Sindone: fede e scienza continuano ad interrogarsi. Il prof. Bruno Barberis fa il punto sul mistero del telo

Il prof. Bruno Barberis fa il punto sul mistero del telo

 

 

di Maria Chiara Petrosillo

ROMA, venerdì, 8 giugno 2012 (ZENIT.org).- La penultima conferenza dell’edizione 2011-2012 del Diploma di specializzazione in Studi Sindonici ha visto come protagonista il Prof. Bruno Barberis, Direttore del Centro Internazionale di Sindonologia.

Il Prof. Barberis ha iniziato ad occuparsi della Sindone dal punto di vista della ricerca scientifica nel 1975 e dal 1977 è membro della Confraternita del Santissimo Sudario di Torino e del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, organismi che si occupano di coordinare a livello internazionale gli studi e le ricerche sulla Sindone e di promuoverne la conoscenza.

Dal 1983 è Professore Associato di Fisica Matematica presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Torino. Dal 1988 al 2002 è stato Presidente della Confraternita del Santissimo Sudario e del Centro Internazionale di Sindonologia. Dal 2002 è Direttore scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia.

È autore di una ventina di libri e di oltre 150 articoli sulla Sindone sia a livello scientifico sia a livello divulgativo, pubblicati su riviste scientifiche nazionali e internazionali e su mensili e quotidiani sia italiani che stranieri. Ha tenuto più di 2000 conferenze sulla Sindone sia in Italia che all’estero.

Il 23 maggio ZENIT ha avuto il privilegio di incontrarlo prima della sua conferenza “Il dibattito intorno alla Sindone” nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e di porgergli qualche domanda.

Prof. Barberis, quali sono, secondo lei, i criteri di valutazione degli studi e delle ricerche sulla Sindone?

Nei cento e più anni che ci separano dalla famosa prima fotografia della Sindone del 1898 sulle ricerche e sugli studi effettuati sulla Sindone sono stati versati fiumi d’inchiostro e la bibliografia sindonica conta ormai migliaia di opere scritte e pubblicate in tutti i continenti. Non sempre è facile però districarsi tra le varie pubblicazioni che spesso riportano nuove teorie, critiche più o meno costruttive a ricerche già effettuate, proposte di nuovi studi e di nuove indagini. Come fare a selezionare in questa ampia produzione i lavori seri e significativi?

Un primo ed importante aspetto da tenere presente è legato al fatto che l’argomento Sindone coniuga necessariamente motivi ed interessi sia scientifici sia religiosi. Ciò ovviamente non ha nulla di negativo, anzi è di enorme fascino ed interesse. Spesso però si corre il rischio di confondere o mescolare impropriamente i due piani con il risultato di togliere valore e validità alla comunicazione, soprattutto quando si commette il grave errore di affrontare problemi di carattere religioso con metodi scientifici e, viceversa, problemi strettamente scientifici con metodologie di tipo religioso.

Un altro rischio serio è quello di lasciare che le convinzioni personali riguardanti la fede influenzino le considerazioni e i risultati degli studi storico-scientifici. Ciò conduce spesso a conclusioni forzate, dettate dalla volontà di dimostrare a tutti i costi tesi preconcette o di controbattere a priori quelle tesi che non coincidono con le proprie convinzioni.

Si rischia così di cadere in un fondamentalismo che è tutto tranne che seria ricerca scientifica e che provoca spesso confusione nei lettori che hanno l’impressione di assistere ad una guerra tra tesi contrapposte piuttosto che ad un dialogo serio e rigoroso, che può anche essere serrato, ma che, per essere veramente scientifico, deve essere costruttivo, rispettoso delle opinioni altrui e improntato esclusivamente alla ricerca della verità.

Il compito dello scienziato serio è quello di informare in modo corretto, distinguendo sempre tra notizie e dati certi e ipotesi basate su dati e documenti solo in parte o per nulla attendibili. Molti dei volumi e degli articoli scritti sulla Sindone sono viziati del tutto o in parte da questi problemi e non sempre è facile distinguere a prima vista e in modo netto e chiaro tra quelli assolutamente seri e rigorosi e quelli che non lo sono.

Quali caratteristiche ha avuto il dibattito sulla Sindone nell’ultimo ventennio?

In questi ultimi anni si è assistito ad un dibattito notevolmente animato attorno alla Sindone, forse come non mai in passato, favorito senza alcun dubbio dall’eccezionale cassa di risonanza fornita dai moderni mezzi di comunicazione.

Tale dibattito è stato innescato essenzialmente dalla ormai famosa radiodatazione del tessuto sindonico effettuata nel 1988, il cui risultato (datazione medioevale della Sindone) ha suscitato un acceso confronto non solo tra scienziati e studiosi, ma anche nell’opinione pubblica. Il dibattito non si è limitato, come già nel passato, ai due contrapposti ed estremi schieramenti (quello fautore dell’assoluta ed indiscutibile autenticità della Sindone ovvero della sua certa identificazione con il lenzuolo funerario di Gesù di Nazaret e quello sostenitore della tesi che l’impronta sindonica sia opera di un falsario umano o che perlomeno non abbia alcuna correlazione con Gesù di Nazaret), ma ha finito di coinvolgere anche quel folto numero di studiosi che, attratti dalla ricerca della verità, qualunque essa sia, più che dalla possibilità di dimostrare una tesi preconcetta, hanno finito di porsi, volenti o nolenti, in una posizione intermedia tra i due opposti schieramenti, posizione che, come si sa, normalmente non è mai la più comoda.

Il dibattito scientifico avrebbe dovuto svolgersi, com’è giusto e logico, esclusivamente all’interno di quei gruppi di ricerca che hanno deciso di cimentarsi con la complessa e spinosa problematica di valutare la data del tessuto sindonico, con la possibilità di far conoscere risultati sperimentali e le relative considerazioni teoriche in occasioni di incontri o congressi scientifici. In realtà così non è stato, poiché nel dibattito si sono inserite argomentazioni tutt’altro che scientifiche, riguardanti la correttezza delle operazioni di prelievo e di datazione non tanto dal punto di vista scientifico, ma piuttosto da quello etico, l’onestà del comportamento di coloro che a diverso titolo hanno partecipato all’operazione, ecc.

Si è assistito così ad una serie interminabile di illazioni, a volte molto pesanti, seguite da risposte non meno pesanti. Alcuni dubbi sollevati erano suffragati da fatti chiari e documentati, altri erano palesemente arbitrari ed opinabili. Il risultato è stato una sempre più netta ed assurda suddivisione dei contendenti in due partiti contrapposti da un lato e ad una ridotta attenzione alle argomentazioni esclusivamente scientifiche (le uniche che avrebbero dovuto essere prese in considerazione) dall’altro, con il risultato che si è tuttora in una situazione di stallo, con molto, moltissimo lavoro ancora da fare per verificare a fondo le critiche (quelle serie) portate all’uso del metodo del radiocarbonio per la datazione della Sindone e soprattutto alla corretta interpretazione dei dati ottenuti.

I mass-media non hanno certo facilitato il lavoro, in quanto sono spesso intervenuti ampiamente sulle notizie di minor rilievo e hanno invece taciuto quelle serie, alla ricerca quasi esclusiva della notizia sensazionale, nell’assurda e pericolosa convinzione che al pubblico medio il sapere dei passi avanti (anche se a volte molto piccoli e non definitivi) della ricerca seria non importa assolutamente nulla. Il risultato è che l’opinione pubblica conosce quasi esclusivamente le discussioni più becere ed insignificanti ed ignora gli studi più significativi ed importanti.

In realtà, al di sotto di tale questione ve n’è un’altra di ben maggior spessore e di più vecchia data, alla quale ho già accennato: la polemica tra i due opposti “fondamentalismi sindonici”, quello sostenitore della certezza assoluta dell’identità tra Sindone e lenzuolo funerario di Gesù e quello che ritiene che tra i due oggetti manchi ogni correlazione. È ovvio che ognuno è libero di proporre e difendere le proprie tesi, ma è anche altrettanto naturale che tale difesa deve rispettare i criteri logici della scienza moderna. Si è assistito invece a numerose affermazioni e dibattiti nei quali spesso si parte da ipotesi assolutamente arbitrarie e preconcette, si utilizzano ragionamenti che vanno contro le più elementari regole della logica e si giunge pertanto a conclusioni assolutamente indimostrabili. La letteratura in tale settore è amplissima: si va dall’affermazione che sulla Sindone è dipinto un autoritratto di Leonardo, a quella che essa è opera di un falsario medioevale che ha utilizzato tecniche a noi non note, a quella che fa della Sindone la “prova scientifica della resurrezione”, ovvero il risultato di una radiazione caratteristica della resurrezione, come se la resurrezione stessa fosse un evento naturale, ripetibile in laboratorio e pertanto esaminabile con i metodi scientifici. E l’elenco potrebbe continuare ancora assai a lungo.

Forzare la mano ai dati scientifici, oppure trascurarli completamente e partire da ipotesi assolutamente prive di fondamento equivale a danneggiare e screditare il significato ed il messaggio che fanno della Sindone un oggetto unico al mondo. Lo studioso serio e corretto detesta le crociate pro o contro l’autenticità dell’immagine sindonica, fatte al solo scopo di convincere il maggior numero di persone delle proprie convinzioni senza portare uno straccio di prova oppure adducendo motivazioni che fanno a pugni con la più elementare razionalità. Partire dall’ipotesi che “la Sindone è il lenzuolo funerario di Cristo” e cercare di dimostrarlo a tutti i costi senza preoccuparsi di dare motivazioni serie ed obiettive oppure partire dall’ipotesi che “la Sindone è opera di un falsario medioevale” e fare altrettanto equivale non solo ad effettuare un’operazione scientificamente scorretta, ma anche a prendere in giro tutti coloro che, desiderosi di saperne di più, prendono per buone simili conclusioni.

L’unico comportamento serio ed onesto è quello di chi, desideroso esclusivamente di conoscere la verità, si pone umilmente alla sua ricerca, senza pretendere di voler dimostrare alcuna tesi preconcetta ed anzi rifiutando tutto ciò che non può essere seriamente e scientificamente dimostrato. Così facendo finisce ovviamente di essere criticato da entrambe le “fazioni” in lotta perché si rifiuta ostinatamente di sposare a priori una delle due tesi estreme. Dagli uni viene accusato di materialismo, ipocrisia, riduzionismo, e dagli altri di fanatismo, faciloneria, asservimento a certe lobbies ecclesiali.

La posizione del ricercatore equilibrato e onesto è assai scomoda, ma, proprio per questo, coloro che l’hanno scelta hanno il dovere di perseguirla con costanza e coraggio perché è l’unica coerente, l’unica che conduce ad effettuare ricerche serie e fondate, l’unica che può consentire di informare correttamente ed onestamente l’opinione pubblica, l’unica veramente rispettosa della Sindone e del suo unico ed importantissimo messaggio.

Su questa strada è bene lasciarci guidare dalle chiare ed eloquenti parole di Papa Giovanni Paolo II, il quale il 24 maggio 1998, davanti alla Sindone, esprimendo concetti che gli sono sempre stati cari e propri, disse: «La Chiesa esorta [gli scienziati] ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali non sono; li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità dei credenti».

Alla luce della sua esperienza, la scienza e la fede sono in dialogo o in conflitto?

Il tema del rapporto scienza-religione o ragione-fede è estremamente attuale in quanto la nostra epoca è caratterizzata spesso da evidenti contraddizioni e contrapposizioni su tali temi. La diffusione di internet, i dibattiti televisivi, gli articoli sui giornali hanno notevolmente contribuito a diffondere tali tematiche anche tra persone che non se ne sono mai occupate espressamente o che difficilmente leggerebbero libri in proposito. Si registra però anche il forte rischio di una diffusa cattiva informazione anche perché molto spesso coloro che sono chiamati ad esprimersi su tali argomenti sono tutt’altro che esperti e sovente non brillano né per obiettività né per rigore metodologico. Si assiste così spesso a dibattiti-scontri nei quali si sostengono teorie ed opinioni aprioristiche e dove la serietà ed il rigore dei ragionamenti e delle deduzioni sono quasi sempre assenti.

Raramente si assiste a serie riflessioni su questi due mondi – quello della scienza e quello della fede – e sulle loro peculiarità, allo scopo di far chiarezza e di verificare se esiste una reale possibilità di dialogo costruttivo e di integrazione. Qui sta infatti il punto essenziale: è vero, come sostengono alcuni, che scienza e fede non possono che essere incompatibili? È vero che le scoperte scientifiche possono mettere l’uomo in grado di conoscere tutta la verità sulla propria esistenza e sul significato di tutto ciò che ci circonda e che pertanto la fede può al più essere relegata ad un fatto puramente soggettivo e privato?

Uno studioso americano, Ian Barbour, ha ipotizzato quattro diverse tipologie di possibili relazioni tra scienza e fede: il conflitto, l’indipendenza, il dialogo e l’integrazione. Oggi sembra che a prevalere siano le prime due, ma viene da chiedersi se non sia possibile un proficuo e costruttivo dialogo, anzi una vera e propria integrazione dei due saperi in una prospettiva interdisciplinare. Sono domande e problematiche che ci riguardano come membri della società in cui viviamo, ma anche e soprattutto come singoli individui e che non possono non indurci a riflettere seriamente perché sono alla base del nostro essere uomini e la domanda sul significato ultimo del nostro esistere in questo immenso universo che ci circonda è ineludibile e fondamentale.

Uno studioso che è spesso intervenuto sull’argomento è il professor Joseph Ratzinger, l’attuale Papa Benedetto XVI, in numerosi libri, documenti ufficiali e discorsi. I più significativi di questi interventi sono raccolti in un bel volume di Umberto Casale, che si intitola “Fede e Scienza. Un dialogo necessario”. Tra gli interventi del Papa vorrei ricordare la bella conferenza tenuta a Torino al Teatro Regio il 12 giugno 1998 in occasione del suo pellegrinaggio alla Sindone. L’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede disse tra l’altro: «Se l’uomo non può più interrogarsi ragionevolmente sulle cose essenziali della sua vita, sulla sua origine e sul suo destino, su quello che deve e può fare, sulla vita e sulla morte, ma deve lasciare questi problemi decisivi a un sentimento separato dalla ragione, allora egli non innalza la ragione, ma le toglie dignità. La disintegrazione dell’uomo, così introdotta, fa insorgere allo stesso tempo la patologia della religione e la patologia della scienza». E aggiungeva: «Non c’è alternativa: ragione e religione devono ritornare insieme, senza dissolversi l’una nell’altra. […] È in questione l’uomo, è in questione il mondo».

Personalmente non ho mai pensato che fra scienza e fede vi possa essere alcun tipo di incompatibilità, a patto che vi sia sempre rispetto reciproco tra i rispettivi ambiti. La scienza è fonte di valori che sono in comunione e non in antitesi con quelli della fede; in ogni settore della scienza l’uomo, grazie ai suoi studi e alle sue ricerche ha progressivamente preso coscienza di essere depositario di un privilegio unico: quello di essere in grado di decifrare la logica dell’Universo, cioè della realtà in cui viviamo. D’altra parte la scienza non può condurre alla dimostrazione dell’esistenza di Dio ma neppure alla dimostrazione della sua non esistenza. La scienza può occuparsi solo della realtà immanente ovvero dei fenomeni che accadono in natura. La fede è un dono di Dio e ci permette di penetrare nel mondo del trascendente nel tentativo di comprenderlo e di coglierne il senso.

Famose sono le espressioni con le quali Galileo Galilei espresse chiaramente la suddivisione di compiti tra scienza e fede e la loro complementarietà: «L’intenzione dello Spirito Santo è quella di insegnarci come si vada in cielo, non come vada il cielo»; «La Sacra Scrittura e la natura procedono di pari dal Verbo divino, quella come dettatura dello Spirito Santo e questa come osservantissima esecutrice degli ordini di Dio».

Se leggendo i primi capitoli della Genesi pretendessimo di trovarvi una descrizione scientificamente corretta della formazione dell’Universo e dello sviluppo della vita sulla Terra, commetteremmo un grave errore di valutazione, visto che tali testi rappresentano una stupenda riflessione teologica scritta da autori vissuti molti secoli prima di Cristo e non un trattato di cosmologia. «Scienza e fede sono entrambe doni di Dio» disse Giovanni Paolo II ad un convegno di scienziati; ed entrambe hanno le loro radici in un meraviglioso dono che il Creatore ha fatto all’uomo: la ragione. Scienza e fede sono pertanto entrambe indispensabili affinché l’uomo possa progredire nella conoscenza in modo completo, sviluppando tutto il suo essere e non soltanto una parte di esso.

Anche la lettura, lo studio e la meditazione dell’immagine visibile sulla Sindone di Torino conducono sostanzialmente a due livelli di riflessione. Da un lato lo studio dell’immagine presenta un altissimo interesse dal punto di vista scientifico. Soprattutto in questi ultimi quarant’anni gli scienziati hanno cercato di comprenderne a fondo le caratteristiche e l’origine, avviando studi nei più disparati settori della scienza: fisica, chimica, biologia, informatica, medicina legale, statistica, ecc. In questi anni la Sindone è stata pertanto al centro di un ampio, articolato e acceso dibattito scientifico a livello multidisciplinare.

D’altra parte la tradizione ha sempre identificato la Sindone con il lenzuolo funebre di Gesù di Nazaret e in tempi più recenti tale identificazione si è avvalsa dei moderni studi esegetici, con risultati rilevanti. Ciò ha ovviamente interessato il campo della fede cristiana, aprendo così un acceso dibattito sul rapporto tra Sindone e fede. Le recenti ostensioni della Sindone (1998, 2000 e 2010) hanno ulteriormente contribuito a mettere in evidenza il significato pastorale e spirituale della Sindone.

I due modi di intendere la ricerca sulla Sindone si sono naturalmente spesso incontrati e scontrati, dividendo a volte sia gli addetti ai lavori sia la gente comune: Sindone oggetto di fede e di venerazione o oggetto di interesse scientifico e di studio? Sovente in questi ultimi anni le due modalità di approccio alla Sindone sono state contrapposte, come se l’una escludesse necessariamente l’altra, in quanto incompatibili tra di loro. Si è sviluppato così un dibattito notevolmente animato, forse come non mai in passato, favorito sia dai moderni mezzi di comunicazione sia dal grande interesse suscitato a livello mondiale dalle ultime ostensioni.

Porre in antitesi l’approccio scientifico a quello religioso è assai pericoloso perché da un lato si rischia di ridurre la Sindone ad un “oggetto morto”, ad un’immagine che ha significato solo in sé e per sé e che non interpella affatto la nostra vita e dall’altro di trasformare la Sindone in una specie di idolo asservito a tesi aprioristiche e strumentali. Sono profondamente convinto che affidare la presentazione della Sindone ad un approccio esclusivamente scientifico oppure esclusivamente pastorale non sia né corretto né utile per nessun tipo di destinatario.

Ma sono poi veramente in antitesi i due modi di rapportarsi all’immagine?

Personalmente ritengo che i due tipi di approccio siano non solo compatibili, ma anzi tra loro complementari, costituendo le due parti, entrambe indispensabili, di una corretta, efficace e completa presentazione della Sindone. Essi possono benissimo coesistere a patto che ne vengano rispettati i diversi piani di competenza e non si voglia a tutti i costi mescolarli forzando le conclusioni senza rispettarne le peculiarità. A tale proposito è importante ricordare, a scanso di equivoci, che la fede cristiana non si fonda né si fonderà mai sulla Sindone. Più volte mi sono sentito chiedere da giornalisti e intervistatori che cosa ne sarebbe stato della mia fede nel caso in cui venisse dimostrata la non autenticità della Sindone e ovviamente ho sempre risposto che non sarebbe cambiato assolutamente nulla. La fede cristiana si basa su ben altri presupposti, ma la Sindone può esserne un valido supporto se vista come un prezioso strumento che, mediante il linguaggio dell’immagine, contribuisce alla riflessione sul pilastro portante della fede: la passione, morte e risurrezione di Cristo.

A tutti coloro che si pongono di fronte alla Sindone liberi da preconcetti e da pregiudizi una presentazione corretta dà la possibilità di percorrere un prezioso cammino di riflessione alla scoperta del mistero della passione di Gesù, narrata in forma letteraria dai testi evangelici. Tale percorso ha bisogno di essere sostenuto sia dalle conferme e dalle scoperte che provengono dagli studi scientifici dell’impronta sindonica, sia da quella riflessione che consente di andare oltre all’immagine per cogliere nella sua interezza il messaggio di salvezza e di redenzione donatoci dalla sofferenza di Cristo nel lungo e doloroso cammino della sua passione. La Sindone ha pertanto assolutamente bisogno di essere studiata e capita seguendo entrambi gli approcci: quello della scienza e quello della fede. Altrimenti sarà impossibile coglierne ed approfondirne appieno il profondo messaggio.

La Sindone può essere oggetto di dialogo multiconfessionale?

La mia risposta è senza alcun dubbio positiva. Non dovrebbe stupire nessuno il fatto che all’argomento Sindone s’interessino uomini e donne non solo appartenenti alle varie confessioni cristiane, ma anche di religioni diverse o dichiaratamente atei. La storia, anche quella recentissima delle ultime Ostensioni, è piena di tali esempi. Durante l’ostensione del 2010 mi è capitato di discutere a lungo e in modo assai costruttivo con un gruppo di musulmani arrivati a Torino appositamente per vedere la Sindone: per me è stata un’esperienza indimenticabile. Così come le conferenze che ho tenuto nel 1998 in Danimarca e in Finlandia dialogando con uomini e donne luterani molto interessati alla Sindone e al suo messaggio, oppure nel 1999 in Corea del Sud. Queste esperienze hanno confermato ulteriormente una convinzione che da tempo avevo in cuore, generata da numerosi fatti e incontri vissuti in prima persona o a me raccontati. La convinzione che il messaggio che trasmette l’immagine della Sindone è veramente universale e parla a uomini e donne di ogni razza e religione. Non ho dubbi sul fatto che ogni pellegrino che nelle recenti ostensioni è sfilato di fronte alla Sindone è tornato a casa spiritualmente più ricco e più maturo e difficilmente dimenticherà quell’immagine inquietante che parla in modo così eloquente agli uomini di ogni epoca, cultura, religione e razza. Ecco perché sono perfettamente d’accordo con Mechthild Flury Lemberg, l’esperta svizzera di tessuti antichi di confessione luterana che nel 2002 ha cucito la Sindone sul suo nuovo supporto, che in un’intervista ha definito l’immagine sindonica “un prezioso strumento che può favorire il dialogo ecumenico”. La Sindone c’è; è lì, di fronte a tutti gli uomini, senza alcuna eccezione. A noi il compito di non sprecare il suo preziosissimo messaggio, prodigandoci per fare in modo che tutti gli uomini possano vederla e conoscerla a fondo.

La Sindone è stata definita dai Pontefici “provocazione all’intelligenza”, “specchio del Vangelo”, “icona del Sabato Santo”. Qual è la sua personale definizione?

Una delle caratteristiche tipiche della Sindone è quella di essere stata definita in decine di modi diversi. Segno delle molteplici sfaccettature sotto le quali è possibile leggere quest’immagine unica e irripetibile. Non esiste una definizione più significativa delle altre perché tutte contribuiscono a definirne un aspetto fondamentale. Tra le tante mi piace ricordare quella che definisce la Sindone “un’immagine inspiegabile”, perché sottolinea un fatto realmente sorprendente: tutte le teorie proposte fino ad oggi per tentare di spiegare la modalità di formazione dell’immagine sindonica, pur interessanti di per sé, sono sempre risultate carenti perché sono state corredate da verifiche sperimentali che hanno evidenziato sulle immagini ottenute caratteristiche fisico-chimiche molto diverse da quelle possedute dall’immagine sindonica. Il processo che ha causato la formazione dell’immagine sindonica rimane pertanto ancora non noto e per tentare di giungere alla sua identificazione saranno necessari ulteriori studi sia teorici sia sperimentali.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...