Se i corvi si credono zuavi. Da Tertulliano in poi i moralizzatori hanno fatto solo danni alla Chiesa. di Andrea Tornielli

La vicenda del “corvo”, o meglio dei “corvi” in Vaticano ha molti, troppi lati rimasti ancora oscuri. Nelle pagine iniziali del suo libro, Gianluigi Nuzzi riporta le motivazioni per cui la fonte “Maria” avrebbe deciso di far uscire da Oltretevere una mole così ingente di carte, memoriali, appunti e documenti. Le ragioni addotte dai trafugatori sono quelle della “trasparenza” per combattere il malaffare interno, “aiutare il Papa” e portare a un cambio di Segretario di Stato. Gli interessati affermano persino di agire con spirito evangelico.

Siccome riesce difficile pensare che quanto accaduto sia nato dall’accordo di quattro amici al bar che di punto in bianco hanno deciso di svuotare gli archivi a cui avevano accesso, ci devono essere una mente o più menti di alto livello che hanno gestito i vatileaks. Innanzitutto decidendo quali documenti far filtrare e a chi.

Non riesco a immaginare che i “corvi” possano veramente credere di aver agito per aiutare il Papa a far pulizia. Ho sempre difficdato dai moralizzatori che si autoproclamano tali, ancheperché la storia insegna che ci sarà sempre qualcuno che si proclamerà più pulito, pronto a “moralizzare” i moralizzatori. Inoltre mi riesce difficile credere che gli attori per il momento ancora nell’ombra di questa operazione non abbiano calcolato le conseguenze delle loro azioni.

Non credo che sia necessario essere degli storici della Chiesa o dei cronisti navigati con una lunga esperienza alle spalle (non sono né l’uno, né l’altro) per comprendere che l’esito dei vatileaks sarebbe stato devastante per la Chiesa e per il Papa. Il Vaticano ridotto a un colabrodo, l’alto magistero di Benedetto XVI – che già soffre di interpretazioni riduttive tendenti a schiacciarlo a destra – silenziato, le corrispondenze riguardanti questioni interne (come l’appunto del Papa al cardinale Giovanni Battista Re dedicato risposte da dare a un vescovo australiano poi sollevato dall’incarico) violate, anche se non riguardavano episodi di corruzione, di soldi, di malaffare.

Insomma, basta fare quattro chiacchiere con i fedeli in una parrocchia per comprendere quanto danno sia stato fatto. Ieri, per qualche ora ho potuto uscire da questa melma. Mio figlio più piccolo ha fatto la prima confessione, ed è stato per la mia famiglia un momento di grazia: vedere come si è preparato grazie all’aiuto di brave catechiste, le risposte che ha dato nel corso della semplice cerimonia che ha preceduto il sacramento individuale, vedere come bambini vivacissimi e irrequieti hanno cantato e recitato le formule dell’atto di dolore, è stata una vera testimonianza dell’azione dello Spirito.

La confessione è stata preceduta da un semplice pranzo insieme, in parrocchia, delle famiglie dei bambini coinvolti. Diverse persone mi hanno avvicinato, incredule e addolorate per le notizie di questi giorni. Vi posso assicurare che c’era dispiacere, dolore vero, e che nessuno ha detto: “Bene, finalmente il marcio viene fuori e facciamo pulizia!”.

Nell’attesa che si precisino le responsabilità dell’aiutante di camera arrestato e che si conosca la natura e l’entità delle carte che conservava illecitamente a casa mettendo a repentaglio la sua famiglia, c’è da augurarsi che la settimana che inizia veda protagoniste altre famiglie, e non quella pontificia. Le famiglie che stanno giungendo a Milano per l’incontro mondiale che sarà concluso dal Papa domenica prossima.

Ieri Giuliano Ferrara dalle colonne del “Giornale” è tornato a proporre il suo sogno: quello che il Papa si dimetta, per dare un segnale forte alla Chiesa. Una scossa, che gli permetta di guidare la successione. Avevo già manifestato nei mesi scorsi tutte le mie perplessità rispetto alla proposta di Ferrara. Oggi mi sento soltanto di aggiungere che l’ultimo che Oltretevere si dovrebbe dimettere in questo momento è Benedetto XVI.

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