Vatileaks, il giudizio di Peter Seewald. di Andrea Tornielli

 

di Andrea Tornielli
Tratto da Sacri Palazzi, il blog di Andrea Tornielli, il 13 giugno 2012

 

Cari amici, l’agenzia cattolica in lingua tedesca «Kath. Net», nei giorni scorsi ha pubblicato un lungo articolo sui vatileaks ponendo 16 domande a Peter Seewald, il giornalista tedesco che ha scritto due libri-intervista con l’allora cardinale Ratzinger («Il sale della terra», «Dio e il mondo») e uno con Benedetto XVI «Luce del mondo». Come ricorderete in quest’ultimo libro, pubblicato nel novembre 2010, il Papa parla con estrema franchezza, libertà e semplicità di se stesso, della sua elezione, di come vive il suo servizio di vescovo di Roma, dei problemi che fino a quel momento aveva dovuto affrontare. Seewald è un giornalista molto stimato da Ratzinger e le sue parole sui vatileaks sono dunque significative. Il sito Korazym (http://www.korazym.org/index.php/home/54-la-discussione/2653-i-servi-inf… ), diretto da Angela Ambrogetti ha messo online la traduzione italiana (curata da Simona Storioni) dell’intera intervista. Vi invito a leggerla, limitandomi a riprenderne nel post soltanto qualche passaggio.

 

«Il tradimento non è una bella cosa, sebbene sia fin troppo umano. Il fatto che non si fermi nemmeno davanti alla Chiesa è già dimostrato dall’esempio degli apostoli. Solo i risultati delle indagini potranno gettare luce sui retroscena della vicenda vaticana, che ha tutte le caratteristiche di una parabola. Tutto il resto è speculazione. In base alle informazioni di cui dispongo, una cosa è certa, ovvero che Vatileaks implica un’azione preparata nei dettagli, condotta in modo sistematico e coperta con professionalità. E tutto ciò non per portare all’attenzione qualche irregolarità, bensì con l’obiettivo di danneggiare fortemente il governo di Benedetto XVI».

 

Sul coinvolgimento del segretario personale del Papa, don Georg Gänswein, Seewald dice: «Il fatto che la persona più vicina al Papa debba essere screditata non è un punto contro di lui, bensì a suo favore. È impossibile fare da scudo e non essere colpiti da qualche freccia nello scontro. Chi, per giunta, come Georg Gänswein, smaschera anche il traditore, diventa a maggior ragione un bersaglio da prendere di mira».

 

Seewald dopo aver affermato che l’importanza delle rivelazioni contenute nei vatileaks è stata «decisamente» sopravvalutata, invita però a non minimizzare: «Ciò che fa paura non è soltanto la rivelazione di segreti e di irregolarità riguardanti la banca vaticana, ma anche il comportamento poco fraterno di molti monsignori e vescovi tra di loro. Non può essere ignorata una nomenclatura, insediata da lungo tempo, che sembra orientarsi più a Machiavelli che a Gesù, costituita da risaputi tiratori di fili, che dalla fede tessono politica, dalla politica intrighi e dagli intrighi intrecci di potere. Tra l’altro, spesso lo fanno per pura abitudine, a partire da una mentalità in base alla quale queste cose fanno semplicemente parte del gioco».

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