Fede e matrimonio omosessuale, una sfida per la Chiesa

“Una Chiesa che cerca soprattutto di essere  attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi forze di amore, di riconciliazione apparse in questa figura e che sempre vengono dalla presenza di Gesù Cristo. In questo senso la Chiesa non cerca la propria attrattività, ma deve essere trasparente per Gesù Cristo. E nella misura nella quale non sta per se stessa, come corpo forte e potente nel mondo, che vuole avere il suo potere, ma si fa semplicemente voce di un Altro, diventa realmente trasparenza per la grande figura di Cristo e le grandi verità che ha portato nell’umanità, la forza dell’amore; allora in questo momento si ascolta e si accetta la Chiesa. Essa non dovrebbe considerare se stessa ma aiutare a considerare l’Altro, ed essa stessa vedere e parlare dell’Altro e per l’Altro” 

Benedetto XVI, Intervista rilasciata sull’aereo diretto nel Regno Unito, 16 settembre 2010.

Leggo Raoul Bova, “cattolico, battezzato, e sposato in chiesa”; crede “nei principi che mi sono stati trasmessi dalla religione”. Ma pensa “anche che la chiesa abbia condizionato troppo la società civile”. Neanche a dirlo, soprattutto per le “anacronistiche restrizioni dei diritti alle coppie gay”. Leggo Raoul Bova e sento lo stesso, triste, conformismo della maggioranza, come se un’intera generazione si fosse inabissata in un fiume di menzogne senza rendersene conto. E la menzogna madre è quella che riguarda i “principi trasmessi dalla religione cattolica”. Tutta la campagna volta a dare agli omosessuali matrimonio e prole martella su un solo punto: l’omofobia della Chiesa Cattolica. Ricordate il caso dell’on. Buttiglione? Non vi è articolo, intervista, film che, nel fondo, non ripeta lo stesso ritornello: la Chiesa emargina, non accetta e discrimina i gay. Le panzane di Lucia Annunziata in occasione del funerale di Lucio Dalla sono emblematiche, sicuramente perverse e studiate, ma, insieme all’intervista di Bova, ci sbattono in faccia un problema. Occorre riconoscere che vi è un difetto sostanziale nella comunicazione della Chiesa. Essa ha perduto il carattere di annuncio per infilarsi nel magma della comunicazione mondana. Tra il Papa e il mondo vi è come un vuoto abissale: il suo Magistero fermo e veritiero non è percepito se non come un blocco di dogmi anacronistici. Vi certo è nel mondo il suo “principe” che, ad arte, si diletta a mistificare, a sbianchettare qua e là, ma vi è qualcosa di più, e riguarda tutti noi. La Verità è sempre una Buona Notizia, come può accadere che essa venga recepita sempre e solo come fondamentalismo discriminante? E’ quasi assente oggi sulla scena della storia un corpo che incarni e viva ciò che la testa annuncia. E così, alle orecchie del mondo, le parole del Papa si risolvono in elucubrazioni dotte di una testa senza gambe. Scarseggiano gli apostoli, i testimoni che mostrino al mondo la bellezza della Verità, sulla famiglia, sulla vita, sulla sessualità. Lo stesso Bova, nella medesima intervista, mostra di nutrire dei dubbi sull’adozione dei figli da parte delle coppie gay, pur facendosi testimonial dei loro diritti. Regna la confusione, e la Chiesa sembra non sapere come avventurarsi sulle strade del mondo per annunciare la fede, lasciando campo libero alle menzogne urlate per strada e bombardate dai media.
Non si tratta di competere, di cercare più visibilità. Si tratta di fede. “Giunto ormai al termine della sua vita, l’apostolo Paolo chiede al discepolo Timoteo di “cercare la fede” con la stessa costanza di quando era ragazzo. Sentiamo questo invito rivolto a ciascuno di noi, perché nessuno diventi pigro nella fede. Essa è compagna di vita che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi. Intenta a cogliere i segni dei tempi nell’oggi della storia, la fede impegna ognuno di noi a diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo. Ciò di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno è la testimonianza credibile di quanti, illuminati nella mente e nel cuore dalla Parola del Signore, sono capaci di aprire il cuore e la mente di tanti al desiderio di Dio e della vita vera, quella che non ha fine” (Benedetto XVI, Porta fidei). La Chiesa è chiamata, oggi come sempre, ad aprire l’orizzonte sulla “vita vera”, dalla quale e nella quale si può vivere un matrimonio vero, che è, per ogni uomo, anche per chi ha tendenze omosessuali, una buona notizia di libertà. Il demonio ha nascosto agli uomini di questa generazione la bellezza e l’autenticità, la pienezza e la gioia di una amore realmente aperto alla vita, facendo del sesso un giocattolo da maneggiare senza alcuna cura. Il demonio ha nascosto la Verità perchè ha chiuso il Cielo, la dimensione eterna che segna la vita sulla terra. Così la malattia non ha più alcun senso, la stessa gravidanza deve essere medicalizzata e trattata come una infermità cui sottoporsi se proprio si desidera un figlio. Il demonio ha nascosto la verità sul peccato inducendo a cancellarne ogni conseguenza: così anche le mestruazioni sono viste oggi come un dolore da dover eliminare con una pasticca, esattamente come un embrione, come un malato terminale, come un anziano.
A questo mondo avvolto nelle tenebre è inviata la Chiesa. Non si tratta di escogitare nuove formule magiche, come non è questione di occupare gli spazi che il mondo riserva ai cristiani alle sue durissime condizioni. Solo la fede vince il mondo! E la fede si riceve e si impara in un serio cammino di conversione. In una comunità dove essa maturi e si faccia adulta, e offra al mondo i segni capaci di testimoniarla autentica, bella, gioiosa. I segni di una fede adulta che si traduce in matrimoni santi, in perdono mutuo, in apertura alla vita, in un corpo che dia alla testa, alle parole del Vicario di Cristo, gambe per raggiungere ogni uomo, e un seno dove accoglierlo senza giudizio e moralismo. Un corpo che prenda su di sé il rifiuto e la persecuzione, non solo per aver detto la verità, ma anche per averla mostrata nel crogiolo della Croce. Un corpo che non lotti con le creature di sangue e di carne, nello stile sguaiato del mondo, ma che lotti sino al sangue se necessario contro il principe di questo mondo. Un corpo che ami e accolga con amore ogni piccolo, povero, peccatore, per condurlo alla pienezza della Verità. Un corpo che dia libertà all’azione dello Spirito Santo, osando, rischiando e aprendosi alle sue ispirazioni, senza cedere alle tentazioni di coniugare mondanamente la fede. “Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signore di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli. I credenti, attesta sant’Agostino, “si fortificano credendo”… Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio”.
Antonello Iapicca Pbro
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