Stati Uniti, la fede conta più di Wall Street

Giacomo Galeazzi

Città del Vaticano

Nella corsa alla Casa Bianca, agli elettori americani le convinzioni religiose dei candidati interessano più dei loro orientamenti sull’economia, la sanità e l’ambiente. Una ricerca condotta all’università di Akron dall’ istituto Bliss di studi applicati documenta la centralità della fede nel dibattito pubblico Usa. Fede e valori sono al centro delle primarie del Partito repubblicano. Nonostante l’economia sia il tema dominante della campagna elettorale per le presidenziali di novembre, si registra un rinnovato interesse nel dibattito pubblico per i temi della fede e dei valori. Un trend rafforzato anche dalle inaspettate vittorie dell’ex senatore della Pennsylvania, Rick Santorum, ora ritiratosi in favore della candidatura repubblicana di Mitt Romney. Sul rapporto tra fede e politica negli Usa, “Vatican Insider” ha sentito il sociologo Luca Diotallevi, vice presidente del comitato organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani.

Professor Diotallevi, è il ritorno di Dio nell’urna?

«Nessun ritorno. I temi religiosi e più in generale l’insieme degli aspetti della tradizione ebraico-cristiana sono da sempre al centro e alla base dello spazio pubblico negli Stati Uniti. Gli USA, come del resto la Gran Bretagna, non sono società laiche. Nello spazio pubblico la separazione tra poteri religiosi e poteri politici non è raggiunta eliminando i primi e sostituendoli con i secondi, al modo della laicità, ma ricorrendo ai poteri religiosi per limitare i poteri politici (e viceversa), al modo della libertà religiosa. La libertà religiosa lì è l’espressione della forza, non della debolezza, delle tradizioni ebraico-cristiane».

Quanto incide il fattore religioso nella corsa alla Casa Bianca?

«Tanto, ma per comprendere “come” occorre fare una distinzione. Un candidato che sostenesse i principi della laicità, ovvero la esclusione della religione dallo spazio pubblico, non avrebbe grandi chances di successo. Ma non ne avrebbe di maggiori un candidato che intendesse affermare le regole di una particolare tradizione religiose contro le esigenze della libertà e dell’ordine pubblico. È un pò quel «non obbligare, non impedire» affermato dal Vaticano II nel decreto sulla libertà religiosa e continuamente riproposto da Benedetto XVI».

La centralità della fede nel dibattito pubblico non contraddice la secolarizzazione in atto negli Usa?

«La secolarizzazione non ha ovunque la stessa forma e la stessa direzione. La secolarizzazione in qualche caso è un fenomeno dai caratteri cristiani, in qualche altro caso dai caratteri anticristiani. Nel primo caso riduce le pretese dei poteri mondani, nel secondo impone la egemonia di uno solo di essi, in genere del potere politico che diviene anche religione a se stesso. Negli Stati Uniti (ma anche in molte aree dell’Europa e della diaspora anglosassone) la secolarizzazione è del primo tipo; negli statalismi europeo-continentali e nelle dittature extraeuropee d’impronta giacobina la secolarizzazione è del secondo tipo. La secolarizzazione è un pò come l’illuminismo, ha per lo meno due varianti, e molto diverse tra di loro».

E’ una fede autentica o di facciata?

«Come rispondere? La fede è un dono Dio e almeno in parte è un mistero. Quello che possiamo dire è che in paesi come gli Stati Uniti le tradizioni ebraico-cristiane, ed in particolare cattolicesimo, non sono esenti da problemi, ma sono molto vive e vivaci. Per questo riescono a dare un contributo decisivo alla formazione della spazio pubblico e della pubblica opinione».

Mitt Romney è avvantaggiato o sfavorito dall’appartenenza alla chiesa mormone?

«Direi sfavorito, e così anche sembra stando ai risultati delle primarie ed ai sondaggi».

Lo scontro con l’episcopato Usa sulla contraccezione indebolirà Obama o gli attirerà ancora più il voto delle donne?

«È molto difficile da prevedere. In una democrazia che funziona tutto sommato bene vince chi meglio riesce ad evitare tanto l’annacquamento delle proprie posizioni quanto il fanatismo, bigotto o laico che sia».

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