Problemi dei preti a convegno per discutere di pedofilia. Di Giuliano Ferrara

Oggi alla Gregoriana Charles Scicluna, autorevole prelato della Congregazione per la dottrina della fede, e Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, animano un convegno internazionale di rilevante importanza per la chiesa ma non solo per la chiesa: il tema discusso è la pedofilia nel clero, con tutto il carico delle omissioni rispetto alla legge, delle regole omertose e delle reticenze verso le vittime e la società che sono abitualmente rimproverate alla chiesa cattolica, al suo clero basso e alto.
Che fare? Ci penseranno loro. Sotto impulso di Benedetto XVI la chiesa cattolica ha deciso di abbattere ogni muraglia difensiva tradizionale, e si è messa in stato di penitenza e di espiazione, attraverso la preghiera, una nuova considerazione per le vittime del fenomeno degli abusi del clero, nuove regole e una severità esemplare verso vescovi e altri pastori a vario titolo coinvolti nel processo di occultamento o anche solo di gestione separata delle responsabilità accertate.

La campagna sulle responsabilità ecclesiali 
nei casi di abuso dei minori è stata radicale, quasi fanatica a tratti: è stata tirata in ballo una presunta finale responsabilità penale del Papa (Stati Uniti), sono stati attaccati pesantemente interi segmenti di conferenze episcopali (Irlanda), fino alla violazione delle tombe di grandi pastori del passato alla ricerca di presunti documenti sottratti alla giustizia (in Belgio) durante un sequestro giudiziario di una intera sezione dell’episcopato, e non si contano le cause civili per danni, i risarcimenti, le polemiche con primi ministri e commissioni governative incaricate di tutelare l’onore delle loro nazioni denunciando il malfatto delle chiese locali. Per non parlare del fronte interno alla chiesa, che naturalmente ha preso di petto il celibato dei sacerdoti, obiettivo polemico inteso come battistrada per le ansie di riforma postconciliare nel senso dell’adesione della chiesa alla modernità, alla democrazia, all’eguaglianza e alla pari opportunità tra uomo e donna. Non è invidiabile il compito che pesa sulle spalle dei convegnisti.

Un laico amico dello spazio pubblico libero delle religioni, un laico che non sia sordo ai criteri culturali della tradizione cattolica, un laico preoccupato di una versione totalitaria del liberalismo sfigurata dalla correttezza politica e ideologica e culturale, un laico interessato a difendere la diversità dei soggetti di una società aperta contro la trasformazione della secolarizzazione in ideologia e nuova religione cogente per tutti, un tipo così come io penso di essere ha poche cose da dire, molto da ascoltare.
Tra le poche cose, questa è quella essenziale. Diffidate, reverendi padri, di quanto sembra acclarato, consolidato e certo al di là di ogni dubbio nel sistema dei media e nel mainstream culturale occidentale. La sentenza che vi concerne è questa: siete un corpo monosessuale e generate patologie bestiali in forza di questa condizione, siete una forza terrena e socialmente attiva che agisce in modo separato ed abusivo rispetto allo stato di diritto, volete mantenere un potere castale incompatibile con la democrazia, la giustizia, la stessa pietà, e l’accusa delle vittime e dei gruppi di advocacy che le sostengono riguarda direttamente la vostra libertà di essere come siete nella cura d’anime, nell’attività apostolica, nell’adempimento della vostra missione superata dal progresso della scienza e delle idee. Non si può essere nel mondo senza essere del mondo. La difesa dell’infanzia o dell’adolescenza è il tribunale che emette la condanna. Diffidate.

Nel 1951 William F. Buckley scrisse un pamphlet intitolato “Dio e l’uomo a Yale”, una riflessione sulla sua epoca di studente nella massima cattedrale del sapere umanistico e scientifico, una Gregoriana dell’Ivy League. Diceva Bukley che ogni vero rispetto dell’individuo era bandito dalla classe accademica e dal suo conformismo, e che la libertà religiosa era sostituita da un insegnamento costruito per trasformare in ideologia e cultura corrente coatta la libera coscienza dei singoli. Giusto venerdì scorso, in tema di sessualità e moderna caccia alle streghe, Peter Berkowitz, professore di legge e pubblicista conservatore di ingegno, protestava sul giornale liberale di Wall Street contro la pretesa dell’Università di Yale di calunniare un quarterback del football americano in materia di molestie sessuali senza che un giusto processo, una accusa accettabile e non anonima, lo abbiano mai riguardato, sostituendo la diceria alla giustizia e ammazzando l’onore e la pietà dovuti in ogni caso alla persona.
Diffidate, reverendi padri, di un mondo che vi guarda e vi giudica, che guarda e giudica i vostri preti e la vostra storia, dall’alto di pregiudizi che ormai fanno corpo con le idee ricevute e lo sciocchezzaio della mentalità corrente. Fate quel che ritenete giusto, ma non dimenticate questo dettaglio: anche nel mondo laico c’è chi pensa che qualcosa di serio non funziona nel modo di trattare libertà, persona, sesso, amore e priorità etiche nei tribunali della coscienza che dettano legge nel mondo occidentale.

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