Un unico Corpo per questi tempi turbolenti. Del Card. Marc Ouellet

 

Aperto a Dublino il cinquantesimo Congresso eucaristico internazionale


Un unico Corpo per questi tempi turbolenti


di Marc Ouellet


Saluto cordialmente tutti voi qui presenti: i miei fratelli vescovi e sacerdoti, gli uomini e le donne consacrati e i molti fedeli dall’Irlanda e dal mondo, che si sono riuniti qui per questo Congresso eucaristico internazionale. Come legato del nostro caro Santo Padre, Papa Benedetto XVI, desidero ringraziare in modo speciale l’arcivescovo Diarmuid Martin e i suoi numerosi collaboratori, che hanno lavorato duramente per organizzare questo importante evento, come anche tutte le autorità civili per la loro preziosa cooperazione. Ringrazio in particolare i sacerdoti per il loro amore e il loro coraggio in questo difficile tempo di purificazione nella vita della Chiesa.
Quanto è dunque opportuno che, nella provvidenza di Dio, questo incontro si svolga qui in Irlanda! Questo Paese è conosciuto per le sue bellezze naturali, la sua ospitalità e la sua ricca cultura, ma soprattutto per la sua lunga tradizione di fedeltà alla fede cattolica. La solida storia di fedeltà dell’Irlanda non ha arricchito solo queste terre, ma, attraverso i suoi figli e le sue figlie missionari, ha anche aiutato a portare il Vangelo in tante altre terre molto lontane.
Ora la Chiesa in Irlanda sta soffrendo e deve far fronte a numerose nuove e gravi sfide alla fede. Ben consapevoli di tali sfide, ci rivolgiamo insieme a Nostro Signore che rinnova, guarisce e rafforza la fede del suo popolo. Dalla mia esperienza dell’ultimo Congresso eucaristico internazionale a Québec City, so che un evento come questo porta molte benedizioni alla Chiesa locale e a tutti i partecipanti, compresi coloro che lo sostengono attraverso la preghiera, il lavoro di volontariato e la solidarietà. E quindi preghiamo con fiducia nel Signore eucaristico affinché la cinquantesima ricorrenza di questo grande evento della Chiesa universale possa, in questi tempi turbolenti, portare una benedizione all’Irlanda e a tutti voi.
Veniamo qui come famiglia di Dio, chiamata da lui per ascoltare la sua santa Parola, per ricordare chi siamo alla luce della storia della salvezza e per rispondergli con la preghiera più grande e più sublime che il mondo abbia mai conosciuto: la santa Eucaristia. Possa lo Spirito Santo aiutarci a essere pienamente consapevoli di quanto siamo benedetti e privilegiati!
Cari fratelli e sorelle, siamo riuniti qui oggi, in questa solennità del Corpus Domini, come simbolo della Chiesa universale, giungendo da ogni parte della terra per celebrare il memoriale della nuova ed eterna alleanza nel sangue di Cristo.
Il nostro incontro è un atto di fede nella santa Eucaristia, il tesoro della Chiesa, che è essenziale per la sua vita e per la nostra comunione come fratelli e sorelle in Cristo. La Chiesa attinge la sua vita dall’Eucaristia, riceve la propria identità dal dono del Corpo stesso di Cristo. In comunione con il suo Corpo, la Chiesa diventa ciò che riceve: diventa un corpo solo con lui nello spirito della nuova ed eterna alleanza. Che mistero grande e meraviglioso! Un mistero d’amore!
Il Signore risorto è scomparso dalla nostra vista, ma il suo amore è più vicino che mai. Il suo corpo risorto ha acquistato nuova libertà e nuove proprietà che rendono possibile il miracolo della santa Eucaristia. Con la forza della sua Parola e del suo Spirito divini egli trasforma questo pane e questo vino nel suo vero Corpo e nel suo vero Sangue. Come ci insegna Papa san Leone Magno, «quello che era visibile del nostro Redentore è passato nei riti sacramentali» (Sermo ii de Ascensione, 1-4). 
Quando riceviamo la Comunione, lo Spirito del Signore presente nel Corpo di Cristo passa nei nostri cuori e nei nostri corpi, rendendoci un unico e nuovo corpo ecclesiale, il corpo mistico del Signore. Il corpo ecclesiale è la nostra identità più profonda.
Ogni domenica e in ogni festa particolare ci rechiamo in chiesa per incontrare il Signore risorto, per rafforzare il nostro vincolo d’amore con lui partecipando alla santa Eucaristia. Agli occhi del mondo potrebbe sembrare che ci riuniamo per ragioni sociali o conformemente alle nostre tradizioni culturali e religiose, ma di fatto veniamo radunati dal Signore stesso, il Signore della nuova ed eterna alleanza, che vuole che siamo un solo corpo con lui in una alleanza d’amore reale e fedele.
A questi incontri giungiamo quali siamo, poveri peccatori, e forse non abbiamo sempre la giusta disposizione per ricevere la Comunione. Tuttavia, come ci ricorda il documento preparatorio di questo Congresso eucaristico, tutti sono capaci di vivere quella che viene definita una «comunione spirituale» nel senso di un atto di culto, unendosi al movimento del dono di sé che viene celebrato con la messa (cfr. The Eucharist: Communion with Christ and with one another, n. 12). Anche quando non riceviamo la Comunione sacramentale possiamo partecipare della grazia che fluisce dal Corpo e dal Sangue di Cristo al suo corpo ecclesiale. Questa partecipazione attiva e consapevole significa far parte dell’unico corpo e ricevere da esso amore, pace, speranza e coraggio per andare avanti, accettando la nostra parte di sofferenza. Papa Benedetto ci dice: «Anche quando non è possibile accostarsi alla comunione sacramentale, la partecipazione alla santa Messa rimane necessaria, valida, significativa e fruttuosa» (Sacramentum caritatis, n. 55).
Apriamoci dunque alla Parola di Dio, che ci chiama a essere partner più fedeli della nuova alleanza. Siamo consapevoli del dono insondabile della santa Eucaristia. Dio merita molta più adorazione e gratitudine per il suo dono d’amore.
Possa la nostra testimonianza di amore reciproco e di servizio ai nostri fratelli e alle nostre sorelle essere un’umile proclamazione della buona novella della santa Eucaristia.


(©L’Osservatore Romano 11-12 giugno 2012)

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