Credere e conoscere. Soprattutto “ritenere personalmente”. Il nuovo libro del Card. Martini

di Antonio Gurrado
Tratto da Tempi del 27 marzo 2012

È uscito per Einaudi “Credere e conoscere”, dialogo tra il cardinale Carlo Maria Martini e il medico e senatore del Pd Ignazio Marino. Il Corriere della Sera, venerdì, ne ha pubblicati ampi stralci. Il nostro collaboratore Antonio Gurrado è in grado di anticipare per tempi.it il lavoro di una apposita commissione ecclesiastica sul nuovo Simbolo del cardinale.

È uscito per Einaudi “Credere e conoscere”, dialogo tra il cardinale Carlo Maria Martini e il medico e senatore del Pd Ignazio Marino. Il Corriere della Sera, venerdì, ne ha pubblicati ampi stralci (“Martini: il valore di un legame tra persone dello stesso sesso”). Il nostro collaboratore Antonio Gurrado è in grado di anticipare per tempi.it il lavoro di una apposita commissione ecclesiastica sul nuovo Simbolo del cardinale.

Ho trovato illuminante il lungo colloquio del cardinale Carlo Maria Martini con Ignazio Marino, pubblicato su due pagine del Corriere della Sera, non tanto per la disinvolta apertura del Cardinale all’importanza dell’amicizia omosessuale – qualsiasi cosa significhi – ma perché finalmente, come ben di rado accade sui quotidiani, ho potuto leggere una parola chiara sulla fede di un autorevole ecclesiastico. “Personalmente ritengo”, ha scritto il Cardinale, “che Dio ci ha creati uomo e donna”.

Pochi possono ignorare la capitale importanza di tale affermazione. Fonti certe mi comunicano che un’apposita commissione ecclesiastica è già al lavoro per la composizione del Simbolo del cardinal Martini, del quale posso fornirvi una congrua anticipazione.

Il testo reciterà: “Penso che ci sia un solo Dio, progettatore per sommi capi del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e – qualora ve ne fossero – invisibili. Non escludo l’ipotesi di un solo Signore, nonché di vari altri, nato dal Padre prima di buona parte dei secoli, che sostiene di essere Dio da Dio, potrebbe risultare luce da luce e talvolta Dio vero, nell’accezione più generale del termine, da Dio vero, senza voler con questo trarre conclusioni affrettate; generato e creato a seconda delle circostanze, di una sostanza che da un certo punto di vista sembra coincidere con quella del Padre, reo di concorso esterno nella creazione di una significativa percentuale di cose. Per noi uomini, ma anche per le donne, i bambini, gli animali, i vegetali, i minerali, i marziani, i nomi, le cose e le città, e per la nostra salvezza, nonostante potrebbe darsi che non ce ne fosse immediato bisogno, diede l’impressione di discendere dal cielo, o comunque da un’altitudine superiore a quella alla quale ci troviamo, e con il controverso e mai scientificamente accertato contributo dello Spirito Santo ha fatto una roba di difficile interpretazione nel seno della Vergine, o quanto meno incensurata, Maria e si è fatto uomo, ma anche donna, bambino, animale, vegetale, minerale, marziano, nome, coso e città.

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato? Morì, o è emigrato in un paradiso fiscale senza lasciare tracce della propria scomparsa? Fu sepolto o si tratta di un complotto dei templari? Corre voce che il terzo giorno sia risuscitato, con tutte le cautele del caso, secondo le Scritture, senza con ciò voler far torto al Corano, alle Upanishad, al Libro Tibetano dei Morti, ai Canti di Ossian e alle Pagine Gialle; fonti vicine al Vaticano lasciano intendere che sia salito al cielo e siederebbe alla destra del Padre se non temesse un eccesso di strumentalizzazioni politiche. Di nuovo, se si accetta il presupposto che sia effettivamente già venuto, verrà nella gloria, ma senza rinunciare alla sobrietà imposta dai tempi, per giudicare i vivi e i morti, no, per ammonire i vivi e i morti, no, per tirare le orecchie ai vivi e ai morti, no, per comprendere e giustificare i vivi e i morti, anzi, per esprimere i sensi della propria stima ai vivi e ai morti, tanto più che non è del tutto chiaro chi sia vivo e chi sia morto, trattandosi di etichette che non possono annullare le infinite sfaccettature del cuore umano. La sua presidenza non avrà fine fatta salva la naturale scadenza del mandato.

Presumo che si possa postulare uno Spirito Santo, o anche solo Beato, anzi Stimabile, noto anche come Signore che dà la vita e altresì, ove necessario, la dolce morte; e procede dal Padre e dal Figlio, o solo dal Padre, o solo dal Figlio, anzi procede da solo, e il Padre e il Figlio procedono da lui mentre il Figlio procede dal Padre e il Padre procede dal Figlio in maniera tale da non scontentare nessuno e porre fine a un’inutile questione che da secoli tormenta l’unità dei cristiani, ma anche dei mussulmani, buddisti, induisti, scintoisti, interisti, precari e lgbt; con il Padre e il Figlio è tenuto in debita considerazione e menzionato sovente con termini anche elogiativi, e ha espresso delle opinioni personali – non immuni da smentita – per mezzo di portavoce e uffici stampa non pienamente allineati alle sue posizioni. Sono disposto a tollerare la Chiesa, una e molteplice, santa e dannata, cattolica e protestante, apostolica e rivoluzionaria. Consiglio ai più piccini una salutare abluzione per il condono delle violazioni alla carta dei diritti dell’uomo e del cittadino. Aspetto, ma senza volermi illudere, la risurrezione dei morti o il ritorno degli zombi e alcune forme di vita nel mondo – termine invero eccessivo: diciamo nel quartiere – che potrebbe decidersi a venire, ma senza alcun impegno e con chiare clausole di rescissione”.

Nella sua nuova versione martiniana il Credo assumerà la più moderna denominazione di Ritengo.

tratto da http://antoniogurrado.blogspot.it/

“Credere e conoscere”

Autore: Mangiarotti, Don Gabriele  Curatore: Saro, Luisella

Fonte: CulturaCattolica.it
venerdì 23 marzo 2012
Smettiamola di usare la Chiesa per fare i propri comodi (una volta si diceva «porci comodi», ma non sembra più politically correct). E smettiamola anche di usare porporati anziani, definiti «massime autorità spirituali del nostro tempo», perché in qualche modo (qualsiasi modo!) diano l’imprimatur alle proprie convinzioni, facendole così passare come le uniche accettabili, in linea coi tempi, rispettose dei desideri degli uomini e delle donne d’oggi (ma soprattutto degli omosessuali, che di questi tempi sembrano essere l’unica categoria di persone degne di attenzione e di rispetto).
Quando si affrontano questioni delicate, forse sarebbe auspicabile un po’ di precisione, una capacità di inquadrare i problemi, una esposizione non apodittica. Così si permetterebbe al lettore di farsi una idea propria. Ma evidentemente è proprio questo ciò che nel mondo dei mass-media oggi non si vuole affatto, perché la logica imperante è la logica del potere e l’obiettivo è l’omologazione. Chi dissente stia zitto: non ha diritti. E se osa fare presenti le proprie ragioni (il caso Freccero docet) può solo essere brutalmente attaccato, offeso e svergognato (fino a usare epiteti, come culattone – che da titolo onorifico diventa la massima espressione del disprezzo – efascista, offesa buona per tutte le stagioni).
Nell’articolo del Corriere della Sera che riporta il capitolo del dialogo tra il Card. Martini e l’on. Ignazio Marino a proposito della omosessualità (riducendo le questioni morali sui cosiddetti “temi etici sensibili” alla questione dei gay, delle loro convivenze, ecc…) si inizia con una affermazione che, quanto meno – per un cattolico – va discussa: «Mi sembra che l’ipotesi della possibilità di un distacco completo fra sessualità e procreazione porti a interrogarci anche su questo punto [la questione della omosessualità].»
In uno straordinario documento di Augusto Del Noce, egli affermava (citando un pensiero di Reich) che: «la concezione del desiderio sessuale inteso al servizio della procreazione è un mezzo di repressione della sessuologia conservatrice. È una concezione finalistica e dunque idealistica. Presuppone dei fini che devono essere necessariamente di origine sovrannaturale. Reintroduce un principio metafisico e perciò tradisce un pregiudizio religioso o mistico». Possiamo tradurre, in termini appena diversi: ci sono nella storia, come costanti, due strutture tipiche in eterno conflitto: la morale, che in ultima analisi suppone un fondamento metafisico- trascendente, anzi soprannaturale; la libertina, che, negati questi fondamenti, deve vedere la piena esplicazione della vita nella «felicità sessuale», posta come fine a se stessa, e quindi liberata dall’idea di riproduzione».
Qui sta tutta la questione, e una seria riflessione deve poter mostrare i corni della problematica.A seconda dell’orientamento scelto – e possiamo anche non entrare nel merito, lasciando alla libertà del singolo di esprimere la propria opzione – le conseguenze sono diverse. Allora chiediamo a chi, oltre che essere una delle «massime autorità spirituali del nostro tempo», è Cardinale di Santa Romana Chiesa, di aiutarci a capire – e non a dimenticare, o a contestare – il Magistero tradizionale.

Non si può pensare che la sessualità sia ciò che insegna da sempre la Chiesa, fedele alla Rivelazione, e nello stesso tempo sia ciò che pensa un certo mondo, che ritiene l’insegnamento cristiano un elemento negativo da superare. Non si può leggere nella Bibbia ciò che dice san Paolo sulle pratiche omosessuali e poi esprimere un giudizio differente sulla omosessualità, meglio, sul comportamento omosessuale. Orwell parlava di bis-pensiero: Gesù nel Vangelo dice che il nostro parlare sia «sì, sì e no, no». Abbiamo bisogno ancora di questa chiarezza.

Allora sarà utile un confronto, e stimiamo il Papa che, anche nelle questioni più controverse, riporta sempre ai fondamenti della dottrina che – e di questo siamo fermamente convinti – è capace di allargare la ragione, sostenendo l’uomo nelle sue scelte, perché possa vivere secondo la verità della propria natura.
A fronte di temi così delicati, spiace invece leggere, nelle risposte del Cardinale, tanti “mi sembra”, “io penso”, “non credo”, “non mi pare”: in quest’epoca di relativismo imperante non abbiamo bisogno di sentire opinioni, seppur autorevoli, ma di Pastori che guidano, sicuri, il loro popolo. Spiace, soprattutto, vedere l’interlocutore del Card. Martini che sembra approfittare della sua fatica, o debolezza. Sentite cosa scrive Armando Torno sulla genesi di quel testo: «Pagine nate lentamente e, negli ultimi tempi, costate un sacrificio particolare a sua eminenza. La voce è stata sovente sostituita dalla scrittura. Marino si recava dal cardinale e quel loro dialogo proseguiva a volte con gli strumenti tecnologici, che Martini conosce benissimo. Non vanno esclusi sguardi, silenzi, pause di riflessione». Spiace perché sembra di assistere a una forzatura. Là dove il parlare si ferma, perché avrebbe bisogno di tempo, chiarimenti, approfondimenti, silenzio, ecco che l’incalzare della domanda e della definizione costringe a semplificazioni e riduzioni che mortificano il pensiero.

Ad altri, e a chi di dovere, ulteriori precisazioni; quello che ferisce è che, in questi tempi, sembra che l’unico problema interessante per gli uomini sia la distruzione della famiglia, come fondamento della società. Se chi scrive sui quotidiani e sui periodici che “contano” non ha altro di meglio che parlare dei tabù della Chiesa per informare i propri lettori, si chieda se non è preda di altri e ben più terribili tabù: quelli sul rispetto della verità, della serietà del confronto, dell’informare senza manipolare!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...