La mossa dei lefebvriani: “E’ cambiata la Chiesa ufficiale, non noi”

Lo afferma il superiore Fellay che sui dialoghi con Roma annuncia: «La piena accettazione del Concilio non è più una condizione»

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Dio sa usare tutto, inclusi i ritardi, per il bene di quelli che lo amano». Il superiore della Fraternità San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, in una lunga intervista sul bollettino ufficiale DICI fa il punto sul dialogo con Roma, la cui soluzione era attesa per le scorse settimane. «C’è chi dice – afferma – che il Papa affronterà la questione in luglio, a Castelgandolfo».

Fellay, a proposito dei dialoghi dottrinali e della soluzione canonica afferma che c’è un dato nuovo: «Roma non fa più di una piena accettazione del Concilio Vaticano II una condizione per la soluzione canonica. Oggi, a Roma, c’è chi considera che una comprensione diversa del Concilio non è determinante per il futuro della Chiesa, perché la Chiesa non è solo il Concilio».

«È l’atteggiamento della Chiesa ufficiale che è cambiata – aggiunge – non noi. Non siamo noi che abbiamo chiesto un accordo, è il Papa che vuole riconoscerci». E il Papa vuole farlo, anche se non c’è ancora pieno accordo «dal punto di vista dottrinale», perché «ci sono problemi tremendamente importanti nella Chiesa di oggi».

Per quanto riguarda le diverse posizioni sul Concilio, Fellay fa affermazioni importanti circa un presunto cambiamento di linea delle autorità vaticane. «Le autorità ufficiali non vogliono riconoscere gli errori del Concilio, non diranno nulla in maniera esplicita. Ma se leggiamo fra le righe, si può vedere che vogliono rimediare ad alcuni di questi errori».L’esempio che il vescovo cita è la «nuova concezione del sacerdozio» che a suo dire con il Concilio avrebbe «demolito l’immagine del sacerdote».

«Oggi vediamo chiaramente che le autorità romane – aggiunge Fellay – cercano di restaurare la vera concezione del sacerdote. Lo abbiamo già visto durante l’Anno Sacerdotale, che ha avuto luogo nel 2010-2011. Ora la festa del Sacro Cuore è il giorno dedicato alla santificazione dei preti. In questa occasione una lettera è stata pubblicata e un esame di coscienza è stato composto per i sacerdoti. Uno potrebbe pensare che sono venuti a cercare questo esame di coscienza a Ecône, visto che è chiaramente in consonanza con la spiritualità preconciliare. Questa revisione offre l’immagine tradizionale del sacerdote, compreso il suo ruolo nella Chiesa».

Per il superiore della Fraternità «questo non elimina tutti i problemi, e ci sono ancora gravi difficoltà nella Chiesa: l’ecumenismo, Assisi, la libertà religiosa» ma «la situazione sta cambiando…». Di fronte a quelli che i lefebvriani considerano ancora come «problemi dottrinali», Fellay fa notare come le novità conciliare non avrebbero dato maggior sviluppo alla Chiesa, alle vocazioni e alla pratica religiosa, ma piuttosto si constata un’«apostasia silenziosa». Dunque, «se vogliamo far fruttificare il tesoro della Tradizione per il bene delle anime, dobbiamo parlare e agire. Abbiamo necessità di questa doppia libertà di espressione e di azione». Un modo per dire che anche in caso di riconoscimento canonico, «le difficoltà dottrinali continuerebbero a essere messe in risalto da noi, ma con l’aiuto di una lezione che arriva dai fatti stessi, dai segni tangibili della vitalità della Tradizione».

Per quanto riguarda la lettura del Vaticano II, il vescovo ribadisce  la linea di monsignor Lefebvre, quella di leggere il Concilio alla luce della Tradizione: «Ciò che del Concilio è in accordo con la Tradizione, lo accettiamo; quello che è dubbio, lo intendiamo come la Tradizione lo ha sempre insegnato; quello che è contrario, lo rifiutiamo».

Sull’opposizione interna alla Fraternità, Fellay spiega che «uno dei principali pericoli è inventare una nozione della Chiesa che sembra ideale, ma che non si situa di fatto nella vera storia della Chiesa», perché basta guardare al passato per rendersi conto che «quasi sempre ci sono stati errori diffusi nella Chiesa. I santi riformatori non l’hanno abbandonata per lottare contro questi errori. Nostri Signore ci ha insegnato che ci sarebbe stata sempre la zizzania fino alla fine dei tempi». E dunque anche la Fraternità deve affrontare dal di dentro del corpo ecclesiale «un combattimento corpo a corpo al servizio della verità».

Il superiore lefebvriano ha detto anche di non condividere l’opinione di chi afferma che le autorità vaticane stiano tendendo una trappola alla Fraternità: «Personalmente sono convinto che non è così», è «il Papa che realmente vuole darci questo riconoscimento canonico e non ce lo offre come una trappola». Fellay rivela di essere certo di questo e di aver avuto contatti «con i più stretti collaboratori» di Benedetto XVI.

Quanto alle posizioni degli altri tre vescovi, fortemente critici sull’accordo, come dimostrato dalla lettera a lui inviata, Fellay è possibilista: «Non escludo la possibilità di un’evoluzione». Infine, per quanto riguarda la soluzione canonica e il rapporto delle realtà della Fraternità con i vescovi diocesani, precisa: «Se una prelatura personale ci fosse data, la nostra situazione non sarebbe la stessa dell’Opus Dei… credo che la nostra situazione sarebbe molto più simile a quella di un Ordinariato militare, perché terremmo una giurisdizione ordinaria sui fedeli. Saremmo come una specie di diocesi la cui giurisdizione si estende a tutti i suoi fedeli, indipendentemente dalla situazione territoriale. A tutte le cappelle, chiese, priorati, scuole e opere della Fraternità e delle congregazioni religiose amiche sarebbe riconosciuta una vera autonomia per l’esercizio del ministero».

Le parole del superiore della Fraternità mostrano con chiarezza qual è la posizione dei lefebvriani intenzionati a rientrare nella piena comunione con Roma. E non nascondono le difficoltà esistenti sull’interpretazione del Concilio. La decisione è nella mani di Benedetto XVI. Qualunque sarà, si continuerà a discutere.

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