Maureen Dowd alla guerra delle suore americane bastonate

di Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio del 3 maggio 2012
Tramite il blog PalazzoApostolico.it

La reazione più stizzita l’ha avuta il saggista Rod Dreher – autore del blog “Crunchy con” su beliefnet. com – che ha titolato il suo ultimo articolo così: “Maureen Dowd è un’idiota”.

Ma in generale non sono pochi i conservatori americani, soprattutto cattolici, che non hanno preso bene l’ultima uscita della celebre columnist sul New York Times.

La Dowd – Dreher la ricorda di nascita cattolica e irlandese seppure ferocemente ostile alle gerarchie vaticane – ha difeso la Leadership conference of women religious, la Conferenza delle superiore religiose degli Stati Uniti d’America (Lcwr), alla quale si rifanno la maggior parte degli istituti religiosi femminili del paese, da quella che a suo dire sarebbe un’ingerenza vaticana.

E’ di pochi giorni fa, infatti, la decisione della Congregazione per la dottrina della fede guidata dallo statunitense William Joseph Levada di commissariare la Lcwr.

Dopo un’indagine interna durata due anni, il Vaticano ha affidato la Lcwr alla supervisione dell’arcivescovo di Seattle, James Peter Sartain, che dovrà lavorare per riportare le suore su una linea più aderente agli insegnamenti del magistero.

Per la Dowd questo commissariamento conferma che il Vaticano, “e gli uomini medievali che lo gestiscono”, altro non vuole che “imbavagliare le suore”. Ma, si chiede, “come può il Vaticano sentirsi più offeso dalle suore che appassionatamente lavorano per i poveri piuttosto che dai sacerdoti pedofili?”. Per la Dowd, “è ormai divenuta un’abitudine quella della Santa Sede di andare contro le donne, loro che sono il cuore e l’anima di parrocchie, scuole e ospedali”. E ancora: “I dirigenti della chiesa si comportano come adolescenti, accecati dal sesso”.

Dreher, e con lui molti altri, dicono che la Dowd scrive senza sapere ciò di cui scrive: “Reagisce emozionalmente, senza cognizione di causa”. In sostanza, scrive senza riconoscere, o forse sapere, “che la Lcwr era prima del commissariamento un gruppo guidato da religiose radicali”, su posizioni post femministe in nulla aderenti a quella dottrina che la chiesa non può tradire. Ma “il Nyt le dà spazio” nonostante “il contenuto parrocchiale del suo scrivere”.

La contesa tra Dreher e Dowd è sintomatica di un dissidio sempre più evidente soprattutto all’interno della chiesa cattolica. Ci sono suore, preti e fedeli che non accettano gli insegnamenti della chiesa perché li ritengono troppo restringenti rispetto alle sfide della modernità.

Dall’altra parte ci sono la maggioranza delle gerarchie che, dicendo l’opposto, rischiano di apparire come i grandi inquisitori.

E’ quanto sostiene su America anche il gesuita James Martin: schieratosi apertamente in difesa delle suore – “le religiose cattoliche mi insegnano cosa significhi perseverare nel ministero senza il beneficio del potere istituzionale” ha scritto – Martin fa capire che Roma, il Vaticano, il Papa e i vescovi rappresentano un potere che tarpa le ali al rinnovamento e alla richiesta di riforma.

Il futuro della chiesa si gioca tutto qui: nell’incontro/scontro tra la dottrina e il tempo presente. Per le suore americane (e per molti fedeli), il tempo è da abbracciare perché sostanzialmente sempre e comunque “santo”.

Le gerarchie non ritengono questa posizione sbagliata, ma la domanda che si pongono è: abbracciare quanto? Fino a quanto si può abbracciare il mondo? Fino a dove? Esistono dei limiti?

Le nuove leve dell’episcopato americano, in testa il cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, si sentono come dei pionieri: sono loro, per la maggior parte di estrazione conservatrice, che stanno cercando più di altri il giusto equilibrio tra la dottrina di sempre e le sfide della modernità. Negli Stati Uniti li chiamavano “creative conservatives”, conservatori sì, ma insieme creativi.

 

 

Suore americane “commissariate”

di Massimo Introvigne
20-04-2012

I lettori della Bussola Quotidiana, in grande maggioranza cattolici, pensano che il buon cattolico metta al centro delle feste comandate la Messa. E che chi ha scelto la vita religiosa lo faccia con particolare zelo e solennità.

Se pensate questo, però, non conoscete le suore americane. In molti ordini di suore negli Stati Uniti le buone sorelle si pongono la questione se sia opportuno o meno che «l’Eucarestia sia al centro delle loro celebrazioni comunitarie solenni», perché purtroppo «la celebrazione della Messa richiede un sacerdote ordinato, qualche cosa che alcune suore giudicano “discutibile”». Detto in altri termini, vedere un maschio sull’altare è intollerabile per suore intrise di «femminismo radicale», le cui superiore nazionali da anni e sistematicamente «protestano contro gli insegnamenti della Santa Sede in materia di ordinazioni delle donne»,  anzi li «rifiutano pubblicamente», benché si tratti d’insegnamenti che – come il Papa ha ribadito di recente – dichiarano il rifiuto di queste ordinazioni definitivo e irrevocabile. Può darsi che la presenza di un maschio che celebra Messa dia fastidio a queste suore anche per un’altra ragione, in quanto – sempre spalleggiate e anzi guidate dalle loro superiori nazionali – hanno adottato un atteggiamento sulle «persone omosessuali» – trattandosi di suore, particolarmente persone lesbiche – che, per usare forse un eufemismo, «non corrisponde all’insegnamento della Chiesa in materia di sessualità umana».

Il problema se si debba o no ammettere il prete a celebrare la Messa nelle feste dei conventi di suore non dev’essere occasionale, se è vero che se ne occupa il «Systems Thinking Handbook», che è «un manuale per la formazione dottrinale delle superiori religiose». E quale soluzione propone il manuale? Una bella discussione democratica, convento per convento, dove si esclude che scopo del «dialogo» sia «accettare l’insegnamento della Chiesa». Si tratta invece d’imparare a dare spazio non solo alla «mentalità occidentale» – che procede per dottrina e per logica, e potrebbe portare a concludere che sulla Messa va seguito quanto la Chiesa insegna – ma anche al «modello mentale organico», più tipico delle religioni orientali, dove ciascuna sorella va dove la porta il cuore.

Naturalmente, una volta adottato questo «modello mentale organico» – il cui nome più preciso sarebbe relativismo – per decidere che cosa è bene pensare e insegnare nei conventi di suore americani, non c’è nessuna ragione di fermarsi alla Messa. Il rifiuto della dottrina della Chiesa in tema di sessualità, omosessualità, ma anche «famiglia», «aborto» e «eutanasia» è dato per scontato. Ma ormai non ci si ferma più alla morale. In molti casi la franca e democratica discussione condotta secondo il nuovo modello porta a rifiutare «la Trinità, la divinità di Cristo e il carattere ispirato della Sacra Scrittura». E neppure qui ci si arresta.

Nel corso dell’assemblea annuale delle superiore religiose statunitensi del 2007 una delle oratrici principali, la suora e teologa domenicana Laurie Brink,  ha affermato che molte suore ormai hanno deciso di andare «al di là della Chiesa» e ora anche «al di là di Gesù», verso un orizzonte di vaga religiosità dove Gesù è un maestro fra tanti altri e «lo spirito del Sacro» vive in tutte le religioni, anzi «in tutta la creazione».

È vero che molte congregazioni di suore fanno un buon lavoro caritativo e promuovono pratiche a sostegno dei poveri che spesso sono «conformi alla dottrina sociale della Chiesa». Ma questo non basta, e non distingue le suore da una comune associazione umanitaria, se rischia di andare perduto «il fondamentale centro e punto focale cristologico della consacrazione religiosa, il che porta a sua volta a perdere il senso costante e vivo della Chiesa».

Se tutto quanto avete letto finora tra virgolette derivasse da un’inchiesta giornalisticasarebbe già abbastanza grave. Ma viene da un documento del Magistero. Si tratta della «Valutazione dottrinale della Conferenza delle Superiore Religiose Femminili [degli Stati Uniti]», resa pubblica dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 18 aprile 2012, come si precisa su ordine e con l’approvazione di Benedetto XVI.  Si tratta del risultato di un lavoro iniziato nel 2008, condotto sotto la guida del vescovo di Toledo, nell’Ohio, mons. Leonard Blair, il quale ha esaminato le assemblee annuali, le politiche e i documenti della Conferenza delle Superiore, la Leadership Conference of Women Religious (LCWR). Il documento dà atto delle risposte fornite dalla LCWR al vescovo Blair e alla Congregazione, che giudica «inadeguate».

Le superiore da una parte hanno risposto che tutti gli interventi alle loro assemblee sono pronunciati a titolo personale:  il che non convince, risponde il documento vaticano, perché anni di interventi vanno tutti nello stesso senso e perché le Conferenze delle Superiori Religiose sono esplicitamente regolate dal diritto canonico e «approvate dalla Santa Sede», e come tali hanno «una responsabilità positiva per la promozione della fede e per offrire alle comunità che ne fanno parte e al più vasto pubblico cattolico una posizione chiara e persuasiva a sostegno della visione della vita religiosa proposta dalla Chiesa».

Dall’altra parte, le suore hanno utilizzato un vecchio argomento che – per coincidenza – all’estremo opposto della teologia si sente ripetere in questi giorni anche da alcuni «tradizionalisti».  Le suore, cioè, affermano che è obbligatorio per i cattolici, religiose comprese, seguire solo tra gli insegnamenti del Magistero quelli infallibili o che almeno «sono stati dichiarati insegnamenti autorevoli». Il documento vaticano risponde che, a parte il fatto che alcuni degli insegnamenti pubblicamente rifiutati dalla LCWR, tra cui quelli che negano il sacerdozio alle donne, per non parlare della Trinità o della divinità di Gesù Cristo, rientrano certamente in questa categoria, il buon fedele cattolico, e tanto più la religiosa che ha fatto voto di obbedienza, sono tenuti a seguire anche il Magistero ordinario e non solo quello straordinario.

Alla diagnosi – secondo cui la situazione della LCWR è «grave», «davvero preoccupante» e su alcuni punti perfino «scandalosa» – segue nel documento vaticano la terapia. La Congregazione per la Dottrina della Fede nominerà un Arcivescovo Delegato, assistito da due vescovi, sotto la cui guida la LCWR dovrà riformare i suoi statuti. Il famoso «Systems Thinking Handbook» sarà «ritirato dalla circolazione mentre si procederà alla sua revisione». Il materiale formativo sarà rivisto per renderlo conforme al «Catechismo della Chiesa Cattolica». Gli oratori alle assemblee annuali e ai principali convegni della LCWR dovranno essere approvati dall’Arcivescovo Delegato. Si procederà a una revisione della vita liturgica, assicurandosi che «l’Eucarestia e la Liturgia delle Ore abbiano un ruolo centrale». L’Arcivescovo Delegato resterà in carica «fino a cinque anni». I danni prodotti sono tali che potrebbero non bastare.

 

 

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