Cina. Intervista esclusiva con il cardinale Zen: la Chiesa in ostaggio. Il governo vieta il pellegrinaggio a Sheshan. Dopo 60 anni di liberazione comunista, la Cina è uguale a prima FOTO

Joseph Zen Ze-kiun, 80 anni, vescovo emerito di Hong Kong (foto Getty).

Joseph Zen Ze-kiun, 80 anni, vescovo emerito di Hong Kong (foto Getty).

La Chiesa cattolica cinese? Si trova sull’orlo di un vero e proprio scisma, divisa tra una componente fedele al Papa e un’altra di cui fanno parte vescovi ordinati senza l’autorizzazione del Santo Padre. Ma purtroppo i cristiani occidentali non si rendono conto della gravità della situazione, con la Chiesa (13 milioni di seguaci su 1,3 miliardi di abitanti) “ostaggio” del potere politico e il Partito comunista che – attraverso l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi – cerca in tutti i modi di influenzare la vita interna delle diverse comunità cattoliche.
È un grido d’allarme quello che il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, affida a Famiglia Cristiana alla vigilia della Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina: istituita da Benedetto XVI nel 2007, si celebra in tutto il mondo il 27 maggio, festa di Maria aiuto dei cristiani.
Originario di Shanghai, salesiano, 80 anni portati benissimo, Zen è una delle voci più coraggiose che, in questi anni, si sono levate a denunciare la brutalità del regime cinese. Con analoga fermezza egli ha sempre denunciato i ripetuti tentativi del Governo di Pechino di assoggettare la Chiesa cattolica. Il cardinale Zen sarà in Italia il 25 maggio prossimo, per chiudere con la sua testimonianza l’VIII Festival Biblico di Vicenza. L’abbiamo intervistato in occasione dell’ultima riunione della Commissione vaticana per la Chiesa cattolica in Cina.

– Eminenza, la situazione è davvero così grave, al punto da scomodare lo spettro di un traumatico scisma? 
«Sono i fatti a dirlo. Basta vedere cos’è accaduto solo poche settimane fa: all’ordinazione episcopale di monsignor Giuseppe Chen Guangao, vescovo di Nanchong con l’approvazione della Santa Sede, ha voluto partecipare anche monsignor Paolo Lei Shiyin, vescovo di Leshan, ordinato il 29 giugno scorso senza il mandato papale. Un gesto di sfida, che io commento con le frasi rilasciate da monsignor Savio Hon, segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, all’agenzia AsiaNews: “Se si sceglie la via della disobbedienza, non si risolve nulla e si rischia l’autodistruzione”».

Due giovani fedeli a Pechino. I cattolici sono un'esigua minoranza: circa 13 milioni (foto Getty).

Due giovani fedeli a Pechino. I cattolici sono un’esigua minoranza: circa 13 milioni (foto Getty).

– Lei parla di gesti di sfida. Perché?
«Le ordinazioni episcopali illecite, così come la partecipazione di vescovi illeciti a consacrazioni di vescovi in comunione con il Santo Padre, vanno contro ogni regola. Il singolo atto di debolezza di una persona si può anche compatire, ma ai gesti di sfida si deve rispondere con chiarezza. Pena lasciare i fedeli nell’ambiguità».

Un momento dell'ultima veglia Pasquale a Pechino (foto Getty).

Un momento dell’ultima veglia Pasquale a Pechino (foto Getty).

– Padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pime esperto di Asia, ha appena pubblicato un libro, Quale futuro per la Chiesa in Cina? (Emi), dove paventa il rischio di una separazione di fatto della Chiesa cinese da Roma. Lei che ne pensa?
«Ho letto tutto d’un fiato il libro in questione e dico che se anche il mite Lazzarotto usa questi toni è perché la situazione risulta molto grave: solo la pazienza del Santo Padre ci impedisce di chiamare scismatica questa Chiesa, che tale è di fatto. C’è chi, tra il popolo, “assolve” i vescovi che vengono a patti con Pechino perché “sotto pressione”. Ma io chiedo: sotto pressione tutto è concesso? Anche l’apostasia? Già: quando si parla delle ordinazioni dei vescovi, e dunque della successione apostolica, è evidente che c’è di mezzo l’essenza della fede».

– Un vescovo “ribelle” agli occhi del Partito, monsignor Li Lianghui di Cangzhou, solo pochi mesi fa ha subito il lavaggio del cervello. Episodi come quello accadono ancora?
«Sì, come nel caso del coadiutore di Wangzou, Shao Zhumin, leader delle comunità cattoliche non ufficiali: è stato prelevato e portato via per settimane. Una cosa incredibile».

Poliziotti a Shanghai (foto Getty).

Poliziotti a Shanghai (foto Getty).

– Mancano pochi mesi al congresso del Partito comunista: cosa possiamo aspettarci dalla nuova leadership? Arriverà finalmente una generazione di capi più aperta alle religioni, e dunque anche al cattolicesimo?
«Nella situazione attuale nessuno osa andare contro l’indirizzo politico adottato. I massimi dirigenti hanno altre priorità. È a un livello inferiore che vengono commesse le ingiustizie destinate a colpire la Chiesa».

La chiesa cattolica dell'Est a Pechino (Dong Tang), dedicata a San Giuseppe (foto Getty).

La chiesa cattolica dell’Est a Pechino (Dong Tang), dedicata a San Giuseppe (foto Getty).

– Nella prefazione al Libro rosso dei martiri cinesi (San Paolo) lei ha scritto, qualche anno fa: «Mi auguro che i giovani sacerdoti e i fedeli cinesi raccolgano dalla bocca degli anziani le storie di sofferenza e martirio che non sono state ancora registrate. Sarà un servizio alla nostra Chiesa, alla nostra Nazione e alla Chiesa universale». Pensa che proseguire in questa “raccolta della memoria” possa essere fecondo? Oppure, in nome del dialogo, è meglio soprassedere?
«Di fatto oggi un dialogo con il Governo non c’è, per cui non vedo controindicazioni. È importante, piuttosto, che i credenti si incoraggino a vicenda, scambiandosi le testimonianze dei martiri. Di più: io credo che i tempi siano maturi per procedere alla canonizzazione di martiri del comunismo, mentre ci si è fermati agli anni Trenta».

Joseph Zen Ze-kiun (foto Getty).

Joseph Zen Ze-kiun (foto Getty).

– Il 24 maggio si celebra la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina. Lei ha la sensazione che in questi anni la Chiesa universale abbia preso coscienza dell’urgenza di stare accanto ai nostri fratelli di fede cinesi?
«Non dappertutto c’è una percezione corretta della gravità della situazione in Cina. Occorre stimolare i fedeli su questo. E poi è molto importante pregare. Personalmente ho fatto stampare molte copie di materiali per la Giornata di preghiera per la Cina in Europa. Di recente anche il Papa l’ha ricordato in un’udienza del mercoledì: la comunità cristiana primitiva, nel pieno della persecuzione, non cercava strategie umane, ma con gioia proclamava la verità e pregava Dio».

Famiglia Cristiana

Dopo 60 anni di liberazione comunista, la Cina è uguale a prima FOTO

Com’era e com’è la Cina secondo la propaganda comunista
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Il sistema giudiziario della Cina è giusto, i prezzi delle case sono accessibili a tutti, ognuno è libero e possiede la propria terra, la polizia si spende notte e giorno per il popolo, i quadri di partito sono giusti e non esiste corruzione, lavoratori e datori di lavoro sono una cosa sola e il carcere è sinonimo di disciplina e rieducazione, non di torture e abusi. Questa è la Cina dopo la “Liberazione comunista” secondo un fumetto di propaganda pubblicato nel 1950, un anno dopo la proclamazione da parte di Mao Tse-tung della Repubblica popolare cinese.
Il fumetto, intitolato “Grandi cambiamenti dopo la Liberazione”è stato ripubblicato in rete e presenta in oltre 20 riquadri com’era la Cina prima, sotto l’oppressione nazionalista di Chiang Kai-shek, e com’è diventata dopo, sotto la guida illuminata del Grande timoniere Mao. Il fumetto, che aveva lo scopo di «far sorgere il disgusto del popolo nei confronti dell’imperialismo e dei controrivoluzionari del Kuomintang», è stato così commentato dall’autore che l’ha riproposto su Weibo, il twitter cinese: «Ora che guardiamo a questo fumetto di 60 anni fa, ci accorgiamo che abbiamo viaggiato nel tempo e siamo tornati indietro!».

Difficile dare torto all’utente che ha riproposto le vignette sul suo blog. In uno dei tanti riquadri si fa notare come il sistema giudiziario in Cina era corrotto, al servizio dei ricchi e dei potenti, mentre come ora sia giusto e protegga i deboli. Si potrebbe chiedere che cosa ne pensano due persone come Chen Guangcheng e Ni Yulan: il primo condannato a quattro anni e tre mesi di prigione per «intralcio del traffico» e poi segregato per 19 mesi in casa sua in modo illegale con moglie e figli, la seconda condannata a due anni e otto mesi (dopo altre due condanne) di carcere per «aver creato disturbo» dopo che era già stata gambizzata dalla polizia e dopo che i funzionari di partito le avevano demolito la casa. In realtà il primo è stato condannato per aver denunciato l’orrore di aborti e sterilizzazioni forzate, la seconda per essersi battuta a fianco di tutte quelle persone a cui il governo demolisce la casa, spesso senza neanche ripagarla.

Un’altra vignetta mostra i prezzi delle case inarrivabiliper la povera gente prima e tante abitazioni disponibili per tutti dopo. Bisognerebbe chiedere conto di queste immagini a tutti quelli che, da una parte, con un anno di stipendio possono sì e no comprarsi case grandi un metro quadrato a Pechino e Shanghai, e dall’altra a quelli che sono riusciti a comprare la casa con enormi sforzi e dopo pochi mesi hanno visto il valore dei loro immobili crollare anche del 50 per cento a causa dello scoppio della bolla immobiliare cinese.

Poi il fumetto descrive come ogni cittadino sia libero con la propria terra. E forse qui i cittadini di Wukan, in rappresentanza di migliaia e migliaia di cinesi, potrebbero raccontare di come hanno dovuto lottare e ribellarsi al Partito locale, che per ripianare debiti ha venduto le terre di tantissimi di loro a un imprenditore privato senza ricompensarli. Una ribellione in cui il capo della protesta è «morto misteriosamente di infarto», mentre si trovava chiuso in una stanza con la polizia locale.

E che cosa dire della polizia che si spende notte e giornoper il bene del popolo e della dignità delle donne ristabilita? Senza andare troppo in là nel tempo con aneddoti e racconti, si potrebbe visitare all’ospedale della Contea di Yichuan una donna che è stata ricoverata dopo essere stata investita da un’auto della polizia, come riporta oggi Caixin Online. Il poliziotto, che non intendeva investirla, dopo essere uscito dalla macchina e vedendo le facce dei passanti attoniti, ha urlato: «Beh? Che male c’è a tirare sotto una donna?».

Meno male che nella Cina comunista la corruzione non esistee i funzionari si adoprano senza risparmiare energie per il bene del popolo, non come una volta. Sarà per questo che solo nel 2010 oltre 3 mila funzionari e dirigenti governativi sono stati scoperti e puniti per corruzione. Hanno rubato in tutto in maniera illecita degli stanziamenti pari a 4 mila miliardi di yuan (circa 470 miliardi di euro). Ultimo degli esempi che abbiamo fatto è il carcere, che non sarebbe sinonimo di torture e abusi ma di rieducazione. Si potrebbe citare, tra le tantissime, la storia di Harry Wu, dissidente che per 19 anni ha subito pestaggi, umiliazioni e una rieducazione molto diversa dall’immagine benevola che viene data nel fumetto. “I grandi cambiamenti dopo la Liberazione” sono, insomma, ancora di là da venire.

Oggi si prega per la Chiesa in Cina e il governo vieta il pellegrinaggio a Sheshan

Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina istituita nel 2007 da Benedetto XVI nella famosa lettera del 27 maggio «ai vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese». La giornata, dedicata a Maria aiuto dei cristiani, coincide in Cina con la festa della Madonna di Sheshan, unico santuario mariano nazionale cinese, che si trova a 40 km da Shanghai.

Ogni 24 maggio il santuario era solito ospitare almeno 200 mila pellegrini da tutta la Cina, ma da quando Benedetto XVI ha istituito la giornata mondiale di preghiera possono recarsi al santuario solamente i cinesi della diocesi di Shanghai e i turisti stranieri. In maggio, da luogo aperto qual era, la collina di Sheshan si riempie di polizia, posti di blocco, metal detector. I motivi addotti dal governo per limitare i pellegrinaggi cambiano ogni anno: nel 2008 c’erano le Olimpiadi, nel 2010 l’Expo, nel 2011 le tensioni per le ordinazioni illecite. La sostanza però non cambia e ai cinesi viene impedito di andare in pellegrinaggio.

Il santuario di Sheshan è stato costruito sulla sommità dell’omonima collina, alta appena 100 metri, e ci si arriva attraverso un sentiero immerso nel folto delle canne di bambù. Ai lati del sentiero si trovano le stazioni della via crucis, che accompagnano i fedeli fino in cima. La collina ha sempre avuto un ruolo molto importante per la religiosità cinese. Prima che venisse costruito il santuario, infatti, era sede di templi taoisti e buddisti. Nel 1700 l’imperatore Kangxi, vicino al cristianesimo, ha dato il permesso ai gesuiti di costruire sulla collina un’edicola. Nell’800, l’edicola è diventata una chiesa e infine un santuario dedicato a Nostra signora aiuto dei cristiani. Nel 1924 a Shanghai si è svolto il primo sinodo cinese e Celso Costantini lo ha nominato santuario nazionale. Durante la Rivoluzione culturale il santuario è stato usato come magazzino, le vetrate sono state spaccate e la statua della Madonna che eleva al cielo Gesù Bambino che si trova sulla guglia più alta, da dove domina tutta la vallata, ridotta in mille pezzi.

Lo scorso 20 maggio, Benedetto XVI durante il Regina Coeli si è rivolto così alla Chiesa cattolica cinese: «Che i cattolici cinesi annuncino con umiltà e con gioia Cristo morto e risorto, siano fedeli alla sua Chiesa e al Successore di Pietro e vivano la quotidianità in modo coerente con la fede che professano. Maria, Vergine fedele, sostenga il cammino dei cattolici cinesi, renda la loro preghiera sempre più intensa e preziosa agli occhi del Signore, e faccia crescere l’affetto e la partecipazione della Chiesa universale al cammino della Chiesa che è in Cina».

Una preghiera di cui i cattolici in Cina hanno bisogno visto che, come dichiarato in una recente intervista dal cardinale Zen, «la persecuzione si fa sempre più reale e concreta. Su questo punto non vi è alcun miglioramento da parte del governo. Essi ricorrono a metodi ancora più pericolosi, quanto abili, perché non si fermano a minacciare le persone, ma li inducono in tentazione. Essi non vogliono fare dei martiri, vogliono produrre dei rinnegati. Per la Chiesa è dunque molto peggio. Essi hanno i mezzi per tentate le persone, buone, timide o deboli, e di ridurli all’obbedienza. Questi mezzi sono il denaro, ma anche il prestigio, gli onori o una posizione nella società. Di fronte a ciò, il Santo Padre ha istituito la Giornata di preghiera del 24 maggio : è un fatto unico e nuovo che dice bene a che punto è la cura di Benedetto XVI per la Chiesa in Cina, per cui il Santo Padre è inquieto e della quale dispone di informazioni molto dettagliate».
@LeoneGrotti

Di seguito la preghiera scritta da papa Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina:

Vergine Santissima, Madre del Verbo incarnato e Madre nostra,

venerata col titolo di “Aiuto dei cristiani” nel Santuario di Sheshan,
verso cui guarda con devoto affetto l’intera Chiesa che è in Cina,
veniamo oggi davanti a te per implorare la tua protezione.
Volgi il tuo sguardo al Popolo di Dio e guidalo con sollecitudine materna
sulle strade della verità e dell’amore, affinché sia in ogni circostanza
fermento di armoniosa convivenza tra tutti i cittadini.

Con il docile “sì” pronunciato a Nazaret tu consentisti
all’eterno Figlio di Dio di prendere carne nel tuo seno verginale
e di avviare così nella storia l’opera della Redenzione,
alla quale cooperasti poi con solerte dedizione,
accettando che la spada del dolore trafiggesse la tua anima,
fino all’ora suprema della Croce, quando sul Calvario restasti
ritta accanto a tuo Figlio che moriva perché l’uomo vivesse.

Da allora tu divenisti, in maniera nuova, Madre
di tutti coloro che accolgono nella fede il tuo Figlio Gesù
e accettano di seguirlo prendendo la sua Croce sulle spalle.
Madre della speranza, che nel buio del Sabato santo andasti
con incrollabile fiducia incontro al mattino di Pasqua,
dona ai tuoi figli la capacità di discernere in ogni situazione,
fosse pur la più buia, i segni della presenza amorosa di Dio.

Nostra Signora di Sheshan, sostieni l’impegno di quanti in Cina,
tra le quotidiane fatiche, continuano a credere, a sperare, ad amare,
affinché mai temano di parlare di Gesù al mondo e del mondo a Gesù.
Nella statua che sovrasta il Santuario tu sorreggi in alto tuo Figlio,
presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto d’amore.
Aiuta i cattolici ad essere sempre testimoni credibili di questo amore,
mantenendosi uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.
Madre della Cina e dell’Asia, prega per noi ora e sempre. Amen!

Tempi.it

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