Mia figlia vittima di Facebook. La lettera di un padre

E’ arrivato un commento al servizio su Facebook sulla mia settimana trascorsa tra i ragazzini di dieci-undici anni che si affacciano ai social network. A scrivere è un padre per raccontare quello che è capitato a sua figlia. Non poteva essere lasciato come semplice commento. Leggete e capirete perché:

Bello e interessante il servizio sui rischi del baby facebook. Con un’aggiunta: oltre ai pericoli del furto d’identità e dell’incappare in un “mostro” (si pensa sempre che queste cose non possano toccare proprio noi) c’è un altro aspetto non meno inquietante. La vita dei nostri figli cambia. In peggio. Si concedono Internet e facebook perché altrimenti i nostri ragazzi si sentono isolati. Lamentano di essere esclusi perché ce l’hanno tutti: amici, compagni di classe, cugini. Poi le cose cambiano. Perché a 14 anni è facile usare facebook ma è difficile non abusarne. Nostra figlia, su facebook, l’ultimo anno c’ha vissuto. E’ diventata una droga. Telefonino e internet sono diventati le sue principali e uniche passioni. Andava bene a scuola ma poi i voti sono cominciati a peggiorare. Le ore dedicate alla lettura di un libro o alla visione di un buon film sono state sostituite a quelle di infinite chattate e clic su “mi piace”. Le piaceva danzare e giocare a tennis; e primeggiava in entrambe le cose. Poi più. Preferiva scartabellare le pagine di altri profili on line, in modo compulsivo. E’ diventata disobbediente, arrogante, maleducata e apatica. Sparita ogni curiosità, scomparso ogni interesse sano. Sempre meno il tempo passato con genitori e amici. Sempre di più quello passato in camera sua. Chiusa e sola. E triste. Peggio: le sue insicurezze si sono ingigantite a furia di passare in rassegna le foto postate dalle amiche. La mora ammira e invidia la bionda e viceversa; la robusta ammira e invidia la magra e viceversa; la bassa ammira e invidia la alta e viceversa: e l’autostima precipita a livelli di guardia. I nostri figli non si apprezzano più per come sono ma sognano solo come vorrebbero essere. E rimangono delusi. Eppure non possono fare a meno della loro dose di facebook che non basta mai. Come dei tossici. Mentono a tutti pur di stare incollati al video, anche a se stessi. Grandi colpe le abbiamo noi genitori: incapaci di dire dei “no”. Succubi del capriccio, del pianto e delle suppliche dei nostri ragazzi. Confortati, anche, da una bieca e strisciante opportunità: è più comodo lasciarli appiccicati davanti al computer che dar loro retta. Da mesi, dopo un giro di vite, le cose stanno finalmente cambiando. Più controlli a Internet (Cosa guarda nostra figlia? Cosa la incuriosisce?) e meno ore sul computer (due al giorno non di più). E, finalmente, nostra figlia ha ricominciato a danzare. E a sorridere.

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