“Felix culpa” anche per i divorziati risposati? Altro che corvi e scandalucci mondani… A Milano l’annuncio “scandaloso” del Papa, passato inosservato da clericali e laicisti…

Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!

Exultet di Pasqua

“In realtà, questo problema dei divorziati risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi. E non abbiamo semplici ricette. La sofferenza è grande e possiamo solo aiutare le parrocchie, i singoli ad aiutare queste persone a sopportare la sofferenza di questo divorzio… Quanto a queste persone, dobbiamo dire che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica, di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono «fuori» anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa. Forse, se non è possibile l’assoluzione nella Confessione, tuttavia un contatto permanente con un sacerdote, con una guida dell’anima, è molto importante perché possano vedere che sono accompagnati, guidati. Poi è anche molto importante che sentano che l’Eucaristia è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo. Anche senza la ricezione «corporale» del Sacramento, possiamo essere spiritualmente uniti a Cristo nel suo Corpo. E far capire questo è importante. Che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede, con la Parola di Dio, con la comunione della Chiesa e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio; e che questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede. Penso che la loro sofferenza, se realmente interiormente accettata, sia un dono per la Chiesa. Devono saperlo, che proprio così servono la Chiesa, sono nel cuore della Chiesa”. 

(Dialogo di Benedetto XVI con le famiglie, Milano, domenica, 3 giugno 2012 )

 

 

I voli di corvi e banconote hanno finito col coprire una parola fondamentale e decisiva del Santo Padre. Lui difende i grandi valori della nostra fede, la stabilità dell’amore e del Matrimonio. Lui difende annunciando l’amore di Cristo nel quale anche i peccati sono assorbiti, trasfigurati! La questione dei divorziati risposati è per Benedetto XVI una questione di amore, che acquista un valore infinito nel mistero pasquale del Signore, un senso “scandaloso” e incomprensibile per chi non abbia dimestichezza con esso. Morendo crocifisso, scendendo nella tomba e risuscitando vittorioso sulla morte e il peccato, il Signore Gesù ha capovolto ogni prospettiva nella quale discernere e leggere gli eventi. Le conseguenze mortali del peccato lo hanno ucciso inchiodandolo alla Croce, ma sono state anche l’epilogo funesto per il male e il suo autore. Nella notte di Pasqua la Chiesa inaugura la sua celebrazione più importante cantando le scandalose parole dell’Exultet: “Felice colpa, che meritò di avere un così grande Redentore!”. Felice colpa il divorzio? Felice colpa risposarsi dopo aver divorziato? No certo, perchè dividere ciò che Dio ha unito è sempre fonte di morte. Ma, in Cristo, anche il peccato può mutarsi in fonte di gioia! In Cristo, nell’incontro con Lui attraverso il suo Corpo che è la Chiesa, anche i divorziati risposati possono conoscere il mistero insondabile dell’amore di Dio, e sentirsi a casa propria nella casa di Dio.

A Milano il Papa ha annunciato ancora e scandalosamente che il dolore è un dono! Anche il peccato che giace nel divorzio e nel risposarsi, anche nella complessità venata di dolore di tante situazioni matrimoniali strette nella sofferenza dei figli che han visto i genitori divorziare o segnati dalla ferite profonde dei genitori che hanno iniziato nuove relazioni senza aver sanato le precedenti, anche nella voragine senza fondo che un divorzio apre sempre, c’e speranza, perchè Cristo è risorto! E’ infatti felice il peccato che ha meritato un così grande Salvatore, il peccato accettato e non sfuggito o giustificato, secondo l’inganno del mondo. E’ felice il peccato perchè la morte che ne segue, in Cristo risorto, diviene fonte di vita! Il Papa offre a tutti l’unica prospettiva autentica per discernere e vivere in una società che ha minato alla base la vita e la famiglia. La offre alla Chiesa innanzitutto, così spesso confusa tra legalismi moralistici e lassismi buonisti, perchè sia sempre una madre con viscere di misericordia che accoglie, senza ipocrisia e con amore e pazienza, ogni uomo; la offre ai divorziati risposati come a ciascuno di noi. Nulla è perduto nella vita di un uomo, a condizione che non si butti proprio quello che ci trafigge l’anima e, solo, ci può sospingere ad alzare lo sguardo all’unico grande Redentore. Il dolore provocato dall’impossibilità di accostarsi alla comunione eucaristica è un dono! E’ proprio in questa sofferenza che il peccato si tramuta in “felix culpa”. Nella sofferenza che rivela la verità, la ferita inferta dal nemico sul proprio matrimonio, sul cuore e sulla mente, lasciando un vuoto che solo Cristo può colmare. La sofferenza dei divorziati risposati diviene così la sorgente della memoria struggente di quanto perduto, ed è il cuore trafitto che riconosce il peccato per lasciarsi riabbracciare dalla misericordia del Padre. E’ il dolore del figlio prodigo che ritorna in sè quando si vede rifiutato persino il cibo dei porci, lui che in casa di suo padre aveva tutto. La sofferenza di non poter ricevere il sacramento è il cammino di ritorno a casa che Dio offre ai divorziati risposati attraverso la sua Chiesa; proprio questa sofferenza è per la Chiesa un dono che afferma e difende, dinanzi alla menzogna che seduce il mondo, la Verità sull’amore e la stabilità del matrimonio. Questa sofferenza è come il rovescio di una stessa medaglia, che afferma, per “via negativa”, la grandezza, la bellezza e la pienezza del matrimonio indissolubile: il lato sofferente di chi ha perduto la comunione rivela il lato luminoso di chi, per Grazia, la conserva e ne sperimenta il compimento. Per questo il Papa afferma che “questa sofferenza non è solo un tormento fisico e psichico, ma è anche un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede”. Il dolore dei divorziati è un monito per chi dubita ed è tentato di smettere di lottare e di difendere, aggrappato a Cristo, il grande valore del proprio matrimonio.  Un dono per i propri figli, per strapparli dall’inganno nel quale i genitori sono caduti, per illuminare la loro storia, perchè non perdano fiducia nel matrimonio fondato su Cristo, per aprire loro le porte della fede, proprio a partire dalla ormai “felix culpa” dei propri genitori.

Ma lo scandalo e il paradosso annunciato dal Papa si spinge ancora più in là. I divorziati risposati non solo non sono “fuori” della Chiesa, ma possono addirittura essere nel suo cuore per servirla! Nel cuore del Corpo di Cristo accettando interiormente la sofferenza per la ferita del proprio peccato, accettando che divorziando e risposandosi hanno spezzato una comunione non solo umana, che sarebbe di per sè grave, ma celeste. Accettare le conseguenze di tali scelte, nell’umiltà che schiude all’autenticità e alla drammatica serietà dell’esistenza, significa “trovare la possibilità di vivere una vita di fede”; accettare la “mancanza” per cercare e desiderare la “pienezza” che per ora è preclusa, sino a “soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede”. Ecco, in queste parole del Papa vi è la grande notizia che non possiamo tacere, che ci spinge a cercare ogni uomo e ogni donna sperduti nei dubbi, nelle angosce, che si sentono vittime della grande ingiustizia di non poter fare la comunione, cercare tutti e a tutti spalancare le porte della Chiesa perchè la loro sofferenza è benedetta e, invece di rigettarli, li depone nella comunità: sì, la sofferenza provocata dall’impossibilità di ricevere un sacramento – che, amministrato, sigillerebbe una “comunione” che è stata spezzata, mostrando  così come vero ciò che non lo è, finendo con il dare credito e cittadinanza all’inautenticità banalizzando il tesoro più grande della Comunità – costituisce la soglia da attraversare per entrare e vivere nella comunione della Chiesa. Sì, i divorziati risposati, amati infinitamente da Dio, sono chiamati ad essere crocifissi con Cristo, ad essere una sola cosa con Lui nella sofferenza, come il ladrone pentito che, guardando alle sofferenze ingiuste di Gesù, riconosce giuste le sue, per dischiudersi in un’implorazione che lo introduce, da “oggi”, nel Paradiso. Sì, le sofferenze del peccato possono aprire le porte del Cielo, già oggi, per ogni uomo, nessuno escluso.

Che la Sposa di Cristo, guardando alle sofferenze di chi ha divorziato e si è risposato, riprenda slancio per annunciare il Vangelo, lasciandosi dietro le spalle corvi e gossip da “quattro soldi”, e possa bruciare di zelo per ogni suo figlio che si avvicina al matrimonio; che la Chiesa sia Madre premurosa, dispensando le Grazie del suo Sposo, attraverso percorsi e cammini seri di inziazione cristiana, perchè i giovani, e con loro gli adulti e gli anziani, possano crescere sino alla statura adulta della fede nella quale si compie il mistero d’amore di cui il sacramento del matrimonio è segno eminentissimo. Per questo il Papa, di fronte alla piaga del divorzio, afferma che “molto importante sarebbe, naturalmente, la prevenzione, cioè approfondire fin dall’inizio l’innamoramento in una decisione profonda, maturata; inoltre, l’accompagnamento durante il matrimonio,affinché le famiglie non siano mai sole ma siano realmente accompagnate nel loro cammino”. Che la Chiesa sia una porta spalancata davvero verso tutti, senza giudicare, senza falsi moralismi, e che non ceda alle lusinghe mondane, al compromesso facile che, credendo di lenire il dolore, lo anestetizza rendendolo più acuto al risveglio nella realtà. Che la Chiesa non abbassi l’asticella annacquando la Verità; se ciò accade è perchè ha smarrito l’amore vero, che proprio annunciando la verità si fa carico delle conseguenze della menzogna, come e con il suo Signore e Sposo. Che la Chiesa si getti sulle strade del mondo a cercare, accogliere e accompagnare l’infinita schiera di pecore perdute nel pensiero unico e demoniaco che avvelena il mondo. Che la Chiesa annunci senza posa l’amore infinito di Dio, che non anteponga il legalismo sterile alla misericordia feconda, senza nascondere la durezza liberatoria della Verità. Che la Chiesa annunci la vittoria di Cristo sulla morte, stoltezza e follia che abbiamo visto mille volte salvare, sanare e ridonare pace e gioia a chi sembrava aver perduto tutto nella spirale della divisione. Dio può compiere l’impossibile, ha dato il suo Figlio per chi ha ucciso, abortito, tradito, mentito, divorziato. Dio ama sino alla fine, fin dove precipita la vita dell’uomo, sino all’abisso dell’inferno di tante famiglie, anche di quelle che si illudono di aver risolto i problemi cambiando partner come girare una pagina. Come non riscatterà chi dopo aver divorziato, si è risposato? Come non opererà l’impensabile nel  groviglio di figli e relazioni che questa società impazzita produce? Cristo risorto ha il potere di compiere l’assurdo dell’amore in ciascun uomo, la riconciliazione tra coniugi che si odiano, tra figli rosi dal rancore, e può rimettere in ordine le tessere sparse del mosaico della vita più lacerata. Questa è la fede della Chiesa, la sua missione profetica e scandalosa nel mondo.

 

Antonello Iapicca Pbro

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