Ciò che realizza la Chiesa. Del Card. Marc Ouellet

Pubblichiamo stralci dell’intervento tenuto mercoledì scorso a Maynooth dal cardinale prefetto della Congregazione per i vescovi in occasione   del Simposio teologico dedicato al cinquantesimo anniversario dell’apertura del concilio Vaticano  II. Questo incontro è parte del programma del Congresso eucaristico internazionale, che si apre domenica 10 giugno a Dublino e che verrà chiuso, domenica 17, dallo stesso porporato, presente ai lavori come legato pontificio.

A cinquant’anni dall’apertura del concilio ecumenico Vaticano II, la Chiesa stima ancora di più l’entità dell’evento e la portata dei suoi testi, che hanno segnato profondamente la sua vita e il suo rapporto con il mondo nel passaggio al terzo millennio.
Il beato Giovanni XXIII aveva assegnato al concilio due finalità principali: aggiornare la presentazione della dottrina della Chiesa e promuovere l’unità dei cristiani, due obiettivi che volevano rinnovare il rapporto della Chiesa con il mondo moderno e rilanciare così la sua missione universale.

Per raggiungere questi obiettivi, i Padri conciliari avviarono una riflessione di fondo sull’ecclesiologia nella speranza di definire meglio la natura profonda della Chiesa, la sua struttura essenziale, il senso della sua missione  in un mondo in via d’emancipazione rispetto alla sua influenza e alla sua tradizione.

L’ecclesiologia di comunione è il frutto di questa riflessione, che è maturata nel corso della progressiva ricezione dei testi conciliari, con notevoli divergenze  a seconda che l’interpretazione  teologica o pastorale privilegiasse la riforma nella continuità oppure la rottura con la Tradizione. È così che dopo aver favorito la “spiegazione” e la “ricezione” del Concilio, è apparso necessario orientare la sua interpretazione, cosa che ha fatto il Sinodo del 1985, dichiarando che “l’ecclesiologia di comunione è l’idea centrale e fondamentale dei documenti del Concilio”. Papa Benedetto XVI ha contribuito in grande misura a questa riflessione, prendendo atto della sua necessità: «Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione» (Discorso alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2005). Basta ricordare la riforma liturgica, la collegialità episcopale, la sinodalità, l’ecumenismo, per toccare punti nevralgici ben noti dell’ecclesiologia di comunione  e della sua interpretazione.

Il testo integrale in lingua inglese

Il testo integrale in lingua francese 

Marc Ouellet
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