L’Italia nella trappola demografica. Foreign Affairs spiega che il declino delle nascite è il guaio peggiore

Nell’ultimo numero di Foreign Affairs si parla di crisi demografica mondiale. L’Italia vi è citata come una delle nazioni in cui quella crisi, grave nei paesi sviluppati e che comincia a non risparmiare nemmeno quelli in via di sviluppo, sta assumendo l’aspetto della irreversibilità. In un articolo intitolato “Baby Gap”, lo studioso Steven Philip Kramer scrive che “in molte parti dell’Europa e dell’Asia, lo spopolamento è una possibilità reale”. Si sta cadendo in quella che i demografi chiamano “trappola della bassa fertilità”, un circolo vizioso per  cui sempre meno donne hanno sempre meno bambini: “In alcuni paesi, come l’Austria e la Germania, potrebbe già essere troppo tardi”, con il loro tasso di natalità (numero di nascite per mille abitanti) di 1,3 (come quello italiano, del resto). Il calo della popolazione costituisce un grave pericolo per tutti, avverte Foreign Affairs, “eppure nulla di ciò è inevitabile.

La storia dimostra che i governi possono aumentare i tassi di natalità riavvicinandosi ai livelli di sostituzione, adottando il giusto tipo di politiche pro nataliste”. E qui arriva la bordata per l’Italia, che con il Giappone, in analoga sofferenza, “non ha affrontato i problemi di disuguaglianza di genere e la fornitura di adeguati servizi sociali” e che anche per questo vede declinare sempre più le nuove nascite. Dice Kramer che dovremmo imparare dalla Francia, la prima ad aver sperimentato nell’Ottocento il declino demografico, e dalla Svezia. A funzionare sono le loro politiche di sostegno alla natalità in termini di permessi, sovvenzioni, detassazioni, servizi. Tutto molto costoso, con la crisi che morde, ma la trappola della bassa fertilità uccide.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

Baby Gap

How to Boost Birthrates and Avoid Demographic Decline

For most of human history, high birthrates and high mortality rates tended to balance each other out. That began to change in the nineteenth century, when better sanitation and nutrition lengthened life spans. The world’s population surged from about one billion in 1800 to seven billion today.

Although overpopulation plagues much of the developing world, many developed societies are now suffering from the opposite problem: birthrates so low that each generation is smaller than the previous one. Much of southern and eastern Europe, as well as Austria, Germany, Russia, and the developed nations of Southeast Asia, have alarmingly low fertility rates, with women having, on average, fewer than 1.5 children each. For example, the total fertility rate is 1.6 in Russia, 1.4 in Poland, and 1.2 in South Korea. In the United States, it is 2.05, which is about the replacement level.

At the same time as women are having fewer children in developed countries, life expectancies there have reached record highs. As a result, the dependency ratio — the ratio of the working population to the nonworking population — has become increasingly unfavorable, and it is projected to get even worse. In many countries, the age distribution will someday resemble an inverted pyramid, with a bulge of the elderly perched precariously on a narrow base of the young. With fewer working-age people to tax, governments will have to choose from among several unpleasant options: cutting benefits, raising the retirement age, or hiking taxes. Making matters worse is that economic growth gets harder to achieve as workers age and their ranks dwindle; aging societies will have a tough time succeeding in an era of rapid technological change, which requires flexible employees

Per la maggior parte della storia umana, alti tassi di natalità e di mortalità alti tendevano a bilanciare a vicenda. Che ha cominciato a cambiare nel XIX secolo, quando una migliore igiene e la nutrizione allungato la durata della vita. La popolazione mondiale è salito da circa un miliardo nel 1800 a sette miliardi di oggi.

Sebbene piaghe sovrappopolazione gran parte del mondo in via di sviluppo, molte società sviluppate sono ora soffre il problema opposto: tasso di natalità così basso che ogni generazione è più piccolo di quello precedente. Gran parte meridionale e orientale, così come Austria, Germania, Russia, e le nazioni sviluppate del Sud-Est asiatico, hanno bassi tassi di fertilità in modo allarmante, con le donne che hanno, in media, meno di 1,5 figli ciascuna. Ad esempio, il tasso di fecondità totale è di 1,6 in Russia, in Polonia 1,4 e 1,2 in Corea del Sud. Negli Stati Uniti, è 2,05, che è di circa il livello di sostituzione.

Allo stesso tempo, le donne hanno meno figli nei paesi sviluppati, l’aspettativa di vita ci hanno raggiunto livelli record. Di conseguenza, il rapporto di dipendenza – il rapporto tra la popolazione attiva alla popolazione non lavorativi – è diventato sempre più sfavorevole, e si prevede di ottenere anche peggio. In molti paesi, la distribuzione per età un giorno simile a una piramide rovesciata, con un rigonfiamento degli anziani appollaiato precariamente su un numero ristretto di giovani. Con meno persone in età lavorativa ad imposta, i governi dovranno scegliere tra diverse opzioni di spiacevoli: taglio delle pensioni, l’innalzamento dell’età pensionabile, o tasse escursioni. A peggiorare le cose è che la crescita economica diventa più difficile da raggiungere come l’età dei lavoratori e la loro ranghi si assottigliano, l’invecchiamento della popolazione avrà un momento difficile riuscendo a un’era di rapidi cambiamenti tecnologici, che richiede lavoratori flessibili 

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