Ma lasciateci in pace, almeno da morti. La truce invenzione di un social per inviare messaggi dalla tomb

Un imprenditore, tale James Norris, ha inventato un Facebook da dopomorti battezzato con sprezzante incuria delle più elementari norme di scaramanzia: “Deadsocial”. In tempi di Ipo (Facebook) andate così così e paventate social-bolle, il nome potrebbe essere di cattivo auspicio per gli affari del suo business, ma evidentemente Norris non è uomo che si curi in alcun modo di una possibile sfortuna. Il sistema da lui inventato è gratuito, consente agli iscritti di Facebook e Twitter di inviare messaggi anche dalla tomba, in caso non se ne siano inviati abbastanza da vivi. Si può così decidere oggi di scrivere agli “amici” un consiglio, un avvertimento, una minaccia, un segreto, che loro possano vedere soltanto nel 2150.

L’autore sarà morto, questo è certo, ma avrà anche allora, un secolo dopo la sua dipartita, la libertà di togliersi sassolini o sassoloni dalle scarpe quando in cimitero non ci sarà più nessuno (ancora vivo) che possa portargli un fiore. Le pagine Facebook o Twitter del morto, dopo il funerale dell’iscritto, rimarranno ferme come in un limbo, non si potranno più accettare nuovi amici o aggiungere persone da seguire. Nel giorno stabilito dal morto, però, la luce, almeno quella digitale, si accenderà di nuovo e lui parlerà, come dall’Aldilà. L’idea è da premiare: lasciare libertà assoluta a un ego è impresa da lodare; consentire a tale ego di dispiegare tutta la sua socialità e il suo bisogno di comunicazione anche da morto: encomiabile. Ma come sempre quando si ha a che fare con gli ego, i problemi che sorgono sono due. Primo, l’ego degli altri: perché non tenere in alcun conto la reazione di chi quei messaggi riceverà? Se da quel messaggio ne avessero dispiacere, disgusto, paura? Se non lo volessero proprio, di venire – si scusi la parola – taggati dal morto in una foto o in un video? Secondo problema: sembra, psicologicamente parlando, un altro modo per dilatare la vita terrena comprendendone le propaggini digitali postmortem, e illudere così i “dead socials”, quando non fossero ancora dead, di allentare l’effetto di buio assoluto che incute la morte. In poche parole: sarà mica un modo perché l’ego continui a mangiare la mela e a sentirsi Dio?

© – FOGLIO QUOTIDIANO

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