Le albe di Fatima. Il sole si mise a ballare e poi, come era stato predetto, il cielo annunciò una nuova guerra. Era l’aurora boreale del 1938. Di F. Agnoli

Di Francesco Agnoli
Le apparizioni della Madonna a Fatima
sono una pagina della storia della
chiesa piuttosto speciale. Per decenni ci si
è interrogati sul famoso Terzo segreto di
Lucia, e forse non ne siamo ancora venuti
a capo. A molti infatti, sembra che certe
cose non tornino, e che nel segreto della
Madonna, oltre ai riferimenti agli attacchi
esterni alla chiesa, resi noti, ci sarebbe
stato un riferimento alla apostasia della
chiesa stessa, a una perdita di fede non solo
del mondo, ma anche del clero, dei pastori.
Ma non è di questo che voglio parlare,
rimandando, per chi fosse interessato,
agli ottimi lavori di Antonio Socci e Marco
Tosatti. Quello che vorrei approfondire,
perché mi sembra non sia stato fatto a sufficienza,
è la (poco) famosa aurora boreale
del 25-26 gennaio 1938.
Nelle apparizioni portoghesi la Madonna
venne a mostrare ai pastorelli l’Inferno,
cioè il castigo eterno, ma non solo. Dichiarò
anche che sotto il pontificato di Pio
XI, se gli uomini non si fossero convertiti,
sarebbe scoppiata un’altra guerra mondiale,
più spaventosa della prima, annunciata
da una “notte illuminata da una luce sconosciuta”.
Decisamente la Madonna di Fatima
sarebbe considerata, oggi, da molti
cattolici, quantomeno “integralista”. Fatto
sta, però, che se l’apparizione è vera, il
messaggio è chiaro: conversione, penitenza,
preghiera, altrimenti castigo. Nel senso
che altrimenti Dio avrebbe lasciato l’uomo
in balia di se stesso e della sua cattiveria:
non c’è peggior castigo, infatti, di quello
che noi uomini spesso siamo così bravi a
infliggerci, da soli. Il peccato stesso, secondo
la teologia cattolica, porta una pena in
sé: è male non solo di fronte a Dio, ma è male
anche per l’uomo. La rivelazione della
“notte illuminata da una luce sconosciuta”,
con la connessa affermazione secondo cui
la Russia avrebbe sparso i suoi errori nel
mondo, fu messa per iscritto da Lucia, per
il vescovo di Leiria-Fatima, soltanto il 31
agosto 1941. Qualcuno ha quindi potuto dichiarare
che si tratterebbe soltanto di una
profezia post eventum, un po’ troppo facile.
Forse è meglio analizzare meglio i fatti.
Ragionando prima proprio sulle date: è vero,
Lucia parla ufficialmente della aurora
boreale del 1938 dopo che essa è già avvenuta.
Però vi sono alcuni fatti da prendere
in considerazione. Il primo: un segno celeste
era già stato annunciato da Lucia nel
1917, e si era veramente verificato, come
vedremo, proprio in quell’anno. Il secondo:
nel 1941 sarebbe stato veramente più
opportuno e intelligente, umanamente
parlando, annunciare il pericolo nazionalsocialista,
o comunque entrambi, quello
comunista sovietico e quello nazista. Infatti
la Germania sembrava trionfante: possedeva
tutta l’Europa, esclusa la Gran Bretagna;
gli Usa non erano ancora entrati in
guerra e l’Urss appariva destinata alla
sconfitta, sotto il tallone tedesco, da un momento
all’altro. Invece Lucia, contro ogni
logico ragionamento umano, fu molto chiara
(come lo era stata già in precedenza):
sarà la Russia, non la Germania, “a spargere
i suoi errori nel mondo”, “promuovendo
guerre e persecuzioni alla chiesa”.
In effetti andò proprio così: pochi anni
dopo il Reich millenario crollò miseramente,
per fortuna, e per sempre; al contrario
la Russia non solo vinse la guerra, ma si vide
“regalare” dagli alleati mezza Europa.
Il comunismo conobbe così una diffusione
immensa, inimmaginabile, tanto più se ricordiamo
che nel 1949 anche la Cina sarebbe
divenuta comunista. Dovunque i comunisti
arrivarono, dalla Polonia all’Albania,
la chiesa fu attaccata, perseguitata, distrutta.
C’è qualcosa, dunque, nella profezia di
Lucia, che lascia interdetti. Anche perché
la “fissazione” del comunismo Lucia e i
veggenti la dimostrarono anche molto prima
del 1941: del resto la Madonna era apparsa
loro, non a caso, nel 1917, solo pochi
mesi prima della rivoluzione bolscevica.
Abbiamo molte testimonianze di questo.
Dalle parole di Giacinta, che già nel 1920
annunciava un castigo, “prima per la Spagna”;
al voto anticomunista dell’episcopato
portoghese, nel 1936, al fine di essere preservati
dal comunismo che sembrava potesse
trionfare nella vicina Spagna; alla lettera
del vescovo di Leiria, nel 1937, al Pontefice,
affinché provvedesse, come diceva
Lucia, alla Consacrazione della Russia al
Cuore Immacolato di Maria; sino, per fare
un ultimo esempio, a una lettera al Papa
Pio XII della stessa Lucia, datata 24 ottobre
1940 (cioè prima dell’entrata nella Seconda
guerra mondiale della Russia), in cui si ridomandava
la Consacrazione della Russia
stessa, considerata, anche in quella data
per certi versi insignificante, il pericolo imminente!
Infine un’ultima considerazione:
il Portogallo, nelle varie lettere di Lucia,
appariva come “privilegiato” dalla Madonna
(Lucia parlava e scriveva di una “protezione
speciale”). In effetti il paese non fu
coinvolto nella guerra di Spagna, come sarebbe
stato molto facile, e rimase fuori anche
dalla Seconda guerra mondiale, dichiarandosi
neutrale (e rimanendolo, cosa non
facile, sino alla fine).
Ma torniamo, indietro, ai fatti del 1917.
I veggenti erano in grossa difficoltà in un
Portogallo allora in mano a un governo ferocemente
anticlericale e trovavano molti
oppositori anche tra amici e parenti, oltre
che nelle autorità locali. Eppure la piccola
Lucia, che finì persino in prigione, perché
osteggiata dal sindaco massone del
paese, sfidò il mondo: la Madonna, disse,
darà un segno, e convocò tutti per il 13 ottobre
1917 alla Cova da Iria, pur capendo
bene che se il segno non ci fosse stato, sarebbe
stato un bel guaio. Anche perché
erano allora vietate dal governo portoghese
le adunanze religiose fuori dalle chiese.
Il 13 ottobre migliaia e migliaia di persone
si radunarono nella Cova. Le fonti
dell’epoca parlano di almeno 40-50 mila
persone, ma forse molte di più. Ebbene, cosa
accadde? Ce lo raccontano innumerevoli
testimoni, ma soprattutto, tra i tanti, un
giornalista presente ai fatti, tale Avelino
de Almedia, redattore capo del Século,
quotidiano socialista di Lisbona, di orientamento
positivista e anticlericale, che in
precedenza aveva ridicolizzato gli eventi
di Fatima. Costui, sul numero del 15 ottobre,
scrisse tra l’altro: “Cose fenomenali.
Come il sole ballò a mezzogiorno a Fatima.
(…) Il sole sorge, ma l’aspetto del cielo minaccia
temporale. Nuvole nere si ammassano
sulla folla di Fatima. (…) Alle dieci il
cielo si oscura totalmente e non tarda a cadere
una forte pioggia. (…) I fanciulli affermano
che la Signora aveva parlato loro ancora
una volta, e il cielo, prima caliginoso,
comincia subito a schiarirsi in alto; la pioggia
cessa e si presenta il sole che inonda di
luce il paesaggio. (…) L’ora mattutina è la
regola per questa moltitudine, che calcoli
imparziali di persone colte e di tutto rispetto,
punto rapite come per influenza mistica,
contano in trenta o quaranta mila
creature… La manifestazione miracolosa,
il segno visibile annunciato sta per essere
prodotto – assicurano molti pellegrini… E
si assiste a uno spettacolo unico e incredibile
per chi non fu testimone di esso. Dalla
cima della strada, dove si ammassano i
carri e sostano molte centinaia di persone,
alle quali manca la voglia di mettersi nella
terra fangosa, si vede tutta l’immensa
moltitudine voltarsi verso il sole, che si
mostra libero dalle nuvole, nello zenit. L’astro
sembra un disco di argento scuro ed è
possibile fissarlo senza il minimo sforzo.
Non brucia, non acceca. Si direbbe realizzarsi
un’eclissi. Ma ecco che un grido colossale
si alza, e dagli spettatori che si trovano
più vicini si ode gridare: ‘Miracolo,
Miracolo! Meraviglia, meraviglia!’. Agli occhi
sbalorditi di quella folla, il cui atteggiamento
ci riporta ai tempi biblici e che,
pallida di sorpresa, con la testa scoperta,
fissa l’azzurro (cielo), il sole tremò ed ebbe
mai visti movimenti bruschi fuori da
tutte le leggi cosmiche, il sole ‘ballò’, secondo
la tipica espressione dei contadini”.
Negli anni, tanti hanno ragionato su
questi fatti, che di per se stessi sono innegabili
perché ampiamente dimostrati, sia
dalle testimonianze più insospettabili, sia
dai quotidiani vari dell’epoca, sia dalle foto,
in cui si vede chiaramente una moltitudine
esterrefatta, sbalordita, attonita, dinnanzi
agli strani movimenti del sole. Molti
credettero e credono, altri parlarono di
coincidenza, di fenomeno naturale, scientificamente
spiegabile in qualche modo.
Difficile, però, spiegare davvero come potesse
Lucia, una semplice fanciulla di campagna,
prevedere in anticipo che sarebbe
successo qualcosa di simile. A meno di non
ipotizzare che nascondesse in camera potentissimi
cannocchiali e che fosse una
astronoma di eccezionali qualità! Un qualche
collegamento tra il sole e la Madonna
di Fatima, insomma, è lecito supporlo.
Anche alla luce dei fatti successivi. Siamo
finalmente all’aurora boreale del 1938.
Andiamo ora a vedere bene cosa accadde
la notte tra il 25 e il 26 gennaio. Ci fu, come
si accennava, una grande aurora boreale,
vista la quale Lucia, ben prima di scriverlo
nel resoconto ufficiale del 1941, si affannò
a dire, a destra e a sinistra, che quello
era il segno terribile predetto dalla Madonna.
L’aurora venne descritta dal quotidiano
laico italiano, la Stampa, del 26 gennaio
1938, sotto il titolo: “Un singolare fenomeno
celeste. Un’aurora boreale sull’Italia”.
Vi si poteva leggere di una “aurora boreale
di eccezionale luminosità apparsa ieri
su gran parte dell’Europa meridionale e
centrale: Alta Italia, Mezzogiorno della
Francia, Germania, Svizzera e Austria, suscitando
ovunque per la sua luminosità
sorpresa e ammirazione”. Il quotidiano notava
che l’intensità del fenomeno, e soprattutto
la sua diffusione su gran parte dell’Europa,
era eccezionale, ripetendo che si
era trattato di un “insolito fenomeno celeste…
che rarissimamente viene osservato
alle nostre latitudini”. Inoltre, dando conto
dei vari luoghi in cui l’aurora era stata
osservata, si notava con insistenza il fatto
che il cielo si era colorato “di un rosso di
fuoco a levante, come se si trattasse di un
grande incendio”; qualche riga dopo si insisteva
sul colore del cielo, impressionante,
definito questa volta “rosso-sangue”. Il
giorno successivo, il 27 gennaio, la Stampa
riportava questo titolo: “Un’altra aurora
boreale tra l’una e le due di notte”. L’astronomo
intervistato dal quotidiano metteva
in luce il fatto che solitamente le aurore
boreali si manifestano al nord, e che molto
raramente assumono estensione e luminosità
come quella appena osservata.
Stampa sera del 28-29 gennaio titolava: “Il
nostro sole è in tumulto”. Si notava che “il
sole attraversa un periodo di grande, grandissima
attività”, piuttosto rara e straordinaria.
Un altro giornale, il Brennero del 29
gennaio 1938, notava l’estensione dell’aurora,
che si era vista chiaramente anche in
Portogallo, oltre che nel resto d’Europa,
commentava così: “Fenomeno rarissimo.
L’aurora boreale non si manifesta che raramente
nelle nostre regioni e in Europa
centrale… L’aurora che ha incendiato l’altro
giorno il cielo dell’Europa sembra essere
stata di una estensione e di una intensità
senza pari…”.
Un’altra fonte interessante per capire
l’entità del fenomeno è la relazione di Eugenio
Guerrieri, “La grande aurora boreale
del 25-26 gennaio 1938”, pubblicata dall’Osservatorio
astronomico di Capodimonte-
Napoli (Contributi astronomici, serie II,
n. 22, 1938, estratto da: Rivista di fisica, matematica
e scienze naturali anno 13, serie
II, ottobre-novembre 1938). Scrive tra l’altro
il Guerrieri: “L’aurora boreale osservata
nella notte dal 25 al 26 gennaio 1938 è stata
veramente splendida e deve considerarsi
come fenomeno straordinario per la sua
magnificenza, anormale per la sua visibilità,
oltre che nelle regioni nordiche dell’Europa
e dell’America, anche in quelle di
bassa latitudine nel nostro emisfero. Dovunque
fu oggetto di ammirazione in tutta
l’Europa, in Germania e in Inghilterra specialmente;
grande sviluppo in longitudine
dal Portogallo alla Russia ed in latitudine
dalla penisola Scandinava alla Sicilia e finanche
in molti paesi del nord Africa”.
Guerrieri nota che il cielo si è colorato in
maniera incredibile, di “rosso sangue”, come
se vi fosse un “incendio gigantesco”, e
continua: “Nell’Atlantide e negli Stati UniUniti
d’America l’a. b. è stata grandiosa”, mentre
ha destato “ammirazione e sorpresa,
nella Spagna e nel Portogallo, dove il fenomeno
non si vedeva da mezzo secolo. Questo
è stato egualmente osservato a Biserta,
Fez, Hammamet, Toza, e in molti paesi della
Tunisia e del Marocco dove l’a. b. rarissimamente
si osserva e l’ultima è stata
quella del 1891: in questi paesi gli europei
hanno creduto a un vastissimo incendio
lontano, mentre gli indigeni, molto spaventati,
hanno supposto segnali e avvertimenti
celesti”.
Alla notizia della aurora boreale, come
si è detto, Lucia ritenne che si trattava del
segno della Madonna e continuò a ripeterlo
anche dopo che gli accordi di Monaco
sembrarono per un attimo scongiurare il
conflitto. Nel 1938, però, la annessione nazionalsocialista
dell’Austria può essere veramente
considerata l’antefatto della Seconda
guerra mondiale. Anche perché proprio
la sera del 25 gennaio Hitler aveva ricevuto
il barone Werner Fritsch, generale
e comandante in capo della Reichswehr,
“che continuava ad avanzare obiezioni sui
piani di guerra hitleriani”, per farlo definitivamente
fuori. Come è risaputo, infatti,
ufficiali e generali tedeschi, per lo più, non
volevano la guerra e costituivano l’unico
potere rimasto in grado di impensierire il
dittatore. Proprio la defenestrazione di
Fritsch fu dunque un evento preliminare
alla guerra non indifferente (Antonio Spinosa,
“Hitler”, Mondadori, 1991, pp. 240-
241). A questo punto un ultimo dettaglio.
Gli storici concordano nel dire che nel 1938
la guerra era in un certo senso ormai nell’aria.
Ma il fatto che segnò definitivamente lo
scoppio del conflitto fu il patto Von Ribbentrop-
Molotov, cioè la spartizione della
Polonia e di altre zone di influenza tra Hitler
e Stalin. La Seconda guerra mondiale,
insomma, nacque definitivamente con l’accordo
tra nazisti tedeschi e comunisti russi,
tra Hitler e Stalin. Ebbene, questo patto
fu firmato il 23 agosto 1939. Manco a farlo
apposta, proprio quella stessa sera, in
alcune zone, fu segnalata una nuova aurora
boreale, non così straordinaria come
quella del 1938, ma certo imponente. Ce la
descrisse nientemeno che il gerarca nazista
Albert Speer nelle sue “Memorie del
Terzo Reich”: “Quella notte – racconta
Speer – ci intrattenemmo con Hitler sulla
terrazza del Berghof ad ammirare un raro
fenomeno celeste: per un’ora circa, un’intensa
aurora boreale illuminò di luce rossa
il leggendario Untersberg che ci stava
di fronte, mentre la volta del cielo era una
tavolozza di tutti i colori dell’arcobaleno.
L’ultimo atto del ‘Crepuscolo degli dei’ non
avrebbe potuto essere messo in scena in
modo più efficace. Anche i nostri volti e le
nostre mani erano tinti di un rosso innaturale.
Lo spettacolo produsse nelle nostre
menti una profonda inquietudine. Di colpo,
rivolto a uno dei suoi consiglieri militari,
Hitler disse: ‘Fa pensare a molto sangue.
Questa volta non potremo fare a meno
di usare la forza’”. Già da “due o tre settimane
– continua Speer – l’attenzione di
Hitler si era chiaramente spostata sulle
questioni militari” e il “partito favorevole
alla guerra” prendeva sempre più piede.
In margine a queste osservazione di Speer,
il curatore delle sue memorie annota: “Il
23 agosto 1939, il Völkischer Beobachter
(giornale nazista, ndr) annunciò quanto segue:
“Martedì mattina (22 agosto) alle ore
2.45 l’osservatorio astronomico del Sonneberg
ha notato una gran luce nel cielo settentrionale”
(Albert Speer, “Memorie del
terzo Reich”, Mondadori, Milano, 1997, pp.
197). Un altro gerarca nazista, presente alla
scena, Nicolaus von Below, ricorderà a
sua volta: “All’inizio abbiamo pensato che
si trattasse di un grande incendio in una
delle città a nord dell’Untersberg, ma poi
quella luce rossa ha illuminato tutto il cielo
a nord e allora è stato chiaro che si trattava
di una manifestazione insolitamente
intensa di luci nordiche, un fenomeno naturale
che si verifica raramente nella Germania
meridionale”. “Intimorito da quella
scena – commenta T. Ryback – Von Below
disse a Hitler che forse quello era il presagio
di un’imminente guerra sanguinosa”.
“Se così dev’essere, allora che sia più veloce
possibile”, replicò Hitler” (cit. in Timothy
W. Ryback, “La biblioteca di Hitler”,
Mondadori, 2008, pp. 148-149).
Concludo con un fatto: molti dicono che
la Madonna, a Medjugorie, completi, diciamo
così, le apparizioni di Fatima. Anche lì
ha annunciato dieci segreti, per svelare
qualcosa di importante al mondo. Sarà interessante
seguire bene le vicende…

Il Foglio 31 marzo 2011

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