ha disposto che i due fossero trasferiti  nel carcere giovanile di Beni Suef fino a quando saranno completate le indagini. Secondo il corrispondente di Ahram Online, l’Imam Ali ha prima portato i due bambini nella chiesa copta locale e ha chiesto al prete di punirli. Il sacerdote si è però rifiutato di castigare i due e per quello Ali, aiutato da altri tre abitanti del villaggio, ha portato i bambini in tribunale. Il padre di Nabil, Nagy Rizk, ha difeso i due bambini affermando pubblicamente che sono analfabeti e per questo non conoscevano il  contenuto dei fogli che hanno trovato in una piccola borsa bianca dove stavano giocando, vicino a un mucchio di spazzatura in strada. (L’articolo completo qui)

 

BAMBINI (3)

In Olanda la legge dice che non puoi morire per eutanasia se sei sotto i 12 anni, ma ora l’associazione dei medici olandesi e il governo hanno accettato le linee guida del protocollo di Groningen, che la prevede anche per i bambini nati con disabilità. Così oggi i bambini possono ottenerla. (Qui l’articolo completo) 
 
BAMBINI (4)

Ho letto sul solito quotidiano dei soliti “intelligenti”: quelli che hanno capito finalmente tutto, quelli che hanno chiaro dove stia il bene e il male e dove siano i responsabili del male che ci circonda, il racconto di quanto accade in una scuola elementare di Roma, “dove il 75% degli allievi è straniero. E la maggioranza chiede l’esonero dall’ora di religione. Cattolica”. Sembra il racconto del paradiso terrestre: luogo dell’umanità riconciliata, finalmente liberata dall’occhiuta e intollerante invadenza della Chiesa cattolica. Basta abolire (non certamente con un atto pubblico, con una norma, ma con buon senso di tutti) l’insegnamento della religione cattolica. Il miracolo della tolleranza si realizza così, semplicemente, per tutti. Che belli questi bambini che finalmente conoscono ogni cosa della religione (la propria e l’altrui), che festeggiano l’uno la festa religiosa dell’altro; che si accolgono con un’apertura inimmaginabile ai più. Che belli questi bambini finalmente curiosi, non tarpati dall’ottusa intolleranza cattolica, mortificatrice di ogni libertà, creatività e desiderio. Peccato che poi la realtà, quella di tutti i giorni, quella delle nostre scuole, quella dei nostri immigrati, quella dei nostri stadi, sia così diversa! Peccato, sarebbe stato bello! Ma non è che in questo sogno, in questa descrizione idilliaca, si è appunto dimenticato qualcosa? No, amici di Repubblica, non ci illudiamo con i vostri sogni. Sono solo pubblicità ingannevole. (Gabriele Mangiarotti su http://www.culturacattolica.it. L’articolo completo qui)

 

BAMBINI (5)

Chissà perché tanti bambini – mi disse una volta un’ostetrica – nascono in quell’ora in cui la città attorno è silenziosa, rincasati gli ultimi nottambuli, appena in piedi i più mattinieri mentre sulle facciate dei palazzi si disegnano rare finestre illuminate? Forse perché, germogliati nel buio, cresciuti nell’ombra, tendono visceralmente alla luce; come i fiumi al mare. In una vocazione inesorabile. L’alba che sale, pallida, chiama a sé i nascituri con la forza muta di un’alta marea. Nascere, oramai, bisogna. Il primo pianto lacera la luce diafana; e chi ascolta sente in sé l’allargarsi di una commozione che sale dal profondo. È l’affacciarsi, in questo vecchio mondo dolorante e zoppo, di un altro figlio – nel quale una volta ancora quel vecchio mondo rinasce. (Marina Corradi su Tempi. L’articolo completo qui) 

 
BAMBINI (UNICEF)
 
L’Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha annunciato alla conferenza per le attività di sviluppo, tenutasi presso le Nazioni Unite a New York, che quest’anno “non può offrire alcun contributo simbolico all’UNICEF”. La decisione di sospendere l’invio di contributi è stato il risultato della crescente preoccupazione della Santa Sede per i cambiamenti delle attività dell’UNICEF che ha iniziato a stornare alcune delle già scarse risorse economiche ed umane per la salvaguardia delle necessità basilari dei bambini verso altri settori al di fuori del mandato specifico dato dalle Nazioni Unite all’UNICEF. In particolare, la Santa Sede è preoccupata per: 

1. La mancanza da parte dell’UNICEF, nonostante le numerose richieste della Santa Sede, di fornire la documentazione relativa ai fondi che i donatori hanno “stanziato” per progetti specificatamente e moralmente ineccepibili concernenti i bambini. 

2. La partecipazione dell’UNICEF alla pubblicazione del manuale delle Nazioni Unite a favore della distribuzione di “contraccettivi post coitali” abortivi per salvare le donne in casi di emergenza. 

3. Il coinvolgimento dell’UNICEF nel cercare di cambiare la legislazione nazionale relativa all’aborto. 

4. I rapporti credibili relativi alla diffusione da parte degli operatori dell’UNICEF di contraccettivi e di informazioni sull’uso. 

Mentre la Santa Sede è addolorata di dover sospendere l’offerta simbolica annuale, si è sentita in dovere di avvisare i fedeli cattolici e gli altri del cambiamento delle attività dell’UNICEF”. (PONTIFICIUM OPUS A SANCTA INFANTIA. LA COOPERAZIONE DEI BAMBINI ALL’ATTIVITA’ MISSIONARIA)

 

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