Quel «piano inclinato» che ci abitua al peggio. di Assuntina Morresi

Tratto da Avvenire del 29 marzo 2012
Tramite SAFE – Salute femminile

In inglese si dice slippery slope, e spesso nei testi di bioetica si usa in questa forma non tradotta: significa “pendio scivoloso”, o “piano inclinato”, e vuol dire che una volta imboccato un certo percorso non si può che percorrerlo tutto per intero, perché fermarsi diventa impossibile. Ci si affaccia sulla china e, fatto il primo passo, si galoppa sempre più veloci in discesa, trascinati dall’inerzia verso a valle, fino alla fine. È una chiara metafora per dire che, una volta ammesse certe possibilità, le conseguenze sono inevitabili. L’ha evocata il cardinale Bagnasco nella sua prolusione di lunedì al Consiglio permanente Cei, commentando la deriva antropologica dei nostri tempi: dal suicidio assistito all’eutanasia, dagli embrioni creati in laboratorio alla realizzazione di quelli misti umano-animali, dall’utero in affitto fino all’infanticidio, non sembra più esserci limite alle possibilità di manipolazione dell’umano. E quello che sembrava sconvolgente fino a qualche tempo fa quasi non disturba più.

È anche la nostra esperienza: quando Terry Schiavo venne fatta morire disidratata, circondata da poliziotti che impedivano a chiunque, compresi suo padre e sua madre, di bagnarle le labbra, siamo stati in tanti a inorridire. Per consolarci pensavamo che quella morte era lontana, e niente di simile sarebbe mai potuto accadere in Italia. Ma à. è bastato qualche anno, e alcuni magistrati italiani hanno consentito che a Eluana Englaro fosse staccato il sondino che la alimentava e la dissetava, dissetava, perché morisse come Terry Schiavo. E adesso serve addirittura una legge – e speriamo arrivi presto – per impedire che succeda ancora che un disabile grave sia lasciato morire di fame e di sete, con il beneplacito di chi tenta pure di convincerci che morire disidratati può essere un’opzione desiderabile.

Di esempi ne potremmo fare tanti, purtroppo. Dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina in provetta, a quella di bebè che possono avere fino a sei genitori, con una tale varietà di possibili legami parentali per i quali non esiste neppure un lessico adeguato. Gameti scambiati fra sorelle, fra madre e figlia, fra figlio e padre, bambini con zii, e cugini che sono anche un po’ genitori: c’è voluto poco tempo perché tutto questo avvenisse. Sono fatti che non sorprendono più, neppure in Italia, dove una legge fondata su un realistico compromesso fra credenti e non, la 40 del 2004, ha impedito finora che questo si realizzasse anche da noi.

E da ultimo, legittimare l’infanticidio e spiegare quanto è razionale uccidere un bambino, è diventato un «puro esercizio di logica» ospitato da riviste cosiddette scientifiche, nell’indifferenza colpevole – o forse dovremmo dire nella muta complicità – di tanta inutile accademia, pure nostrana.

Ma la corsa insensata lungo il pendìo si può ancora fermare. Per non scivolare verso il vuoto bisogna trovare un punto di tenuta condiviso, individuare una presa cui appigliarsi tutti per evitare la caduta rovinosa e cercare una possibile base per convivenza. Anche questo c’è nell’efficace analisi di Bagnasco: è il «volto dell’Italia» cui si deve guardare, quella «visione antropologica composta da principi e valori», la tradizione cristiana, insomma, che nonostante tutto resta caparbiamente la trama delle relazioni e del sentire comune in tanta parte del nostro Paese, e nella quale anche molti non credenti si riconoscono.

La politica italiana si deve rinnovare innanzitutto per continuare a difendere e sostenere questa eccezionalità italiana, nei tempi nuovi e difficili che stiamo vivendo, consapevole che non si tratta di resistere a un accerchiamento – il generale Custer, si sa, fece, una brutta fine¬ ma di guardare avanti, forti della nostra storia, del nostro «volto». Per riprendere la metafora del piano inclinato, potremmo dire che secondo certa mentalità laicista lungo il pendìo della modernità noi italiani siamo buoni ultimi, “arretrati”, dicono. Il che significa, però, che se vogliamo invertire la rotta e risalire la china siamo in prima fila… La corsa folle lungo il piano inclinato non porta i frutti promessi: la selezione del figlio migliore, il diritto a morire, la sostituzione della famiglia naturale con i più disparati legami biologici e affettivi, la manipolazione dell’umano non stanno costruendo in giro per il mondo società migliori della nostra. Ultimi nella corsa verso il nulla, possiamo essere i primi nella risalita, purché consapevoli della necessità e del compito di rimanere a “presidio dell’umano”.

 

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