Scout e omosessualità Siamo tutti professori! di Don Gabriele Mangiarotti

Tratto dal sito Cultura Cattolica.it il 6 maggio 2012

Non passa giorno in cui non si senta da qualunque pulpito un predicatore che dica alla Chiesa, ai cattolici e alle istituzioni nate dalla fede come si debba fare per essere cristiani autentici, tolleranti e rispettosi.

Beh, basterebbe un solo consiglio: «Smettete di essere cristiani». Semplice, no? Solo accettando questa ricetta sarà possibile rientrare nella società a detto ai di costoro “civile”.

L’ultimo tassello di questa monotona fila di consigli, la reazione al documento dell’AGESCI, in cui, a proposito della omosessualità, così si dichiarava: «Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore (quindi per noi i capi che hanno una tendenza omosessuale profondamente radicata o forse predominante) costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo, dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall’adulto».

A lanciare la notizia, in prima fila come sempre, Repubblica, che, con una sfilza di articoli, ci spiega come questa posizione sia controversa all’interno del mondo cattolico, perché le posizioni più aperte e moderne oramai sanno che «omosessuale è bello»! e che è ora di finirla con le discriminazioni, perché l’omofobia ha fatto il suo tempo, e la libertà della persona implica la sua scelta di genere su cui nessuno può né deve sindacare.

Nessuno tra i giornalisti di Repubblica ha ovviamente letto con pazienza tutto il documento. Il metodo – ormai lo conosciamo – è estrapolare le frasi che “scottano” e usarle immancabilmente “contro”.

Liberissimi, quelli di Repubblica di pensare e di scrivere ciò che vogliono (ma anche il Fatto Quotidiano e giù a ruota altri quotidiani, ieri, non si sono lasciati scappare il ghiotto “boccone” con il refrain dei cattolici omofobi…), ma è evidente che ormai per costoro l’obiettivo chiarissimo: insegnare agli altri come vivere e come pensare. Si dicono infastiditi dalla invadenza della Chiesa; viene da pensare che sia perché ne vogliono prendere il posto.

Che fare? Ci vuole un sussulto di dignità e di orgoglio: quella fierezza di conoscere il segreto della vita che sa valorizzare ogni cosa, senza però mai perdere il senso della dignità e del bene.

Non ci va il motto della Fattoria degli animali: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri», dove quegli «alcuni» sono coloro che la pensano come Repubblica e i media politicamente corretti messi lì apposta ad “indirizzare” il pensiero; come Mancuso, Enzo Bianchi e compagnia… A noi è cara la libertà di pensiero, che non può affatto essere a senso unico. E ci piace argomentare, dare ragioni e ascoltare. Ma non possiamo dire che è giusto e buono e bello quello che per noi non lo è.

Non abbiamo perso né il senso critico né il gusto della ragione. E quindi continueremo a dire, argomentandolo, che l’omosessualità è un disordine, umano prima che morale. E che ciò che va contro la natura dell’uomo non è bene. E continueremo a dirlo anche se sappiamo, per esperienza, che non è conveniente dirlo, pubblicarlo, diffonderlo.

Come per la vicenda di Eluana non abbiamo paura delle conseguenze delle nostre azioni. Già ne abbiamo dovuto rispondere. E come i primi cristiani, «se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù». Abbiamo visto che questa posizione è capace di parlare al cuore dell’uomo.

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