Intervista a Antonio Socci sul romanzo “I giorni della tempesta”

 

Nel suo romanzo “I giorni della tempesta” (per i tipi di Rizzoli), pur nella fantasia, parla di intrighi, di fogli trafugati dagli archivi vaticani e molto altro. Poteva immaginare una bufera simile a quella che invece si è scatenata realmente in questi giorni sul Vaticano e il Santo Padre stesso? In realtà ho scritto la storia l’estate scorsa, quindi ben prima che – in autunno – iniziasse la valanga dei cosiddetti Vatileaks. L’idea mi era venuta da certe informazioni che mi erano giunte e percependo certi scricchiolii della macchina di governo vaticana, che facevano presagire esplosioni di guerre intestine. Ma, come anche ho cercato di raccontare nel mio libro, il compito della Chiesa è cercare Gesù Cristo. Più che i corvi o inseguire gli scandali. Che è poi quello che sta dicendo Benedetto XVI in questi giorni, quando invita a guardare all’avvenimento che sempre rigenera la vita personale, la Chiesa e il mondo.

...e degli scandali che stanno scuotendo il Vaticano oggi, che ne pensa? È immaginabile che tutta l’operazione Vatileaks sia stata ideata e gestita dal solo maggiordomo papale? Nessuno pensa una cosa simile e del resto non so neanche quanto lui possa essere colpevole. Ci sono probabilmente diverse menti che l’hanno architettata, forse anche esterne alla Chiesa. Ma le congetture servono fino a un certo punto. C’è da chiarire una cosa. La Città del Vaticano non è la Chiesa. Lo Stato del Vaticano è nato nel 1929, ma non è la Chiesa. Così la Curia stessa. Una cosa sono il Papa e la Chiesa, altra cosa il Vaticano, che si porta dietro tutti i limiti degli uomini. Sui limiti degli uomini di Chiesa e di tutti noi, questo Papa ha parlato più chiaro di chiunque altro. Nella via crucis del 25 marzo 2005, davanti a Giovanni Paolo II, Ratzinger invitò a riflettere su «quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa» e su «quanta sporcizia» ci sia in essa. Il giudizio su queste vicende, c’è ed è chiaro. Ma la Chiesa è qualcosa di molto più grande di quanto raccontato dal mondo miope dei mass media. È il luogo dove ogni giorno milioni di persone trovano misericordia, dove accadono quotidianamente miracoli. Non solo miracoli in senso stretto (come le guarigioni), ma anche miracoli di cambiamento della vita, di carità, di misericordia. Lo ha detto Benedetto XVI stesso: «le vie di Dio sono diverse: il suo successo é la croce. Non è la Chiesa di chi ha avuto successo ad impressionarci, la Chiesa dei papi o dei signori del mondo, ma è la Chiesa dei sofferenti che ci porta a credere, è rimasta durevole, ci dà speranza». I mass media sono ciechi di fronte a questo, ed enfatizzano gli scandali della Chiesa senza raccontarla nei suoi termini reali.


Nuzzi, l’autore del libro “Sua Santità”, va sostenendo che chi gli ha passato le carte riservate l’avrebbe fatto fatto «per il bene del Papa»… e della Chiesa. Giuliano Ferrara sostiene che il papa dovrebbe abdicare. Cosa ne pensa?


Il primo dovrebbe attenersi al mestiere di giornalista e cronista, invece che lanciarsi in esternazioni di natura teologica: anche se il libro in sé è fatto bene e abbastanza moderato nei toni. Ferrara invece è mosso da un affetto protettivo e una stima enormi nei confronti del pontefice, per cui vorrebbe che tornasse a fare il teologo e che gli fosse risparmiato questo dolore. La sua non è una provocazione. Ma il Papa non penso intenda abdicare. Specialmente adesso, con tutta la bufera che lo circonda.


Torniamo al suo libro…


Ho creato un romanzo a partire dal trafugamento di documenti che hanno un contenuto preziosissimo (molto più di quelli usciti in questi giorni sui giornali). Ho messo al centro del libro queste rivelazioni private della mistica Maria Valtorta, autentiche, che rivelerebbero dov’è, a Roma, la vera tomba di Pietro. Ma questa ricerca del sepolcro di Pietro è come una metafora, un invito alla Chiesa perché vada alla ricerca del fondamento, che è poi la promessa di Gesù. C’è bisogno di una Chiesa che torni all’origine, all’avvenimento che l’ha fondata. Riguarda anche il mondo, perché l’ansia che lo scuote è la ricerca di un padre. La ricerca di qualcuno che dia senso e dia forza alla vita.
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